Rassegna stampa del 20 agosto 2015
Rassegna stampa del 20 agosto 2015
LEGGO
Buoni pasto, addio alla spesa con i ticket. Codacons: “Una violazione della libertà”
Fare la spesa del sabato al supermercato con i buoni pasto accumulati in settimana potrebbe diventare un ricordo, questo come conseguenza dell’applicazione delle novità previste dalla Legge di Stabilità entrata in vigore il 1 luglio che ha introdotto agevolazioni per i ticket elettronici. La nuova legge spinge le aziende ad adottare i ticket elettronici a fronte dei tradizionali cartacei, stabilendo una esenzione fiscale e contributiva fino a 7 euro, mentre la soglia per i buoni cartacei rimane ferma a 5,29 euro. Il ticket elettronico dovrà essere utilizzato in maniera non cumulativa, quindi sarà impossibile usarne più di uno al giorno. La normativa, in realtà, era già in vigore per i buoni cartacei, ma è sempre stato difficile controllarne l’effettiva applicazione, cosa più semplice con il passaggio a quelli elettronici. Il Codacons annuncia battaglia con una possibile class action contro le novità introdotte in tema di buoni pasto, il cui utilizzo non sarà possibile al supermercato o in modo cumulativo. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini. Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore – ricorda il Codacons – che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». Il Codacons si dice quindi pronto a presentare ricorso contro le modifiche normative e fiscali in tema di buoni pasto e sta valutando la fattibilità della class action a tutela dei lavoratori, cui è già possibile fornire una preadesione inviando una mail all’associazione.
lasicilia.it, 20/08/2015 19:46
Buoni pasto: non si potranno cumulare
Secondo la legge di Stabilità 2015 entrata in vigore l’ 1 luglio non è più possibile fare la spesa al supermercato utilizzando contemporaneamente più buoni pasto elettronici, forniti dal datore di lavoro. La recente riforma dei ticket restaurant consegna nelle mani dei lavaratori fino a un massimo di 7 euro al giorno che non saranno utilizzabili oltre tale soglia e non spendibili nelle giornate non lavorative. Nello specifico, ecco le novità per il consumatore: LA DIGITALIZZAZIONE: Con il ticket elettronico si agevoleranno i controlli, ma i negozi e i supermercati saranno costretti a rifiutare l’ utilizzo di buoni pasto superiori a 7 euro al giorno e qualora il prezzo del pasto superasse quello del buono andrà saldato in contanti. I LIMITI: L’ uso dei ticket può avvenire solo durantre la giornata lavorativa e i beneficiari non possono essere soggetti diversi dei lavoratori, il buono quindi non potrà essere ceduto, venduto o convertito in denaro. E soprattutto non può essere cumulato, dovendo essere utilizzato per il suo intero valore. Il datore di lavoro dovrà distribuire un numero di tagliandi non superiore alla giornate lavorative: l’ esenzione non opera in caso di assenza per ferie, malattia o o quando il vitto viene offerto tramiote mensa o, convenzione con esercizi pubblici. Il Codacons annuncia battaglia con una possibile class action contro le novità introdotte in tema di buoni pasto, il cui utilizzo non sarà possibile al supermercato o in modo cumulativo. “Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini. Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore – ricorda il Codacons – che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo”. Il Codacons si dice quindi pronto a presentare ricorso contro le modifiche normative e fiscali in tema di buoni pasto e sta valutando la fattibilità della class action a tutela dei lavoratori, cui è già possibile fornire una preadesione inviando una mail all’ associazione. COPYRIGHT LASICILIA.IT © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Rai News, 20/08/2015 18:08
effetti della detassazione dei ticket elettronici.
Rivoluzione buoni pasto. Veramente non si potranno più usare per la spesa?
cambia il livello di esenzione della tassazione dei ticket con effetti contraddittori: il lavoratore avrà a disposizione un buono pasto più “ricco” (fino a 7 euro per quello elettronico), ma con vincoli di utilizzo: non cumulabili. inoltre sarà più facile tracciarli e dunque sanzionare eventuali irregolarità.
La risposta non è facile. Bisognerà vedere i regolamenti e soprattutto i comportamenti di datori di lavoro e gestori. Perché, sia chiaro, l’ accumulo di buoni pasto è sempre stato illegittimo anche finora è stato semrpe tollerato. Da quando sono sbarcati nel nostro Paese, verso la metà degli anni Settanta, infatti, i buoni pasto hanno rappresentato una boccata d’ ossigeno per il portafogli dei lavoratori dipendenti e un mezzo per salvaguardare il potere d’ acquisto di intere famiglie. Con la crisi, poi, si sono trasformati in un vero “tesoretto” per almento 2,3 milioni di persone (tanti gli italiani che usufruiscono dei buoni pasto aziendali) e vengono impiegati nel 70% dei casi come moneta parallela per la spesa del weekend. La convenienza per il datore di lavoro è data dal fatto che, essendo un rimborso spese, non è assogettato a prelievo fiscale e contributivo. Se diventa un elemento di retirbuzione allora non pagarci sopra anche gli oneri equivale ad evasione fiscale. Dal 1° luglio, da quando per effetto della Legge di Stabilità è stato modificato il Testo Unico sulle imposte sui redditi del 1986, è cambiato il regime fiscale anche dei buoni pasto. E’ stato infatti introdotto un nuovo livello di esenzione dalla tassazione per i ticket elettronici, che ha significato un aumento fino a 7 euro del valore dei buoni digitali, mentre per quelli cartacei il tetto di esenzione è rimasto invariato (fermo a 5,29 euro). La legislazione italiana si è allineata così alle linee guida europee e contemporaneamente spinge il mercato dei ticket verso le carte elettroniche. Ma l’ incentivo all’ uso del ticket elettronico permette di aumentarne la tracciabilità e, secondo le associazioni dei consumatori, impedirà l’ accumulazione dei buoni. In base alla normativa vigente, i ticket (cartacei e non) non sono cedibili ad altri, convertibili in denaro e soprattutto non sono cumulabili . Pratica, quest’ ultima, invece diffusissima tra i consumatori che li spendono tutti in una volta nei supermercati. Con l’ arrivo dei ticket digitali, più facilmente tracciabili, per il commercialista Nicola Forte “i datori di lavoro sono in grado di effettuare maggiori controlli: in questo modo dovrebbero tassare l’ eventuale quota di utilizzo giornaliero che eccede il limite di 7 euro oppure un utilizzo del buono non appropriato (come appunto l’ utilizzo per fare la spesa). Ciò esporrà i datori di lavoro ad una’ azione di verifica più incisiva da parte del Fisco. Anche l’ agenzia delle Entrate – conclude Forte – potrà controllare i datori di lavoro ed erogare eventuali sanzioni qualora emergesse un utilizzo non appropriato “. I clienti dovranno così dire addio alla spesa con i buoni pasto? “Finora i controlli con i ticket cartacei sono stati complicati e dunque praticamente nulli: a giovarne sono stati per primi i consumatori che, in tempi di crisi, sono riusciti ad accrescere il proprio potere d’ acquisto, poi le catene alimentari che hanno visto comunque lievitare la propria clientela” spiega Mauro Antonelli del Codacons. Il governo dovrebbe dunque “liberalizzare” questa pratica : “Ormai sono diventati un sostegno insostituibile per le famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, un apporto fondamentale al reddito” spiega ancora Antonelli “Se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad usare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo., tanto più che con 7 euro ti prendi a malapena un panino e una bibita ” ha concluso. Per Gregorio Fogliani, presidente di Qui Group!, multinazionale italiana dei buoni pasto, si tratta di paure legate alle classiche resistenze all’ innovazione. La nuova tecnologia digitale porta solo vantaggi: ” Non cambierà niente rispetto a prima . Per me l’ uso del ticket elettronico è solo una grande opportunità: attualmente, con una media di 5,29 euro per 200 giorni di lavoro il dipendente ha un valore annuo di 1.000 euro circa. Con l’ aumento del valore dei buoni a 7 euro si troverà 400 euro l’ anno in più in tasca senza pagare oneri. E anche le aziende, non pagando tasse su questo, saranno incentivata a dare un ticket in più perché oggi con 5 euro di valore non si può davvero più mangiare. Terza cosa: incrementerà i consumi: non scordiamoci che con la crisi, i retail, i bar e i ristoranti, hanno vissuto un calo del 30, 40% sugli incassi negli ultimi due anni”. Per quanto riguarda le aziende poi, ne trarrà vantaggio la semplificazione amministrativa: ad esempio diminuiranno notevolmente gli errori nei conteggi e nelle fatture. Inoltre si ridurrà il pericolo di frode e falso: oggi i buoni cartacei vengono spesso contraffatti, rubati e a volte addirittura persi”.
Msn, 20/08/2015 17:50
Buoni pasto, ora non si possono più accumulare
È davvero finita l’ era dei buoni pasto al supermercato? Secondo i consumatori sì. In realtà da luglio è cambiato il regime fiscale applicato ai ticket che molte aziende consegnano ai propri dipendenti come servizio sostitutivo della mensa, attraverso un incentivo per quelli elettronici.In questo modo diventa più facile controllare la spesa e tracciarla, mentre il lavoratore non potrà più accumulare buoni per spenderli tutti insieme: sarà costretto a usarne non più di uno al giorno solo nei giorni lavorativi (o festivi per chi è di turno) come previsto dalla legge.L’ associazione dei consumatori Codacons, però, è già pronta a lanciare una class action. Di seguito tutte le novità .Per effetto dell’ ultima legge di stabilità , da luglio è cambiato il regime fiscale applicato ai buoni. Il valore esentasse di quelli elettronici è salito da 5,29 a 7 euro, mentre per quelli cartacei il tetto di esenzione è rimasto fermo a quota 5,29 euro. Un incentivo che spingerà sempre più aziende verso il digitale sotto forma di tessere elettroniche dotate di microchip. CRESCE IL NUMERO DI TICKET DIGITALI. Secondo i calcoli di Edenred Italia, rispetto all’ anno scorso i volumi delle transazioni effettuate con le carte elettroniche sono balzati dell’85% e si stima che entro il 2018 i buoni pasto digitali diventeranno la metà di quelli in circolazione.Sì può continuare a fare la spesa al supermercato o pagare pasti in bar e pizzerie coi buoni digitali, con gli stessi limiti di quelli cartacei. In teoria, secondo la legge, si può utilizzare un solo ticket al giorno, regola spesso disattesa e con scarsi controlli per quelli cartacei. Ora si potrà usare un solo ticket, saldando l’ eventuale maggior costo degli acquisti in contanti. I BUONI ELETTRONICI SONO TRACCIABILI. Con i buoni elettronici, sarà impossibile sgarrare perché sono completamente tracciabili. Toccherà quindi dire addio ai ticket accumulati in settimana e usati tutti insieme durante la spesa del weekend. Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si tratta di «una grave violazione della libertà dei cittadini. Se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore a utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». Ma secondo Adiconsum gli svantaggi dei buoni pasto digitali sono altri: i consumatori, almeno all’inizio, potrebbero scontrarsi con l’inadeguatezza ad accettarli da parte degli esercizi commerciali in Italia (per esempio la Ticket restaurant smart è diffusa solo nel 23% degli esercizi convenzionati che accettano i buoni cartacei).Inoltre ogni società che emette buoni ha il suo lettore Pos, quindi ogni esercizio commerciale dovrebbe avere almeno sei diversi lettori di card. La creazione di un Pos unico per tutti gli operatori presenti sul mercato risolverebbe questo problema. COMMISSIONI ALTE IN ITALIA. Infine c’ è da risolvere la grana delle commissioni, che per gli esercenti italiani arrivano al 18% contro il 3% della Francia. Se lo scopo del legislatore è allineare il valore dei ticket alla media europea, i costi dei buoni per gli esercizi commerciali dovrebbero essere minori.
