21 Agosto 2015

Il greggio scende, il pieno no

Il greggio scende, il pieno no

STEFANO RE nnnIl petrolio scende sempre di più. All’ inizio dell’ anno il greggio Wti (West Texas Intermediate), ovvero lo standard usato per le quotazioni internazionali, era scambiato a 52,8 dollari a barile; ieri è sceso verso la soglia psicologica dei 40 dollari, il minimo dal 2009. A questo vero e proprio crollo (-24%) non corrisponde però un’ adeguata discesa del prezzo della benzina alla pompa, che rispetto all’ inizio dell’ anno ha subito una limatura del 3,8%, scendendo da 1,506 euro al litro agli attuali 1,563 euro: appena 5,7 centesimi in meno. Insomma, siamo alle solite: anche quando il prezzo del greggio va giù veloce, per gli automobilisti non cambia nulla. Un prezzo della benzina alto conviene sia al fisco sia alle compagnie petrolifere. Niente di strano, dunque, che se esso non scende anche quando le quotazioni del greggio calano, gli unici a porsi il problema siano automobilisti e consumatori: Stato e petrolieri hanno tutto da guadagnarci. Succede così che il Wti lunedì abbia chiuso le contrattazioni a quota 41,87 dollari, cioè a un livello quasi identico a quello del gennaio 2009, quando quotava 41,74 dollari. A essere diverso, tra le due date, è il prezzo della benzina verde alla pompa: all’ epoca era di 1,136 euro, mentre lunedì scorso, secondo le rilevazioni settimanali del ministero per lo Sviluppo Economico, come visto era di 1,563 euro. Più alto, cioè, del 38% rispetto ad allora. Gran parte della colpa è proprio dei rincari fiscali intervenuti nel frattempo. Dal 2009 a oggi è aumentata l’ Iva: allora pesava sul prezzo alla pompa per 0,189 euro, oggi lo fa per 0,282 euro. Idem per l’ accisa: nel gennaio del 2009 gravava per 0,564 euro su ogni litro di benzina acquistato dagli automobilisti, oggi lo fa per 0,728 euro. A conti fatti, dunque, la quota che incassa lo Stato è salita da 0,753 euro a 1,010 euro: vuol dire che, su un pieno da 50 litri, oggi lo Stato guadagna 50,5 euro, cioè 12,85 euro più di allora. Questo non spiega però tutta la differenza: depurato delle tasse, il prezzo della benzina era di 0,383 euro allora ed è di 0,553 euro oggi. Diciassette centesimi al litro, non tutti giustificabili con l’ aumento dei costi di raffinazione o con le oscillazioni del cambio euro-dollaro, che hanno un impatto minimo. Così le associazioni dei consumatori hanno deciso di intervenire. Il Codacons ha appena annunciato una denuncia alla Procura di Roma e all’ Antitrust. Il timore, sostiene il presidente dell’ associazione, Carlo Rienzi, è infatti che «siano in atto manovre speculative tese a lucrare sulle spalle dei cittadini che nei giorni di vacanza estiva si spostano per l’ Italia in automobile». Da Federconsumatori, intanto, calcolano il ricarico non giustificato sulla benzina «in circa 9 centesimi in più per ogni litro di benzina, con un costo per gli automobilisti di circa 108 euro annui per costi diretti e di 87 euro per costi indiretti», cioè sotto forma di maggiori costi di trasporto merci. Misteri italiani Dall’ inizio dell’ anno l’ oro nero è calato del 24%, mentre il carburante ha subito una limatura del 3,8%Il greggio scende, il pieno no.
 

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