27 Agosto 2015

Infrastrutture, prove virtuali di risveglio dopo il lungo sonno della Sicilia

Infrastrutture, prove virtuali di risveglio dopo il lungo sonno della Sicilia

il governo nazionale vuole colmare un deficit lungo trent’ anni, ma i numeri dicono che non sarà facile
PALERMO – Contratto di programma 2015 tra Anas e ministero delle Infrastrutture con 42 interventi per 127,4 milioni di euro in Sicilia; apertura dei cantieri per l’ alta velocità light tra Palermo e Catania a ottobre con 830 milioni già stanziati (serviranno 8,9 miliardi per l’ interno progetto) e probabile avvio della prima tratta Bicocca-Raddusa nel 2020: intesa sul contratto di servizio biennale tra Regione e Fs, con circa 190 milioni di euro di investimento per potenziare il trasporto ferroviario. È questo il tris di assi di recupero infrastrutturale, assieme al capitolo depurazione diventa un poker, che il governo nazionale, anche grazie allo Sblocca Italia, ha messo sul tavolo in queste ultime settimane per avviare un parziale recupero del deficit infrastrutturale isolano. Una corsa per colmare un’ evidente divario in vista dell’ aggancio per inter connessione e interoperabilità al sistema dei Corridoi Transeuropei Ten T che vedrà in Sicilia il corridoio Scandinavia -Mediterraneo. L’ indice di dotazione infrastrutturale per regione (si legga tabella) inquadra tutti i buchi infrastrutturali dell’ Isola, registrando risultati inferiori alla media nazionale per strade, rete ferroviaria e aeroporti. Persino la dotazione portuale, pur essendo più elevata della media nazionale, resta comunque inferiore ad altre realtà settentrionali. Complessivamente il dato isolano, re Altre strade di in teresse nazionale 11,2 2,52 3,14 10,61 5,36 78,9 39,89 38,55 57,53 41,42 2,1 2,05 1,47 1,71 1,81 lativo a tutti i campi presi in considerazione, risulta di 16 punti inferiore all’ indice italiano di riferimento e di poco superiore a quello meridionale. Nell’ ultimo quinquennio analizzato, inoltre, c’ è stato un passo indietro ulteriore di circa 2 punti. Un dato che si riflette anche nelle infrastrutture economiche (appena 85 per l’ Isola contro l’ indice nazionale di 100) e sociali (82). L’ indice di dotazione infrastrutturale, realizzato dall’ Istituto Gugliemo Tagliacarne, non prende in considerazione i dati in valore assoluto perché “ai fini della determinazione degli indici – si legge in una nota in apertura allo studio – è stata considerata la dotazione infrastrutturale sia sotto il profilo quantitativo (lunghezza rete stradale/ferroviaria, estensione piste aeroportuali, ecc.) che qualitativo (presenza autostrade a tre corsie, numero di accessi, livello di automazione, ecc.)” e quindi gli indici di tipo quali quantitativo sono stati poi rapportati alla domanda potenziale (superficie, popolazione e occupati)”. Del resto i dati quantitativi isolani, almeno in termini di autostrade, non sono poi così pessimi. Consideriamo che secondo i numeri elaborati dall’ Istat, la Lombardia avrebbe una estensione delle rete autostradale non Linee a binario semplice 622 2.123 700 2.052 Linee a binario doppio 178 3.756 2.002 1.738 578 1.594 745 1.963 adeguata in rapporto al numero di mezzi circolanti (1,03 chilometri per 10mila autovetture), mentre la Sicilia (2,08) sarebbe addirittura tra le tre regioni meridionali a salvarsi assieme ad Abruzzo (4,16 km per 10 mila autovetture) e Calabria (2,44). Un dato migliore della media nazionale (1,8), che tuttavia non rende giustizia allo stato di salute effettivo delle autostrade isolane. Nell’ ultima rilevazione (2013) è addirittura cresciuto di pochissimo. È stato il Codacons, alla fine di luglio, a denunciare le pessime condizioni delle autostrade siciliane con un esposto alla Procura della Repubblica. E non soltanto per il crollo del viadotto Himera, ma anche per le condizioni generali delle altre autostrade come “la Siracusa -Gela, la Catania -Messina e la Palermo -Messina”. Nel mirino dell’ associazione dei consumatori l’ assenza di manutenzione e di una precisa messa in sicurezza. Inevitabile il riferimento, e non è la prima volta, al Consorzio per le autostrade siciliane che, a differenza della A19 gestita direttamente dall’ Anas, ha in concessione le altre autostrade oggetto dell’ esposto. Qualche settimana dopo anche Faib (federazione autonoma italiana benzinai), Fegica cisl (federazione italiana gestione carburanti e affini) e Anisa (associazione nazionale imprese servizi autostradali) hanno denunciato, tramite una doppia nota rivolta ad Anas e Cas, l’ abbandono e il degrado della sistema autostradale nel Sud Italia, facendo in particolare riferimento alla Salerno -Reggio Calabria e alla rete siciliana. Sul fronte ferroviario, invece, le differenze con le altre regioni nazionali sono quantitative e qualitative. I ritardi dell’ Isola non spiccano soltanto per l’ assenza dell’ alta velocità/alta capacità, presente in Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Piemonte, Lombardia e Toscana, per una lunghezza complessiva di 1,350 km e una media nazionale del 5,6%, ma anche per la quota di linea a binario doppio elettrificato sul totale della rete. Avere un servizio ferroviario migliore – l’ Ispra ricorda che le linee della rete Av/Ac (circa 1.000 km) consentono il 60/70% di emissioni in meno di gas serra per passeggero rispetto al trasporto stradale ed aereo – non garantisce soltanto migliori spostamenti, ma assicura anche un maggiore rispetto dell’ ambiente.
antonio casa

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