Lettera 43, 20/08/2015 16:26
Buoni pasto, ora non si possono più accumulare
incentivi per quelli elettronici. utilizzabile un solo ticket al giorno. il codacons insorge.
È davvero finita l’ era dei buoni pasto al supermercato? Secondo i consumatori sì. In realtà da luglio è cambiato il regime fiscale applicato ai ticket che molte aziende consegnano ai propri dipendenti come servizio sostitutivo della mensa, attraverso un incentivo per quelli elettronici. In questo modo diventa più facile controllare la spesa e tracciarla, mentre il lavoratore non potrà più accumulare buoni per spenderli tutti insieme: sarà costretto a usarne non più di uno al giorno solo nei giorni lavorativi (o festivi per chi è di turno) come previsto dalla legge. L’ associazione dei consumatori Codacons, però, è già pronta a lanciare una class action. Di seguito tutte le novità. Incentivi per i buoni elettronici: valore esentasse da 5,29 a 7 euro Per effetto dell’ ultima legge di stabilità, da luglio è cambiato il regime fiscale applicato ai buoni. Il valore esentasse di quelli elettronici è salito da 5,29 a 7 euro, mentre per quelli cartacei il tetto di esenzione è rimasto fermo a quota 5,29 euro. Un incentivo che spingerà sempre più aziende verso il digitale sotto forma di tessere elettroniche dotate di microchip. CRESCE IL NUMERO DI TICKET DIGITALI. Secondo i calcoli di Edenred Italia, rispetto all’ anno scorso i volumi delle transazioni effettuate con le carte elettroniche sono balzati dell’ 85% e si stima che entro il 2018 i buoni pasto digitali diventeranno la metà di quelli in circolazione. I ticket non sono più accumulabili: se ne può usare solo uno al giorno Sì può continuare a fare la spesa al supermercato o pagare pasti in bar e pizzerie coi buoni digitali, con gli stessi limiti di quelli cartacei. In teoria, secondo la legge, si può utilizzare un solo ticket al giorno, regola spesso disattesa e con scarsi controlli per quelli cartacei. Ora si potrà usare un solo ticket, saldando l’ eventuale maggior costo degli acquisti in contanti. I BUONI ELETTRONICI SONO TRACCIABILI. Con i buoni elettronici, sarà impossibile sgarrare perché sono completamente tracciabili. Toccherà quindi dire addio ai ticket accumulati in settimana e usati tutti insieme durante la spesa del weekend. L’ alt dei consumatori: «Grave violazione della libertà dei cittadini» Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, si tratta di «una grave violazione della libertà dei cittadini. Se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore a utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». Gli svantaggi: manca un Pos unico e le commissioni sono troppo alte Ma secondo Adiconsum gli svantaggi dei buoni pasto digitali sono altri: i consumatori, almeno all’ inizio, potrebbero scontrarsi con l’ inadeguatezza ad accettarli da parte degli esercizi commerciali in Italia (per esempio la Ticket restaurant smart è diffusa solo nel 23% degli esercizi convenzionati che accettano i buoni cartacei). Inoltre ogni società che emette buoni ha il suo lettore Pos, quindi ogni esercizio commerciale dovrebbe avere almeno sei diversi lettori di card. La creazione di un Pos unico per tutti gli operatori presenti sul mercato risolverebbe questo problema. COMMISSIONI ALTE IN ITALIA. Infine c’ è da risolvere la grana delle commissioni, che per gli esercenti italiani arrivano al 18% contro il 3% della Francia. Se lo scopo del legislatore è allineare il valore dei ticket alla media europea, i costi dei buoni per gli esercizi commerciali dovrebbero essere minori.
ilgiornale.it, 20/08/2015 16:15
Buoni pasto, per la spesa non saranno più cumulabili
il codacons annuncia battaglia con una possibile class action contro le novità introdotte in tema di buoni pasto.
Il Codacons annuncia battaglia con una possibile class action contro le novità introdotte in tema di buoni pasto, il cui utilizzo non sarà possibile al supermercato o in modo cumulativo. “Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini. Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore – ricorda il Codacons – che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo”. Il Codacons si dice quindi pronto a presentare ricorso contro le modifiche normative e fiscali in tema di buoni pasto e sta valutando la fattibilità della class action a tutela dei lavoratori, cui è già possibile fornire una preadesione inviando una mail all’ associazione. E sul piede di guerra c’ è anche l’ Unione Nazionale Consumatori : “Chiediamo al Governo e al Parlamento di liberalizzare i buoni pasto, rendendoli cumulabili e permettendo al lavoratore di spenderli anche in un’ unica soluzione. Oramai sono diventati un sostegno insostituibile per le famiglie che non riescono più ad arrivare alla fine del mese, un apporto fondamentale al reddito”, ha dichiarato Massimiliano Dona, segretario dell’ Unione Nazionale Consumatori. Attualmente il buono pasto non è cumulabile, né cedibile, né convertibile in denaro. “È giusto che non sia cedibile o convertibile in denaro, ma deve essere reso cumulabile. Anche solo per il fatto che se un lavoratore decide un giorno di saltare un pasto ed il giorno dopo di spendere due buoni insieme, non si capisce perché non lo possa fare. Tanto più che con 7 euro ti prendi a malapena un panino ed una bibita” ha concluso Dona.
mario valenza
corriereadriatico.it, 20/08/2015 16:00
Buoni pasto, addio alla spesa con i ticket. Codacons “Violazione della libertà”
roma – fare la spesa del sabato al supermercato con i buoni pasto accumulati in settimana potrebbe diventare un ricordo, questo come conseguenza dell’ applicazione delle novità previste…
Buoni pasto, addio alla spesa con i ticket. Codacons “Violazione della libertà”
Corriere Comunicazioni, 20/08/2015 15:38
le nuove norme.
Buoni pasto elettronici già nel caos: i Pos non sono interoperabili
gli e-ticket rischiano di impantanarsi a causa della mancanza di un lettore “universale”. gli esercenti “obbligati” a dotarsi di device diversi: in quanti pronti a sostenere i costi?
Il buono pasto elettronico introduce una serie di vantaggi per le aziende, gli esercenti e i consumatori, ma crea anche qualche tensione rispetto alle possibilità e alle modalità di utilizzo. Che oggi, a un mese dell’ entrata in vigore della legge di stabilità che le ha introdotte, iniziano a venire alla luce. Il Pos unico per la lettura delle tessere magnetiche e la cumulabilità dei ticket elettronici sono in cima alla lista delle richiste di utenti e associazioni dei consumatori. I lettori dei buoni pasto elettronici infatti non sono al momento unificati: ogni azienda utilizza il proprio, e questo mette gli esercenti nella situazione di doversi dotare di molti lettori, e di pagare le spese per ognuno di questi. Per ovviare a questo problema alcune case hanno già deciso di accordarsi: è il caso di Qui Group , Sodexo Benefits & Rewards Services , e Day Ristoservice Group Up , che stanno lavorando a un lettore unico “multicard”. Tra le proteste delle ultime ore quelle di Giovanni Paglia , capogruppo di Sel in commissione Finanze alla Camera: “Avevano chiesto al Governo di obbligare i Pos appositi a ricevere tutte le card elettroniche e non solo quelle di una o dell’ altra compagnia, per rendere reale la concorrenza fra le società emettitrici”, afferma, spiegando che questa era una delle tre richieste fatte da Sel quando furono introdotti gli incentivi fiscali ai buoni pasto elettronici. Gli altri due sono l’ introduzione della cumulabilità dei buoni, e l’ imposizione di un limite massimo del 3% alle commissioni applicate agli esercenti: “Ci auguriamo – conclude – che ora ci sia un ripensamento del Governo”. La legge di stabilità ha sancito che dal primo luglio la soglia di esenzione fiscale dei ticket restaurant elettronici passa da 5,29 a 7 euro, rendendo così più conveniente per l’ azienda ricorrere alle tessere elettroniche piuttosto che ai buoni pasto cartacei, la cui soglia di esenzione rimane a 5,29 euro. Il provvedimento ha subito mostrato risultati tangibili, con Qui Group che alla fine di luglio ha parlato di un aumento di richieste per i buoni pasto elettronici dell’ 80% in un mese, ed Endered che a ridosso della scadenza del primo luglio parlava già di un aumento dell’ 85% dei volumi derivanti da card elettroniche e soluzioni mobile. Ma non si tratta di un entusiasmo condiviso da tutti, dal momento che il buono pasto elettronico, insieme alle sue caratteristiche di comodità e di semplificazione, porta con sé alcuni “effetti collaterali” che iniziano a emergere e hanno portato il Codacons a minacciare una class action: “Una volta acquisito – spiega l’ associazione in una nota – il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo”. Oltre al problema del Pos Unico, l’ altro corno della questione è che utilizzando le card non saranno più possibili alcuni usi “impropri” dei buoni pasto che finora erano stati di fatto accettati: i ticket non saranno cioè cumulabili, dovranno essere utilizzati uno al giorno, e se ne perderà il diritto per i giorni in cui non saranno stati utilizzati in tempo. Impossibile, quindi, farci la spesa.
Monza Today, 20/08/2015 15:04
Buoni pasto non più cumulativi, i consumatori non ci stanno
il codacons annuncia battaglia contro la decisione del governo di “proibire” la “spesa del sabato pomeriggio”. col nuovo incentivo fiscale per i ticket restaurant elettronici, infatti, i buoni dovranno essere spesi “ognuno in un singolo giorno”
Da luglio è in vigore il nuovo incentivo fiscale per i ticket restaurant elettronici: tradotto, un duro “colpo” agli utilizzatori che li spendevano nei supermarket. La nuova tecnologia, infatti, impedisce di fare la spesa in modo cumulativo e contestuale visto che il ticket è utilizzabile una sola volta al giorno e solo nei giorni lavorativi. Risultato: chi accumulava buoni pasto per poi spenderli al supermercato non potrà più farlo. LA LEGGE – La legge di Stabilità per il 2015 ha infatti modificato il Testo unico sulle imposte sui redditi del 1986 e introdotto – a partire dal 1° luglio – un nuovo livello di esenzione dalla tassazione: per il buono pasto elettronico è stato portato a 7 euro, dagli attuali 5,29 euro, cifra rimasta in vigore per i buoni cartacei. L’ esenzione dalla tassazione si giustifica con il fatto che “non concorrono a formare il reddito le somministrazioni di vitto da parte del datore di lavoro, nonché quelle in mense organizzate direttamente dal datore di lavoro o gestite da terzi”. RABBIA CONSUMATORI – Annuncia battaglia il Codacons contro le novità introdotte in tema di buoni pasto che impediranno agli utenti di utilizzarli al supermercato o comunque in modo cumulativo. “Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini” denuncia il presidente Carlo Rienzi. “Il buono pasto, infatti, è un diritto acquisito del lavoratore, che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo”.
ilgiorno.com, 20/08/2015 14:10
Il petrolio crolla, la benzina no. “Prezzi ingiustificati al distributore”
Roma, 20 agosto 2015 – Il petrolio affonda, ma la benzina galleggia. I prezzi (e i conti) non tornano. Paradossi della fisica e del mercato, che si risolvono con una semplicità disarmante solo nel portafoglio degli italiani. I colpevoli? Ancora da individuare, anche se secondo il Codacons: ” La pressione fiscale record che fa lievitare i listini dei carburanti, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”. E la polemica monta sui social network. I CONTI NON TORNANO – Eppure, guardando l ‘andamento dei prezzi del greggio, al barile e al distributore, sembra esserci una divergenza difficile da spiegare. Come mai, si chiedono gli italiani, un petrolio che stamani scende verso la soglia psicologica dei 40 dollari (minimo dal 2009) sul circuito elettronico del Light Crude Wti, non si riflette in maniera più o meno proporzionale sui prezzi della benzina? Con quotazioni del genere, il rientro dalle vacanze dovrebbe essere lieve per gli automobilisti. E invece no. Il carburante cala, ma non quanto la picchiata del greggio lascerebbe presagire. LA DENUNCIA DEI CONSUMATORI – Ecco allora la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef che contestano i prezzi “troppo elevati” della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. “La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”, afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. “Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi”. IL DIVARIO – Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56.
quotidianonet.com, 20/08/2015 14:04
Il petrolio crolla, la benzina no. “Prezzi ingiustificati al distributore”
Roma, 20 agosto 2015 – Il petrolio affonda, ma la benzina galleggia. I conti non tornano. Paradossi della fisica e del mercato, che si risolvono con una semplicità disarmante solo nel portafoglio degli italiani. I colpevoli? Ancora da individuare, anche se secondo il Codacons: ” La pressione fiscale record che fa lievitare i listini dei carburanti, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”. E la polemica monta sui social network. I CONTI NON TORNANO – Eppure, guardando l ‘andamento dei prezzi del greggio, al barile e al distributore, sembra esserci una divergenza difficile da spiegare. Come mai, si chiedono gli italiani, un petrolio che stamani scende verso la soglia psicologica dei 40 dollari (minimo dal 2009) sul circuito elettronico del Light Crude Wti, non si riflette in maniera più o meno proporzionale sui prezzi della benzina? Con quotazioni del genere, il rientro dalle vacanze dovrebbe essere lieve per gli automobilisti. E invece no. Il carburante cala, ma non quanto la picchiata del greggio lascerebbe presagire. LA DENUNCIA DEI CONSUMATORI – Ecco allora la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef che contestano i prezzi “troppo elevati” della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. “La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”, afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. “Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi”. IL DIVARIO – Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56.
lanazione.com, 20/08/2015 14:01
Il petrolio crolla, la benzina no. “Prezzi ingiustificati al distributore”
Roma, 20 agosto 2015 – Il petrolio affonda, ma la benzina galleggia. I conti non tornano. Paradossi della fisica e del mercato, che si risolvono con una semplicità disarmante solo nel portafoglio degli italiani. I colpevoli? Ancora da individuare, anche se secondo il Codacons: ” La pressione fiscale record che fa lievitare i listini dei carburanti, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”. E la polemica monta sui social network. I CONTI NON TORNANO – Eppure, guardando l ‘andamento dei prezzi del greggio, al barile e al distributore, sembra esserci una divergenza difficile da spiegare. Come mai, si chiedono gli italiani, un petrolio che stamani scende verso la soglia psicologica dei 40 dollari (minimo dal 2009) sul circuito elettronico del Light Crude Wti, non si riflette in maniera più o meno proporzionale sui prezzi della benzina? Con quotazioni del genere, il rientro dalle vacanze dovrebbe essere lieve per gli automobilisti. E invece no. Il carburante cala, ma non quanto la picchiata del greggio lascerebbe presagire. LA DENUNCIA DEI CONSUMATORI – Ecco allora la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef che contestano i prezzi “troppo elevati” della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. “La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”, afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. “Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi”. IL DIVARIO – Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56.
ilrestodelcarlino.com, 20/08/2015 14:00
Il petrolio crolla, la benzina no. “Prezzi ingiustificati al distributore”
Roma, 20 agosto 2015 – Il petrolio affonda, ma la benzina galleggia. I conti non tornano. Paradossi della fisica e del mercato, che si risolvono con una semplicità disarmante solo nel portafoglio degli italiani. I colpevoli? Ancora da individuare, anche se secondo il Codacons: ” La pressione fiscale record che fa lievitare i listini dei carburanti, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”. E la polemica monta sui social network. I CONTI NON TORNANO – Eppure, guardando l ‘andamento dei prezzi del greggio, al barile e al distributore, sembra esserci una divergenza difficile da spiegare. Come mai, si chiedono gli italiani, un petrolio che stamani scende verso la soglia psicologica dei 40 dollari (minimo dal 2009) sul circuito elettronico del Light Crude Wti, non si riflette in maniera più o meno proporzionale sui prezzi della benzina? Con quotazioni del genere, il rientro dalle vacanze dovrebbe essere lieve per gli automobilisti. E invece no. Il carburante cala, ma non quanto la picchiata del greggio lascerebbe presagire. LA DENUNCIA DEI CONSUMATORI – Ecco allora la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef che contestano i prezzi “troppo elevati” della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. “La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petrolio”, afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. “Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi”. IL DIVARIO – Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56.
Ravenna24Ore.it, 20/08/2015 13:29
In Emilia Romagna povere il 4,2% delle famiglie: torna la colletta per la cancelleria
Sabato 22 e sabato 29 agosto l’ iniziativa “Tutti i bambini vanno a scuola” Torna l’ iniziativa di solidarietà “Tutti i bambini vanno a scuola!”, promossa dal Tavolo povertà con il coordinamento dell’ assessorato ai Servizi sociali, per permettere anche alle famiglie in difficoltà di mandare a lezione i propri figli con un corredo scolastico completo e adeguato. La modalità è simile a quella della colletta alimentare: nelle giornate di sabato 22 e sabato 29 agosto, dalle 10 alle 18, fuori dai principali supermercati i volontari impegnati nell’ iniziativa inviteranno i clienti ad acquistare e donare articoli di cancelleria. I supermercati all’ esterno dei quali saranno presenti i volontari sono il Conad Galilei, il Conad Bassette, l’ Ipercoop Esp, la Coop Gallery e il Conad La Fontana. Hanno inoltre aderito all’ iniziativa le cartolerie Politecnica fratelli Bagnoli (via Corrado Ricci 13) e Tecnodesign (via Guidone 26). Altre cartolerie che avessero intenzione di partecipare possono contattare il numero 0544 482348. I volontari impegnati appartengono alle associazioni Comitato cittadino antidroga, Caritas centro di ascolto diocesano, Auser volontariato Ravenna, Rc Mistral, Croce Rossa, Rompere il silenzio, Punto di incontro francescano, dove è previsto anche il conferimento e lo smistamento dei materiali donati. L’ anno scorso grazie alla generosità dei ravennati sono stati raccolti quasi diecimila articoli di cancelleria. E l’ iniziativa si è arricchita con la campagna per la donazione di zaini e grembiuli usati. Nel 2014 sono stati raccolti 360 grembiuli, che le sarte volontarie dell’ Auser hanno rimesso a nuovo, e 140 zaini. La raccolta di zaini e grembiuli è ripresa alla fine di questo anno scolastico e prosegue: chi lo desiderasse può portarli al Centro di ascolto diocesano della Caritas (piazza Duomo 13) dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12. Nel dettaglio gli articoli che si richiede di donare sono: maxi quaderni con e senza margini, copertine per quadernoni (rosse, blu, verdi e gialle), raccoglitori ad anelli e buste con occhielli, ricambi fogli, cartelline con elastico, pastelli (scatole da 12), pennarelli a punta fine, matite, gomme, temperini, penne (blu, nere e rosse), forbici con punta arrotondata, colla stick, evidenziatori, album da disegno, diari, compassi, goniometri, righe, righelli e squadre. “Per buona parte delle famiglie italiane – commenta Giovanna Piaia, assessora a Servizi sociali e Volontariato – l’ arrivo di settembre coincide con l’ inizio della scuola per i figli. L’ acquisto di libri, zaini, astucci, matite e quaderni è sentito come problema economico: sette famiglie su dieci lo ritengono gravoso. In base alle prime stime del Codacons, infatti, il corredo scolastico comporterà quest’ anno un maggior esborso dell’ 1,7 per cento rispetto al 2014. Per il prossimo anno scolastico, quindi, una famiglia media dovrà mettere in conto una spesa annua che sfiorerà i 500 euro a studente, cui si aggiunge il costo per i libri di testo, un’ altra voce che inciderà pesantemente sui portafogli delle famiglie italiane. Tra corredo e libri di testo – denuncia il Codacons – la spesa complessiva può raggiungere e superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche delle famiglie. Se questo è un quadro che rappresenta le difficoltà del ceto medio, pensiamo a quanto sia più serio e grave il problema per le famiglie povere. La povertà ha un’ incidenza elevata e cronica anche nella nostra regione. Le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa rappresentano il 4,2 per cento del totale delle famiglie residenti in regione. È quanto emerge dalle stime diffuse dall’ Istat il 15 luglio scorso, sulla base dei dati desunti dall’ indagine sulle spese delle famiglie. Si tratta di povertà anche alimentare, i cui effetti ricadono in modo serio sui minori compromettendo il loro sviluppo e le loro stesse prospettive di accesso alla scuola. L’ iniziativa del nostro Tavolo delle povertà va incontro alle famiglie in difficoltà anticipando e organizzando in tempo una risposta al bisogno di acquisto di beni scolastici. Ci auguriamo che la risposta della cittadinanza continui a essere generosa e solidale”.
RavennaNotizie.it, 20/08/2015 13:22
“Tutti i bambini vanno a scuola”: torna la colletta per le famiglie in difficoltà
i volontari dell’ iniziativa inviteranno i clienti a donare articoli di cancelleria, per permettere alle famiglie più disagiate di fornire ai propri figli un corredo scolastico adeguato.
Sabato 22 e sabato 29 agosto , fuori dai principali supermercati e in alcune cartolerie, torna l’ iniziativa di solidarietà “Tutti i bambini vanno a scuola!” , promossa dal Tavolo povertà, con il coordinamento dell’ assessorato ai Servizi sociali, per permettere anche alle famiglie in difficoltà di mandare a lezione i propri figli con un corredo scolastico completo e adeguato. La modalità è simile a quella della colletta alimentare: nelle giornate di sabato 22 e sabato 29 agosto, dalle 10 alle 18, fuori dai principali supermercati i volontari impegnati nell’ iniziativa inviteranno i clienti ad acquistare e donare articoli di cancelleria. I supermercati all’ esterno dei quali saranno presenti i volontari sono il Conad Galilei, il Conad Bassette, l’ Ipercoop Esp, la Coop Gallery e il Conad La Fontana. Hanno inoltre aderito all’ iniziativa le cartolerie Politecnica fratelli Bagnoli (via Corrado Ricci 13) e Tecnodesign (via Guidone 26). Altre cartolerie che avessero intenzione di partecipare possono contattare il numero 0544 482348. I volontari impegnati appartengono alle associazioni Comitato cittadino antidroga, Caritas centro di ascolto diocesano, Auser volontariato Ravenna, Rc Mistral, Croce Rossa, Rompere il silenzio, Punto di incontro francescano, dove è previsto anche il conferimento e lo smistamento dei materiali donati. L’ anno scorso grazie alla generosità dei ravennati sono stati raccolti quasi diecimila articoli di cancelleria. E l’ iniziativa si è arricchita con la campagna per la donazione di zaini e grembiuli usati. Nel 2014 sono stati raccolti 360 grembiuli, che le sarte volontarie dell’ Auser hanno rimesso a nuovo, e 140 zaini. La raccolta di zaini e grembiuli è ripresa alla fine di questo anno scolastico e prosegue: chi lo desiderasse può portarli al Centro di ascolto diocesano della Caritas (piazza Duomo 13) dal lunedì al sabato dalle 8.30 alle 12. Nel dettaglio, gli articoli che si richiede di donare sono: maxi quaderni con e senza margini, copertine per quadernoni (rosse, blu, verdi e gialle), raccoglitori ad anelli e buste con occhielli, ricambi fogli, cartelline con elastico, pastelli (scatole da 12), pennarelli a punta fine, matite, gomme, temperini, penne (blu, nere e rosse), forbici con punta arrotondata, colla stick, evidenziatori, album da disegno, diari, compassi, goniometri, righe, righelli e squadre. “Per buona parte delle famiglie italiane – commenta Giovanna Piaia, assessora a Servizi sociali e Volontariato – l’ arrivo di settembre coincide con l’ inizio della scuola per i figli. L’ acquisto di libri, zaini, astucci, matite e quaderni è sentito come problema economico: sette famiglie su dieci lo ritengono gravoso. In base alle prime stime del Codacons, infatti, il corredo scolastico comporterà quest’ anno un maggior esborso dell’ 1,7 per cento rispetto al 2014. Per il prossimo anno scolastico, quindi, una famiglia media dovrà mettere in conto una spesa annua che sfiorerà i 500 euro a studente, cui si aggiunge il costo per i libri di testo, un’ altra voce che inciderà pesantemente sui portafogli delle famiglie italiane. Tra corredo e libri di testo – denuncia il Codacons – la spesa complessiva può raggiungere e superare i 1.100 euro a studente, una vera e propria stangata per le tasche delle famiglie. Se questo è un quadro che rappresenta le difficoltà del ceto medio, pensiamo a quanto sia più serio e grave il problema per le famiglie povere. La povertà ha un’ incidenza elevata e cronica anche nella nostra regione. Le famiglie che vivono in condizioni di povertà relativa rappresentano il 4,2 per cento del totale delle famiglie residenti in regione. È quanto emerge dalle stime diffuse dall’ Istat il 15 luglio scorso, sulla base dei dati desunti dall’ indagine sulle spese delle famiglie. Si tratta di povertà anche alimentare, i cui effetti ricadono in modo serio sui minori compromettendo il loro sviluppo e le loro stesse prospettive di accesso alla scuola. L’ iniziativa del nostro Tavolo delle povertà va incontro alle famiglie in difficoltà anticipando e organizzando in tempo una risposta al bisogno di acquisto di beni scolastici. Ci auguriamo che la risposta della cittadinanza continui a essere generosa e solidale”.
Famiglia Cristiana, 20/08/2015 11:46
In due scooter a 16 anni? Ora anche in Italia si può
20/08/2015 sono entrate in vigore le modifiche al codice della strada richieste dall’ unione europea e valide per i motocicli fino a 125 cc. il codacons: “così non si migliora la sicurezza”.
Basta aver compiuto 16 anni e non più 18 per poter trasportare su uno scooter entro i 125 cc un passeggero. Sono infatti entrate in vigore le modifiche al codice stradale approvate dal Parlamento e richieste dall’ Unione europea per armonizzare le legislazioni tra i vari Paesi. Per essere in regola, il sedicenne deve possedere un veicolo omologato per il trasporto del secondo passeggero e possedere una di queste patenti: AM (per i ciclomotori), A1 oppure B1 (per motocicli fino a 125 cc). Il divieto di trasporto passeggeri per i minorenni titolari di patenti Am, A1 e B1 era previsto solo dalla normativa nazionale italiana, impedendo in Italia il riconoscimento delle medesime patenti rilasciate in altri Stati membri in favore di conducenti minorenni. Ma il Codacons non ci sta: “Le nuove misure non vanno certo nella direzione di aumentare la sicurezza stradale – ha spiegato il Presidente Carlo Rienzi – Alla possibilità di andare in due in scooter a partire dai 16 anni occorre infatti aggiungere la totale mancanza di controlli in Italia su motorini e minicar . Ciò comporta la diffusione incontrollata nel nostro paese di mezzi di locomozione “modificati”, utilizzati da giovani e giovanissimi. Si tratta di scooter e minicar cui vengono tolti i diaframmi allo scopo di aumentarne la velocità, modifiche che rendono estremamente pericolosi tali veicoli, omologati per velocità e prestazioni inferiori”. C’ è da dire che negli ultimi anni si è assistito a una costante diminuzione degli incidenti e delle morti sulle due ruote . L’ ultimo rapporto Aci-Istat relativo al 2014 parla di una riduzione del 14,5% dei decessi. Sempre lo stesso rapporto sottolinea però che proprio i giovani sono i più a rischio di incidente. Per questo, se da un con questa misura si avrà un aumento delle vendite dei motocicli, è prevedibile che anche le compagnie assicurative si tuteleranno, prevedendo nelle polizze clausole come il mancato risarcimento per il passeggero trasportato fino alla maggiore età.
eugenio arcidiacono
Quotidiano di Puglia, 20/08/2015 07:09
Libri di testo e dizionari: si può spendere sino a 800 euro
• Batosta per l’ acquisto dei libri, anche quest’ anno. Quest’ anno, mediamente, per i libri e due dizionari si spenderanno 531,70 euro per ogni ragazzo. Si tratta di un incremento dello 0,4 per cento, rispetto allo scorso anno. Il calcolo è delle associazioni Codacons e Federconsumatori che hanno preso in considerazione le diverse classi delle scuole medie inferiori, licei ed istituti tecnici. Per acquistare i libri di testo e due dizionari, per una prima media, servono circa 485,20 euro, pari allo 0,2 per cento in più rispetto allo scorso anno. Va meglio per chi ha un figlio che frequenterà il primo liceo: per i libri di testo e quattro dizionari servono 797 euro, con una live diminuzione dello 0,2 per cento rispetto allo scorso anno: è la prima volta che si registra una diminuzione di prezzo, sia pur minima.
Quotidiano di Puglia, 20/08/2015 07:09
«Nei grandi ipermercati risparmi fino al 30%»
• Se risparmiare è l’ obiettivo, il Codacons suggerisce di privilegiare l’ acquisto presso la grande distribuzione dove «si può risparmiare fino al 30%». Un consiglio che, se ascoltato, potrebbe mettere in crisi i piccoli commercianti, già alle prese con la crisi economica e che adesso devono vedersela anche con una cattiva pubblicità: «Il Codacons esorta a comprare negli ipermercati – dichiara Rita De Giovanni, titolare della Cartolibreria Lidia -, e noi cosa siamo dei ladri? Questo è terrorismo. Dalle loro parole sembra che noi truffiamo sul prezzo e invece non è così». Basta fare un giro per rendersi conto della situazione: molti centri commerciali hanno già abbassato i prezzi con sconti dal 20% al 30% su numerosi prodotti da cartoleria. Si possono trovare zaini e astucci ad un costo ribassato, così come stock di quaderni e penne. Promozioni che puntano sulla quantità ma «è sulla qualità che bisogna stare attenti – aggiunge -. Non fatevi abbindolare dalle offerte. Per carità, è giusto che ogni famiglia guardi al risparmio ma poi bisogna vedere cosa si va a comprare. Anch’ io faccio sconti ma su prodotti di qualità superiore. Questi sconti fanno risparmiare soldi su prodotti che poi non durano». A quanto pare però, non tutti i consumatori si lasciano convincere solo dal prezzo: «Molti dei nostri clienti – afferma Concetta Onorato di CartoFantasia – dopo un primo acquisto negli ipermercati, tornano da noi perché preferiscono la qualità. Molta della nostra merce non si trova nei centri commerciali proprio perché sono prodotti selezionati. E poi il risparmio si trova anche nei piccoli negozi». «Mi stupisco delle affermazioni del Codacons – afferma Giuliano Tommasi, titolare della cartolibreria Mathel -.Molti dei miei clienti dopo aver acquistato lo zaino o un astuccio nel centro commerciale, sono venuti da me per prenderne un altro, uno che duri nel tempo e non che si rompa dopo un anno. Nei centri commerciali si risparmia, ma non così tanto come vogliono far credere. È la qualità quella che parla».
Quotidiano di Puglia, 20/08/2015 07:09
“Carissima” scuola ma quanto mi costi?
il codacons: spesa di 500 euro a studente. prezzi più cari del +1,7%. e parte la caccia al risparmio per le famiglie.
Finite le vacanze estive, per le famiglie è già tempo di problemi da rientro. Anche a Lecce è partita la caccia al risparmio per i genitori alle prese con lo shopping per il nuovo anno scolastico dei figli. Zaini, diari, astucci, penne e quaderni sono già nel carrello di numerosi leccesi: «Si compra in base alle offerte – dichiara Francesca Marti da Porto Cesareo, mamma di due bambini -. Ormai la scuola costa e avere due figli è un lusso. Si compra solo il necessario, la parola d’ ordine è risparmio». Quest’ anno, infatti, la spesa per il corredo scolastico inciderà ancora di più sul bilancio familiare. A dare l’ allarme è il Codacons che proprio in questi giorni ha stilato un primo bilancio, presentando il conto ancora prima che sia fatta la spesa: secondo l’ Associazione dei consumatori, le famiglie italiane spenderanno in media circa 500 euro a studente. Cifra che potrebbe raddoppiare se si considera la spesa per i libri di testo: fino a 1.100 euro a studente, con un aumento del 1,7% rispetto al 2014. Per questo c’ è chi corre già ai ripari e, anche se il grosso degli acquisti è come sempre rimandato a settembre, mamme e papà si guardano intorno, sperando in un acquisto low cost. «Si cerca sempre di risparmiare qualcosa, chi non lo fa? – dice Maria Lucia Giannuzzi di Tricase -.Quando sono più piccoli, è il genitore a scegliere. Adesso invece devo tenere conto anche del gusto di mio figlio cercando di accontentare i suoi desideri». E i sogni, in questo caso, hanno un prezzo. Tra gli accessori più cari ci sono indubbiamente zaini e cartelle: per i più piccoli, i prezzi oscillano dai 20 ai 40 euro, qualcosa di più se si sceglie il modello con il trolley salva schiena. Prezzo che raddoppia per i ragazzi delle scuole medie e superiori. In questo caso si va dai 50 ai 60 euro, ma possono arrivare anche a 100 euro per i modelli firmati e accessoriati. Prezzi alti anche per i diari: il costo base è di circa 6 euro per i più semplici, cifra che può arrivare anche a 25 euro per quelli invece griffati. Discorso analogo per astucci e borselli: sul mercato si possono trovare numerose varianti economiche dai 5 ai 10 euro. Se, invece, si sceglie il modello completo, allora la spesa può arrivare anche a 20 euro. «Per questo gli ipermercati sono un buon punto di partenza. C’ è più scelta e più convenienza – spiega Patrizia Paiana da Spongano, mamma di due bambini -. Se dipendesse da noi, guarderemmo solo al prezzo -. I bambini invece sono presi dai personaggi. Rispetto a qual che anno fa sicuramente i prezzi sono aumentati, ma noi non acquistiamo ogni anno. Cerchiamo di puntare sulla qualità in modo tale che quello che compriamo adesso possa durare qualche anno». La spesa maggiore arriva con i bambini e ragazzi che frequenteranno le prime classi. Per loro serve un corredo tutto nuovo e allora la spesa lievita: «Si punta a prendere qualcosa che duri almeno due anni – spiega Antonio Palumbo di Lecce, papà di due bambini -, soprattutto quando si hanno più figli da accontentare. Si guarda al risparmio, anche perché quando sono piccoli, i gusti cambiano facilmente. Poi per gli accessori più costosi, si spera in qualche regalo da parte dei nonni». Nessuna spesa folle quindi, ma scelte pensate e mirate al risparmio. «Ho tre bambini, devo guardare per forza il prezzo – afferma Wanda Arena -. Alla fine i bambini si accontentano facilmente, i loro gusti sono così vari per cui un compromesso lo si trova. Non si compra di certo il superfluo, ma quello che serve. Quest’ anno prendiamo solo il materiale necessario come quaderni, penne e diario. Lo zaino? Si usa quello dell’ anno scorso».
lastampa.it, 20/08/2015 06:56
Niente più spesa al supermercato con i buoni pasto
gli effetti della detassazione dei ticket elettronici: impossibile accumularli.
Negli anni si erano trasformati in una sorta di moneta parallela: dal ristorante al supermarket, al posto delle banconote si tirava fuori la mazzetta dei buoni pasto. Al rientro dalle ferie, però, la prospettiva rischia di modificarsi parecchio e accumulare i ticket – un «tesoretto» per almeno 2,3 milioni di italiani – diventerà quasi impossibile. Tanto che qualche associazione di consumatori, a partire dal Codacons, scalda i motori per lanciare una class action. Che cosa è successo? Da luglio, per effetto dell’ ultima Legge Stabilità, è cambiato il regime fiscale applicato ai buoni. Il valore esentasse di quelli elettronici è passato da 5,29 a 7 euro, mentre per quelli cartacei il tetto di esenzione è rimasto fermo a quota 5,29 euro. Un incentivo che spingerà sempre più aziende verso il digitale. Quanti sono i buoni digitali? Rispetto ad un anno fa, calcolano i leader di mercato della Edenred Italia , i volumi delle transazioni effettuate con le carte elettroniche sono balzati dell’ 85 per cento. «E nel giro di tre anni – stima l’ amministratore delegato Andrea Keller – i buoni pasto digitali, che oggi hanno una quota di mercato del 15-20%, saranno la metà di quelli in circolazione». Fatti i calcoli, per i lavoratori il passaggio al buono elettronico significa fino a 400 euro l’ anno in più da spendere. Bene, benissimo. Anzi no. Perché? In teoria, infatti, si può utilizzare un solo ticket al giorno. Regola disattesa spesso e volentieri, e d’ altronde fin qui i controlli sono stati parecchio complicati. I ticket digitali, invece, saranno completamente tracciabili: impossibile sgarrare. E quindi? Toccherà dire addio ai buoni accumulati in settimana e sfoderati tutti insieme durante la spesa del week end. L’ alt dei consumatori «Si tratta di una violazione grave della libertà dei cittadini», attacca il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Ad esempio – ragiona – se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». Gli svantaggi Non è così, e infatti Altroconsumo spiega che «i buoni elettronici hanno gli stessi limiti di quelli cartacei». Semmai gli svantaggi del digitale sono altri, dicono dall’ Adiconsum : i consumatori, almeno all’ inizio, potrebbero scontrarsi con l’ inadeguatezza ad accettarli da parte di piccoli esercenti.
giuseppe bottero
Gazzetta del Sud, 20/08/2015 06:02
tempi duri per le materie prime.
Crolla il prezzo del petrolio ma quello della benzina non scende
le quotazioni del greggio a new york al punto più basso da sei anni.
Giovanni Cert ROMA Le quotazioni del petrolio a New York scendono al punto più basso da sei anni, sotto i 41 dollari al barile, ma per l’ automobilista al ritorno dalle vacanze i prezzi non calano altrettanto. È la denuncia delle asso ciazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef contestano i prezzi «troppo elevati» della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. «La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburan ti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petroli», afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. «Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosa rio Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi». Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56. Utili che vanno a picco, economie emergenti sempre più in crisi, hedge fund che soffrono. Sono solo alcuni degli effetti che sta provocando il crollo dei prezzi delle materie prime: dal petrolio al rame, dal nichel allo zinco, le materie prime ad uso industriale sono affondate a livelli che non si vedevano da anni. E ora il rallentamento della Cina rischia di aggravare ulteriormente la situazione.3.
Il Messaggero (ed. Civitavecchia), 20/08/2015 05:56
«Tutti i servizi sono inesistenti ma le tasse vanno alle stelle»
LA POLEMICA Il consigliere di minoranza ed ex assessore ai lavori pubblici Mirko Mecozzi (foto) critica l’ amministrazione comunale per i servizi offerti alla città. Nel mirino la qualità e la quantità con una lista lunghissima di lacune e criticità che spaziano dalla manutenzione delle strade alla nettezza urbane passando attraverso il fardello dei disagi idrici. Secondo Mecozzi il vero nodo sta nella scarsa attenzione ai disagi quotidiani che vive la cittadinanza. «Emblematica – fa notare a proposito – la questione acqua che rappresenta il periodo più nero che si ricordi in ordine alla carenza idrica che ha messo a nudo tutte le difficoltà nel saper mal gestire un servizio primario ed indispensabile per la vita delle persone, ed intanto l’ Oriolo che non riescono a riparare chissà poi perché continua a sversare milioni di litri nelle campagne collinari». Mecozzi pone l’ accento anche sulla sospensione del servizio relativo alla manutenzione delle strade è stato sospeso «con il personale addetto utilizzato per fare le famose manovre ad Aurelia per tentare di limitare i danni di una crisi idrica come detto senza precedenti. E intanto il Codacons a Roma ha denunciato alla Procura della Repubblica il servizio viabilità del medesimo comune di Roma per omissione di atti di ufficio per mancati interventi sulla sicurezza stradale». Sotto la lente anche i servizi cimiteriali definiti «al collasso con pochi i loculi rimasti e presto per scongiurare una emergenza sanitaria alle porte il Sindaco dovrà inevitabilmente ricorrere al sequestro di loculi di privati cittadini». Inevitabile, quindi, un passaggio su decoro e igiene: «il servizio di nettezza urbana langue, quello del verde piange, i parchi sono abbandonati ed alla mercé dei vandali, tanto paga Pantalone, si e’ omesso di programmare un intervento efficiente di pulizia delle caditoie stradali ed alle prime gocce di acqua la città si è allagata». Finale con tasse alle stelle, economia ed occupazione sempre più in crisi ed un’ ultima stoccata al sindaco Cozzolino: «La città si aspettava di più, più verità, più efficienza, più fatti e meno chiacchiere». Ciro Imperato © RIPRODUZIONE RISERVATA.
ciro imperato
Il Messaggero, 20/08/2015 05:55
Buoni pasto, con gli “e-ticket” stop alla spesa al supermercato
sale l’ esenzione fiscale ma non si potranno usare cumulativamente e fuori orario di lavoro.
IL CASO ROMA In periodi di crisi la spesa si faceva anche con i buoni pasto, ma quei tempi potrebbero presto finire. O quasi. Anche perché una vera e propria valanga di ricorsi potrebbe abbattersi sulle novità normative e fiscali per i buoni pasto elettronici (i cosiddetti “Ticket restaurant”) entrate in vigore il primo luglio scorso. Al Codacons, l’ associazione dei consumatori, il divieto – ora più stringente – di poter cumulare e-ticket, utilizzandoli anche per la spesa al supermercato, non piace affatto. E si prepara a presentare una class action, un’ azione giudiziaria collettiva contro le norme. È stata la legge di Stabilità 2015 ad aver introdotto dopo 17 anni alcune novità e, in particolare, ad aver stabilito l’ aumento del valore esentasse dell’ e-ticket (la carta elettronica che va letta dai dispositivi pos, come fosse un bancomat) che è passata da 5,29 euro a 7 euro. Un ritocco all’ insù valido però solo per quelli elettronici e non per i cartacei. Un’ esenzione fiscale e contributiva che probabilmente spingerà la maggior parte delle aziende a utilizzare gli e-ticket. Con la digitalizzazione i lavoratori dovranno però dire addio ai buoni pasto usati dopo l’ orario di ufficio, per fare spesa al supermercato, per pagare cene al ristorante o in pizzeria. A norma di legge, infatti, i buoni non possono essere cumulabili, cedibili e convertibili in denaro (dunque non si può ricevere il resto). E vanno utilizzati solo nelle ore lavorative per un massimo di un ticket al giorno. Norme già esistenti da qualche anno, ma quasi sempre disattese anche a causa del massiccio utilizzo dei ticket cartacei. LA TRACCIABILITÀ Con l’ avvento della tracciabilità del buono finisce anche la possibilità di cumularli, visto che per le società erogatrici sarà semplicissimo fornire alle aziende i dati sul loro utilizzo. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini» ha detto il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, annunciando i ricorsi. «Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore, che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa». Per l’ associazione, una volta acquisito il diritto all’ utilizzo «di quel buono deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». I buoni pasto oggi sono utilizzati da circa 2,3 milioni di lavoratori (dei quali due terzi sono dipendenti pubblici) in circa 150mila esercizi convenzionati, per un totale di oltre 500 milioni di transazioni annue. Il 70% dei ticket viene utilizzato nella grande distribuzione e solo una minima parte in bar e mense. Sonia Ricci © RIPRODUZIONE RISERVATA.
Libertà, 20/08/2015 05:33
Prezzo del petrolio in picchiata
ma la benzina non scende e i consumatori protestano. il calo del greggio trascina in basso anche le materie prime: per glencore utile semestrale più che dimezzato.
ROMA – Utili che vanno a picco, economie emergenti sempre più in crisi, hedge fund che soffrono. Sono solo alcuni degli effetti che sta provocando il crollo dei prezzi delle materie prime: dal petrolio, che ieri a New York è precipitato ai minimi da sei anni sotto i 41 dollari, al rame, dal nichel allo zinco, le materie prime ad uso industriale sono affondate a livelli che non si vedevano da anni. Se le quotazioni del petrolio scendono al punto più basso da sei anni per l’ automobilista italiano al ritorno dalle vacanze i prezzi non calano altrettanto. È la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef contestano i prezzi «troppo elevati» della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. «La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petroli», afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56. Intanto il rallentamento della Cina rischia di aggravare ulteriormente la situazione nel campo delle materie prime. Una valanga che ha travolto persino il colosso minerario e di scambio merci Glencore, che ha annunciato un utile semestrale più che dimezzato e si prepara a chiudere alcune miniere. Il calo dei prezzi del greggio ha portato la società a ridurre la spesa per capitale per quest’ anno a 6 miliardi di dollari, mentre per l’ anno prossimo l’ intenzione è di non superare i 5 miliardi. E per far fronte al calo progressivo dei prezzi del platino, la società, che è in trattative per rilevare lo stabilimento Alcoa di Portovesme, sta anche valutando di chiudere la propria miniera di platino di Eland in Sud Africa. In questo panorama “brillano” solo i grandi diamanti, che resistono nella generale caduta di prezzi delle pietre preziose. Secondo la società britannica Gem Diamond, infatti, i prezzi per i diamanti di oltre 10 carati sono calati di circa il 3% nella prima metà dell’ anno a fronte di un calo di circa il 30% delle gemme più piccole.
Il Gazzettino, 20/08/2015 05:32
consumatori.
Buoni pasto, ricorso contro il divieto di usarli per la spesa
Il Codacons annuncia battaglia con una possibile class action contro le novità introdotte in tema di buoni pasto, il cui utilizzo non sarà possibile al supermercato o in modo cumulativo. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini. Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore – ricorda l’ associazione dei consumatori – che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo».
La Sicilia, 20/08/2015 05:01
Carburanti, consumatori furiosi «Troppo alti i costi alla pompa»
ROMA. Le quotazioni del petrolio a New York scendono al punto più basso da 6 anni, sotto i 41 dollari al barile, ma per l’ automobilista al ritorno dalle vacanze i prezzi non calano altrettanto. È la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef contestano i prezzi «troppo elevati» della benzina alla pompa, più cari di circa 9 cent al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato; il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust: «La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petroli», afferma il presidente Rienzi. Secondo l’ Osservatorio Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. «Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Lannutti e Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi». Da agosto 2014 ad agosto 2015 il costo del petrolio è calato da circa 100 dollari al barile a circa 40. In Italia, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56.
L’Unione Sarda, 20/08/2015 04:57
tassazione.
Buoni pasto, il Codacons prepara la battaglia
Buoni pasto, si cambia. E milioni di lavoratori italiani d’ ora in poi dovranno modificare le loro abitudini. Niente più spesa al supermercato pagata con più ticket, con l’ incentivo fiscale entrato in vigore a luglio se ne potrà usare soltanto uno al giorno, e soltanto nei giorni in cui si è effettivamente a lavoro. Tutto questo perché la legge di Stabilità per il 2015 ha modificato il Testo unico sulle imposte sui redditi del 1986 e introdotto un nuovo livello di esenzione dalla tassazione: per il buono pasto elettronico è stato portato a 7 euro, dagli attuali 5,29 euro, cifra rimasta in vigore per i buoni cartacei. Così è facile supporre che le aziende si convertiranno interamente a quelli elettronici, completamente tracciabili. Allarme tra i consumatori, che quasi sempre utilizzano i buoni come supporto al reddito, per pagare la spesa al supermercato. L’ Anseb (Associazione nazionale società emettitrici buoni pasto) stima che oltre il 40% dei lavoratori che pranzano fuori casa utilizzano il buono pasto: circa 2,5 milioni di lavoratori, tra settore privato (1,6 milioni) e pubblico (900 mila). Il Codacons è pronto a fare ricorso contro le modifiche, e sta valutando la fattibilità di una class action a tutela dei lavoratori. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini», sottolinea il presidente Carlo Rienzi, «una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo».
Il Giorno (ed. Metropoli), 20/08/2015 04:31
Scuola, parte la corsa agli acquisti E tornano puntuali i soliti rincari
le famiglie si preparano ad affrontare le spese per zainetti e diari.
di MAGDA DI PALMA – ROZZANO – L’ ESTATE sta finendo e le famiglie del sud Milano cominciano a fare il punto della spesa che li attende entro settembre. Preliste dei materiali necessari sono già state consegnate al termine della scuola, mentre eventuali integrazioni arriveranno successivamente. Ad ogni modo, le aspettative di spesa non risultano delle più rosee: per la Codacons, i prezzi per quest’ anno scolastico sono aumentati di quasi 2 punti percentuali e si stima una spesa pro capite tra i 400 e i 1000 euro in base alla classe o scuola frequentata. Per chi è già in città i Centri commerciali sono principali punti di riferimento, dove già da luglio è possibile reperire tutto l’ occorrente con una più ampia scelta e prezzi convenienti. «Nei primi mesi estivi – spiega il capo reparto dell’ Iper di Rozzano – la tendenza è ad acquistare quelli che in gergo tecnico chiamiamo «i cuciti», ovvero zaini, diari, quaderni; mentre poi a settembre parte l’ assalto ai consumabili, ossia la cancelleria. I personaggi più gettonati di quest’ anno sono Frozen per le bimbe e gli Avengers per i maschietti. In calo Violetta, mentre gli adolescenti puntano a Invicta e Seven. Per gli zaini, come per i libri, offriamo alle famiglie interessanti promozioni, che consentono considerevoli risparmi». MA VALUTATA la spesa, già di per sé considerevole, e gli aumenti annunciati dalle associazioni di settore, quale sarà la propensione all’ acquisto per le famiglie del sud Milano? Rincorreranno le offerte? Si lasceranno sedurre dalle pubblicità? Daranno libera scelta ai propri figli o tenteranno di bilanciare i vari aspetti? Per Cristina Lunardi, mamma di due bimbi di 4 e 6 anni «la scelta è completamente del bambino, soprattutto sullo zaino e l’ astuccio, perché penso che così a scuola ci vada più volentieri, soprattutto il primo anno. Comunque la mia priorità è la qualità, senza badare, nei limiti del possibile, alla spesa». PER GLI STUDENTI delle scuole superiori, la nota più dolente sono sicuramente i libri di testo, come fa notare anche il presidente Codacons Marco Maria Donzelli: «Il business dei testi scolastici è una vergogna che abbiamo più volte contestato, a partire dall’ ignominia delle minime variazioni tra un’ edizione e l’ altra che costringono molte famiglie ad acquistare libri nuovi ogni anno senza poterli usare per figli minori, né poter puntare su versioni usate. Altro aspetto indecoroso è quello delle lobbies dei libri usati, che acquistano a prezzi ridicoli da privati e rivendono a costi poco distanti dal nuovo. Il consiglio è sempre quello di boicottare questi brand, ripiegando su scambi diretti tra studenti o attraverso associazioni locali che offrono gratuitamente questo servizio, ove possibile».
magda di palma
Il Giorno (ed. Metropoli), 20/08/2015 04:31
i consumatori fondamentale anche parlare con gli insegnanti.
E per risparmiare ecco il decalogo Codacons
-MILANO – CATTIVE NOTIZIE dalla Codacons per le famiglie. L’ associazione per la tutela dei consumatori annuncia un aumento dei prezzi nel comparto scuola del +1,7%, stimando in 500 euro la spesa media minima per ogni studente, fatta esclusione per tutti i libri di testo, e nel sud Milano la spesa pare anche superare questi dati. Tuttavia, avvisano sempre dalla Codacons, ci sono diversi accorgimenti accorgimenti per cercare di risparmiare. Un vero e proprio decalogo, che può abbattere la spesa fino a un 40 per cento: anzitutto, evitare brand strapubblicizzati in tv, personaggi di cartoni animati o serie televisive e bambole famose, che costano il doppio e non a vantaggio della qualità, riscontrabile in egual misura in prodotti equivalenti ma magari più anonimi o meno di tendenza. In secondo luogo, il consiglio è sicuramente quello di prescegliere i grandi negozi come gli ipermercati, dove il risparmio è tangibile, aggirandosi spesso attorno al 30% in meno rispetto a cartolerie e cartolibrerie. Un’ altra indicazione è quella di andarci con liste ben dettagliate e attenersi all’ acquisto dei soli prodotti elencati, senza lasciarsi abbindolare da offerte e specchietti per le allodole. MOLTI SUPERMERCATI, poi, usano prodotti «civetta» a prezzi stracciati per attrarre il cliente. La Codacons consiglia anche di non farsi distrarre e di acquistare solo il prodotto in offerta in quel punto vendita. Infine, è bene ricordare che non tutto il materiale è necessario all’ inizio dell’ anno scolastico: molti prodotti possono essere acquistati gradualmente in corso d’ anno o a richiesta dell’ insegnante. è il caso degli oggetti più tecnici, per i quali è sempre meglio accertarsi dagli stessi insegnanti che siano utili e quali debbano essere le esatte caratteristiche dell’ oggetto, onde evitare acquisti superflui o inadeguati. M.D.P.
Il Giorno (ed. Metropoli), 20/08/2015 04:31
Allarme aumenti
Per il presidente del Codacons Marco Maria Donzelli i rincari colpiranno i libri di testi soprattutto perché molte famiglie non potrannno più usare le vecchie edizioni e sono obbligate ad averle nuove.
La Nazione (ed. Pisa-Pontedera), 20/08/2015 04:24
Zaini, astucci, diari e… stivali Scuola: il conto (salato) è servito
ecco i consigli de la nazione per risparmiare fino al 40 per cento.
ANDARE a scuola costa. E non è solo una questione di fatica, sudore e tempo speso sui libri. E’ proprio una questione di euro. Settembre si avvicina, anche a Pisa iper e supermercati stanno riempiendo i propri scaffali di zaini, astucci, quaderni, diari e grembiulini. La scelta non manca e neanche le offerte. Ma la stangata è nell’ aria: secondo le stime del Codacons la spesa per comprare tutto l’ occorrente per il prossimo anno scolastico può arrivare fino a 1.100 euro a nucleo (libri di testo compresi). Solo l’ esborso per il corredo costerà l’ 1,7% in più rispetto al 2014-2015. Ecco, quindi, una mappa per orientarsi nel colorato (e salato) mondo della scuola. QUELLA per gli zaini – soprattutto se si sceglie un comodo zaino-trolley – è la ‘voce’ più dispendiosa. Un esempio: lo zaiono-trolley di Cenerentola varia nei supermercati pisani da 62,90 a 69 euro. Stessa linea di prezzo per gli zaini griffati «Frozen» (film Disney amatissimo dalle bambine), My Little Pony, Wings e Violetta. Per i maschietti dominano, invwece, Minions, Super Mario, Spongebob e Cattivissimo Me: personaggi diversi ma la spesa è la stessa. Ovviamente per uno zaino non troppo capiente, poco alla moda e assolutamente non ‘tecnologico’ (non estensibili né corredati di cuffie per ascoltare la musica) si può scendere fino a 37-40 euro. Per i più piccoli gettonatissime le linee di Peppa Pig e soprattutto Masha e Orso: un astuccio può costare anche 25 euro. Per i diari Dimensione Danza si sfiorano i 17 euro, poco meno (16) per «Frozen» se la copertina in tessuto ma con 9,90 euro si può portare a casa un ‘evergreen’ di Hello Kitty. SE POI passiamo agli studenti delle superiori allora la spesa si fa ancora più pesante. Per uno zaino di marca si toccano anche i 100 euro. E sale anche il costo del diario. Novità dell’ anno: il diario lungo 12 mesi dedicato alla serie tv dei «Braccialetti Rossi» con foto e dediche degli attori (i diritti d’ autore saranno devoluti alle associazioni Onlus Peter Pan e Ape-ssociazione per i Pazienti Ematologici). Per gli adolescenti più creativi va, invece, forte «Be-U»: al suo interno le illustrazioni di artisti contemporanei di fama mondiale e tanti spazi liberi per personalizzare l’ agenda (da 12,90, al supermercato, a 15 euro in cartolibreria). POI c’ è il capitolo grembiulini. Per l’ asilo – se privi di qualsiasi marchio o griffe – un grembiule non supera i 9 euro. Ma basta un ricamino – Superman, Spiderman, Masha, Barbie – e si sale a 17 (se in offerta) ma anche oltre 25. Considerando che per ogni alunno ne vanno comprati almeno due, si capisce quanto facilmente i conti diventino da capogiro. E come non munirsi anche di un bel paio di stivaletti per la pioggia (Peppa Pig insegna…)? Ce ne sono di tutte le marche legate ai cartoni più in voga. E vengono proposti proprio assieme ai grembiulini, quasi un ‘genere di prima necessità’, senza cui non poter entrare in classe. Anche in questo caso il consiglio più banale è, comunque, quello di non ‘invaghirsi’ dei brand più famosi ma acquistare prodotti di identica qualità privi griffe. Il risultato sarà un risparmio del 40%. francesca bianchi.
francesca bianchi
La Repubblica, 20/08/2015 04:17
lascuola.
Il consiglio dei librai per l’ usato doc
DALLA PRIMA DI CRONACA MATTEO MISTRETTA PRIMA di tutto, le pagine non devono essere scritte. Sì agli appunti e alle sottolineature fatte con la matita, ma vanno evitati segni a penna o con gli evidenziatori colorati. I tratti indelebili di questi strumenti, tanto utili durante lo studio, non permettono la loro cancellatura e un riutilizzo pieno per chi lo aprirebbe successivamente. L’ altra regola d’ oro è quella di non aspettare. I libri vengono spesso aggiornati dalle case editrici, che fanno uscire delle edizioni diverse anche a distanza di pochi anni. Il testo diventa così vecchio e obsoleto, e il suo scambio sul mercato dell’ usato sarebbe impossibile. E dopo la fase della vendita, parte quella dell’ acquisto. Secondo il Codacons, quest’ anno ogni famiglia spenderà mediamente in equipaggiamento scolastico – libri, astucci, penne, zaini – circa 1.100 euro, con un incremento del +1,7% rispetto al 2014. Così i consumatori cercano di risparmiare dove è possibile, e i testi sono la prima voce. «Comprando l’ usato si risparmia il 40% sui testi per i licei e il 50% su quelli per le medie » assicurano i venditori. E i 22 esercenti del mercato consigliano di muoversi al più presto, perché la grande domanda di testi di seconda mano fa sì che vengano venduti subito. «Siamo costretti a comprare libri usati – ha spiegato una mamma di una ragazza al terzo anno di liceo – ma non si trova tutto ovviamente, perché cambiano le edizioni e a comprarli nuovi ci ammazzano. A noi non bastano 200-300 euro solo per i libri». E le difficoltà economiche, spiegano i librai, si fanno sentire: «Alcuni nostri clienti – ha spiegato una venditrice – ci hanno confessato che dovranno aspettare lo stipendio del mese nuovo, perché o si comprano i libri o si va in ferie». E anche lo stesso Codacons prova a dare dei consigli per ridurre la spesa: evitare di seguire le mode, senza acquistare ai figli i prodotti pubblicizzati in televisione. Oppure usufruire delle offerte speciali per i kit completi e per le cose più tecniche – come i dizionari – aspettare le indicazioni dei professori. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Il Resto del Carlino, 20/08/2015 04:17
carlo rienzi.
Codacons
Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo del buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo. É pronta una class action.
Il Resto del Carlino, 20/08/2015 04:17
A rischio la spesa coi buoni pasto I consumatori: class action pronta
maggiori controlli sui ticket: non più di uno al giorno, solo nei feriali.
Elena Comelli ROMA ADDIO spesa al supermercato con i buoni pasto? Sarà questa la probabile conseguenza della nuova normativa che ha alzato da 5,29 a 7 euro il valore esentasse dei ticket, ma solo se elettronici, quindi caricati su una tessera con il microchip. Per i buoni cartacei, invece, il tetto di esenzione è rimasto fissato a 5,29 euro. Di conseguenza, ai lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici ogni mese entrerà in tasca qualche centesimo di euro in più. Ma diventerà sempre più difficile utilizzarli in maniera ‘illegale’, accumulandoli durante la settimana per poi spenderli tutti in una volta e fare la spesa esentasse. Con l’ utilizzo di massa dei ticket elettronici, che al momento costituiscono solo il 15% del totale, sarà molto più facile per le autorità controllare la spesa e tracciarla. PROPRIO su questo punto si concentrano gli strali di alcune associazioni consumatori, che annunciano battaglia. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini», denuncia Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che sta valutando la fattibilità di una class action contro la nuova normativa, entrata in vigore dal 1° luglio. «Il buono pasto – sostiene Rienzi – è un diritto acquisito del lavoratore, che può utilizzarlo a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». La legge di Stabilità per il 2015, in realtà, ha modificato il Testo unico sulle imposte sui redditi del 1986 solo alzando il livello di esenzione per il buono pasto elettronico, che è stato portato a 7 euro, per adeguarlo ai livelli europei. Ma tutto il resto è rimasto invariato. GIÀ da prima, infatti, era vietato cumularli per fare la spesa esentasse, com’ è stampato sui buoni che molti hanno in tasca: «Non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro». Il buono pasto non va tassato, in sostanza, perché sostituisce la mensa vera e propria (alleggerendo il datore di lavoro dalle spese necessarie a mantenerla) e non costituisce dunque un reddito. Ma secondo l’ Anseb, l’ associazione delle società che li emettono, ben il 70% dei ticket viene staccato nella grande distribuzione e solo una minima parte in bar e ristoranti. Una stretta sui controlli rischia di danneggiare notevolmente questo mercato, che ormai vale 3 miliardi di euro all’ anno e fino ad oggi è servito come un vero e proprio supporto al reddito da molti consumatori, costretti ad arrangiarsi nel periodo della grande crisi. L’ Anseb stima che oltre il 40% dei lavoratori che pranzano fuori casa usufruiscano del buono pasto per pagare: le statistiche parlano di 2,5 milioni di lavoratori. Gli esercizi che li accettano sono circa 150mila, ma solo una minima parte di loro sono attrezzati per prendere i buoni elettronici, per i quali è necessario avere a disposizione il relativo Pos. QUESTO, per Altroconsumo, è il vero problema: «L’ accettazione dei buoni elettronici è davvero molto bassa. Ad esempio, pensando ai Ticket restaurant (tra i più diffusi), la card è accettata da appena 35.000 esercizi commerciali contro i 150.000 esercizi che accettano i buoni cartacei (appena il 23% degli esercizi convenzionati)». Già ora la Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, denuncia «un morso da 500 milioni all’ anno» ‘mangiato’ dalla differenza tra il valore facciale dei buoni e quello riconosciuto dai committenti. Ora si aggiungerà il costo d’ installazione dei Pos. Il sistema dei buoni pasto elettronici, così come quello dei buoni pasto cartacei, è frammentato con tanti operatori presenti sul mercato: una selva che divora i margini di tutti.
elena comelli
Il Resto del Carlino, 20/08/2015 04:17
la protesta.
Il Codacons presenterà ricorso contro le modifiche normative e fiscali sui buoni pasto, e sta …
Il Codacons presenterà ricorso contro le modifiche normative e fiscali sui buoni pasto, e sta valutando la fattibilità di una class action a tutela dei lavoratori.
Il Giorno, 20/08/2015 04:17
A rischio la spesa coi buoni pasto I consumatori: class action pronta
maggiori controlli sui ticket: non più di uno al giorno, solo nei feriali.
Elena Comelli ROMA ADDIO spesa al supermercato con i buoni pasto? Sarà questa la probabile conseguenza della nuova normativa che ha alzato da 5,29 a 7 euro il valore esentasse dei ticket, ma solo se elettronici, quindi caricati su una tessera con il microchip. Per i buoni cartacei, invece, il tetto di esenzione è rimasto fissato a 5,29 euro. Di conseguenza, ai lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici ogni mese entrerà in tasca qualche centesimo di euro in più. Ma diventerà sempre più difficile utilizzarli in maniera ‘illegale’, accumulandoli durante la settimana per poi spenderli tutti in una volta e fare la spesa esentasse. Con l’ utilizzo di massa dei ticket elettronici, che al momento costituiscono solo il 15% del totale, sarà molto più facile per le autorità controllare la spesa e tracciarla. PROPRIO su questo punto si concentrano gli strali di alcune associazioni consumatori, che annunciano battaglia. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini», denuncia Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che sta valutando la fattibilità di una class action contro la nuova normativa, entrata in vigore dal 1° luglio. «Il buono pasto – sostiene Rienzi – è un diritto acquisito del lavoratore, che può utilizzarlo a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». La legge di Stabilità per il 2015, in realtà, ha modificato il Testo unico sulle imposte sui redditi del 1986 solo alzando il livello di esenzione per il buono pasto elettronico, che è stato portato a 7 euro, per adeguarlo ai livelli europei. Ma tutto il resto è rimasto invariato. GIÀ da prima, infatti, era vietato cumularli per fare la spesa esentasse, com’ è stampato sui buoni che molti hanno in tasca: «Non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro». Il buono pasto non va tassato, in sostanza, perché sostituisce la mensa vera e propria (alleggerendo il datore di lavoro dalle spese necessarie a mantenerla) e non costituisce dunque un reddito. Ma secondo l’ Anseb, l’ associazione delle società che li emettono, ben il 70% dei ticket viene staccato nella grande distribuzione e solo una minima parte in bar e ristoranti. Una stretta sui controlli rischia di danneggiare notevolmente questo mercato, che ormai vale 3 miliardi di euro all’ anno e fino ad oggi è servito come un vero e proprio supporto al reddito da molti consumatori, costretti ad arrangiarsi nel periodo della grande crisi. L’ Anseb stima che oltre il 40% dei lavoratori che pranzano fuori casa usufruiscano del buono pasto per pagare: le statistiche parlano di 2,5 milioni di lavoratori. Gli esercizi che li accettano sono circa 150mila, ma solo una minima parte di loro sono attrezzati per prendere i buoni elettronici, per i quali è necessario avere a disposizione il relativo Pos. QUESTO, per Altroconsumo, è il vero problema: «L’ accettazione dei buoni elettronici è davvero molto bassa. Ad esempio, pensando ai Ticket restaurant (tra i più diffusi), la card è accettata da appena 35.000 esercizi commerciali contro i 150.000 esercizi che accettano i buoni cartacei (appena il 23% degli esercizi convenzionati)». Già ora la Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, denuncia «un morso da 500 milioni all’ anno» ‘mangiato’ dalla differenza tra il valore facciale dei buoni e quello riconosciuto dai committenti. Ora si aggiungerà il costo d’ installazione dei Pos. Il sistema dei buoni pasto elettronici, così come quello dei buoni pasto cartacei, è frammentato con tanti operatori presenti sul mercato: una selva che divora i margini di tutti.
elena comelli
Il Giorno, 20/08/2015 04:17
carlo rienzi.
Codacons
Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo del buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo. É pronta una class action.
La Repubblica, 20/08/2015 04:16
Addio alla spesa con i buoni pasto Ma i supermarket non ci stanno
i ticket elettronici dovranno essere spesi singolarmente mentre oggi è ancora possibile cumularli.
ROSARIA AMATO ROMA . Dall’ 1 luglio la soglia di detassazione dei buoni pasto elettronici è passata da 5,29 a 7 euro: una novità salutata con entusiasmo dalle aziende emettitrici, qualcuno parla già di aumenti di ordini da parte delle imprese fino all’ 80-85%, ma che ha sollevato qualche preoccupazione per le conseguenze sui lavoratori. Infatti il beneficio fiscale, introdotto dalla legge di stabilità 2015, si limita ai ticket elettronici. La norma evidentemente vuole incentivare l’ uso dei buoni pasto digitali, con il vantaggio di una immediata tracciabilità della spesa. Ma la maggiore tracciabilità si potrebbe tradurre in maggiori controlli, e quindi i lavoratori potrebbero trovarsi nella situazione di non poter più spendere i buoni pasto in blocchi di dieci al supermercato, come può succedere adesso, in barba alla legge che ne vieta la cumulabilità( ai fini della defiscalizzazione per l’ azienda) e che lo definisce come “servizio sostitutivo di mensa”. Il Codacons parla di «grave violazione alla libertà dei cittadini» dal momento che «il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore, che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento», e sta valutando l’ ipotesi di una class action. Di violazione, sicuramente, non si può parlare perché da sempre i buoni pasto sono, come scritto su ogni tessera elettronica e su ogni biglietto cartaceo, non cumulabili né cedibili nè convertibili in danaro: l’ Art. 51 comma 2 del T.U.I.R (Testo Unico sulle Imposte sui Redditi) dispone che l’ esenzione fiscale valga solo fino a 5,29 euro “giornalieri” (tetto ora elevato a 7 euro). Però si tratta di norme non sempre applicate alla lettera: dalle monumentali discussioni aperte sul tema in questi giorni sulla rete emergono le prassi più diverse, ci sono supermercati che accettano i buoni pasto in pagamento per tutta la spesa alimentare, o per metà della spesa alimentare, o che pongono un tetto al numero dei ticket senza badare al contenuto della spesa. «Il cumulo è molto meno frequente di quanto si pensi – assicura Stefania Rausa, direttore marketing e comunicazione di Edenred Italia, azienda leader nel mercato – dalle nostre indagini di solito gli utenti nella maggior parte dei casi si limitano a spenderne due per volta. La legge stabilisce che la spesa di un buono fino a 7 euro gode di vantaggi fiscali, se se ne spendono tre o quattro per volta il datore di lavoro gode di quei vantaggi senza averne diritto, e quindi dovrebbe fare delle indagini per capire come si comportano i dipendenti per poi regolarsi di conseguenza. Le nostre aziende clienti non ce l’ hanno mai chiesto, e comunque la tracciabilità esiste anche con il buono pasto cartaceo, che va datato e firmato. Ci possono essere delle distorsioni nella prassi, ma non credo che l’ obiettivo del governo con questa norma sia quello di limitare l’ uso dei buoni pasto, semmai è quello di spingere i consumi. Da un’ indagine che abbiamo commissionato all’ Università di Tor Vergata e OpenEconomics emerge che se l’ aumento della soglia arrivasse al 70% dei buoni pasto (al momento la quota di quelli elettronici è tra il 15 e il 20%) ci sarebbe un maggiore introito fiscale di 936 milioni di euro l’ anno per lo Stato». ©RIPRODUZIONE RISERVATA Circa i due terzi vengono spesi nella grande distribuzione. I sindacati: un diritto da non toccare.
rosaria amato
La Nazione, 20/08/2015 04:16
carlo rienzi.
Codacons
Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo del buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo. É pronta una class action.
La Nazione, 20/08/2015 04:16
A rischio la spesa coi buoni pasto I consumatori: class action pronta
maggiori controlli sui ticket: non più di uno al giorno, solo nei feriali.
Elena Comelli ROMA ADDIO spesa al supermercato con i buoni pasto? Sarà questa la probabile conseguenza della nuova normativa che ha alzato da 5,29 a 7 euro il valore esentasse dei ticket, ma solo se elettronici, quindi caricati su una tessera con il microchip. Per i buoni cartacei, invece, il tetto di esenzione è rimasto fissato a 5,29 euro. Di conseguenza, ai lavoratori che beneficiano dei ticket elettronici ogni mese entrerà in tasca qualche centesimo di euro in più. Ma diventerà sempre più difficile utilizzarli in maniera ‘illegale’, accumulandoli durante la settimana per poi spenderli tutti in una volta e fare la spesa esentasse. Con l’ utilizzo di massa dei ticket elettronici, che al momento costituiscono solo il 15% del totale, sarà molto più facile per le autorità controllare la spesa e tracciarla. PROPRIO su questo punto si concentrano gli strali di alcune associazioni consumatori, che annunciano battaglia. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini», denuncia Carlo Rienzi, presidente del Codacons, che sta valutando la fattibilità di una class action contro la nuova normativa, entrata in vigore dal 1° luglio. «Il buono pasto – sostiene Rienzi – è un diritto acquisito del lavoratore, che può utilizzarlo a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». La legge di Stabilità per il 2015, in realtà, ha modificato il Testo unico sulle imposte sui redditi del 1986 solo alzando il livello di esenzione per il buono pasto elettronico, che è stato portato a 7 euro, per adeguarlo ai livelli europei. Ma tutto il resto è rimasto invariato. GIÀ da prima, infatti, era vietato cumularli per fare la spesa esentasse, com’ è stampato sui buoni che molti hanno in tasca: «Non sono cedibili, commercializzabili, cumulabili o convertibili in denaro». Il buono pasto non va tassato, in sostanza, perché sostituisce la mensa vera e propria (alleggerendo il datore di lavoro dalle spese necessarie a mantenerla) e non costituisce dunque un reddito. Ma secondo l’ Anseb, l’ associazione delle società che li emettono, ben il 70% dei ticket viene staccato nella grande distribuzione e solo una minima parte in bar e ristoranti. Una stretta sui controlli rischia di danneggiare notevolmente questo mercato, che ormai vale 3 miliardi di euro all’ anno e fino ad oggi è servito come un vero e proprio supporto al reddito da molti consumatori, costretti ad arrangiarsi nel periodo della grande crisi. L’ Anseb stima che oltre il 40% dei lavoratori che pranzano fuori casa usufruiscano del buono pasto per pagare: le statistiche parlano di 2,5 milioni di lavoratori. Gli esercizi che li accettano sono circa 150mila, ma solo una minima parte di loro sono attrezzati per prendere i buoni elettronici, per i quali è necessario avere a disposizione il relativo Pos. QUESTO, per Altroconsumo, è il vero problema: «L’ accettazione dei buoni elettronici è davvero molto bassa. Ad esempio, pensando ai Ticket restaurant (tra i più diffusi), la card è accettata da appena 35.000 esercizi commerciali contro i 150.000 esercizi che accettano i buoni cartacei (appena il 23% degli esercizi convenzionati)». Già ora la Fipe, la Federazione dei pubblici esercizi, denuncia «un morso da 500 milioni all’ anno» ‘mangiato’ dalla differenza tra il valore facciale dei buoni e quello riconosciuto dai committenti. Ora si aggiungerà il costo d’ installazione dei Pos. Il sistema dei buoni pasto elettronici, così come quello dei buoni pasto cartacei, è frammentato con tanti operatori presenti sul mercato: una selva che divora i margini di tutti.
elena comelli
La Nazione, 20/08/2015 04:16
la protesta.
Il Codacons presenterà ricorso contro le modifiche normative e fiscali sui buoni pasto, e sta …
Il Codacons presenterà ricorso contro le modifiche normative e fiscali sui buoni pasto, e sta valutando la fattibilità di una class action a tutela dei lavoratori.
Il Giorno, 20/08/2015 04:16
la protesta.
Il Codacons presenterà ricorso contro le modifiche normative e fiscali sui buoni pasto, e sta …
Il Codacons presenterà ricorso contro le modifiche normative e fiscali sui buoni pasto, e sta valutando la fattibilità di una class action a tutela dei lavoratori.
Giornale di Sicilia, 20/08/2015 04:02
carburanti. il greggio ha toccato quota 41 dollari. i consumatori: prezzi troppo cari al distributore. la replica: più bassi di un anno fa.
Il petrolio cala ma la benzina no: è polemica
Le quotazioni del petrolio a New York scendono al punto più basso da sei anni, sotto i 41 dollari al barile, ma per l’ automobilista al ritorno dalle vacanze i prezzi non calano altrettanto. È la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef contestano i prezzi «troppo eleva ti» della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. «La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievi tare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petroli», afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per cir ca 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata calando da circa 100 dollari al barile a circa 40 gli analisti si attendono a breve nuovi ribassi fino a circa 30 dollari. In Italia nel frattempo, ricordano i consumatori, il prezzo della benzina alla pompa è passata 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56. Ma l’ Unione petrolifera ribatte: il prezzo della benzina rispetto ad un anno fa è attualmente inferiore di 18,5 centesimi di euro al litro, mentre quello del gasolio di 22,6 centesimi e che in entrambi i casi si tratta di riduzioni maggiori delle quotazioni internazionali.
Corriere del Veneto (ed. Verona), 20/08/2015 04:02
la denuncia dopo polemiche e sentenze.
Sert, i residenti: «Soli nel degrado, chiuderlo subito»
VERONA Sert e software. Usl 20, medici licenziati e reintegrati, Codacons. Dopo le polemiche e le sentenze degli ultimi giorni, dopo le denuncie e le controquerele che continuano a susseguirsi, è la volta dei residenti. Stavolta sono loro i cittadini della quarta Circoscrizione a parlare. Anzi, a protestare e a chiedere l’ immediata chiusura del Sert. a pagina 9.
Corriere del Veneto (ed. Verona), 20/08/2015 04:02
«Stangata da 1.100 euro a famiglia» Dilaga il buono sconto, sos dei librai
consumatori: rincari record. boom di offerte online e nei market. i consigli anti bidone.
VERONA «Spendi e riprendi», «Un risparmio a pieni voti», «Riempi lo zaino di convenienza». 16 settembre: manca ancora quasi un mese al fatidico primo giorno del nuovo anno scolastico, eppure i motori per riempire gli zaini di accessori e gli scaffali di libri si stanno già scaldando. Anzi, a giudicare dall’ exploit di offerte che già campeggiano in questi giorni praticamente in tutti gli store e i negozi della grande distribuzione la corsa agli acquisti ha già preso il via. Fare il pieno di diari, pastelli, attrezzature da disegno e magari anche degli ultra moderni tablet, quest’ anno però costerà di più. Un rincaro tutt’ altro che irrisorio, mettono in guardia le associazioni che tutelano i consumatori. Tanto che Codacons, cifre alla mano, ha già tracciato la mappa degli aumenti parlando senza mezzi termini di «stangata di settembre»: che si vada nella cartoleria in pieno centro o nel centro commerciale in periferia la spesa sarà più alta che nel 2014 e le famiglie sborseranno l’ 1,7 % in più, cioè una media di 500 euro a studente solo per zaini, quaderni, astucci: «Con i libri di testo si possono superare i 1.100 euro». Anche Federconsumatori indica un incremento dell’ 1,5% a studente. Per chi si spende di più? I bambini delle prime classi, i ragazzi delle prime medie e primo anno di superiori soprattutto, perché oltre al corredo scolastico andranno comprati libri e dizionari: solo per i testi Federconsumatori ha calcolato una media di 485,20 euro di spesa per i ragazzi delle medie e di 797 euro per quelli delle superiori. «Tali spese – sottolinea l’ associazione – mettono a dura prova i bilanci delle famiglie già in forte crisi: basti pensare che il loro potere di acquisto dal 2008 è diminuito di oltre il 13,4%». Come limitare il contraccolpo? Sempre più spesso ci si rifugia nel mercato online, qualcuno fa incetta nell’ usato ma a calamitare l’ attenzione, con tanto di volantini porta a porta e mega cartelloni zeppi di colori e slogan, in questi giorni sono soprattutto le catene della grande distribuzione. E allora lo zaino-trolley di Cenerentola, che da listino costa 69 euro, se si è fortunati in qualche supermercato lo si può trovare già con lo sconto e pagarlo 41 euro. Anche per l’ asilo si risparmia: il piccolo zainetto con ruote di Peppa Pig arriva a 26,50 euro, ma scegliendo il mondo Disney si scende a 19 euro. E poi c’ è l’ universo-libri di testo: uno dei capitoli più pesanti per la spesa di settembre. Anche in questo caso, impazzano le offerte nei supermarket: dal 15 al 20% di «sconto immediato alla cassa su tutti i testi scolastici», risparmio che viene tramutato in buoni-spesa. Si tratta di una promozione attuata ormai da tutte da catene, da Eurospar-Despar al Pam, da Auchan a Conad, da Esselunga a Coop (per citarne solo alcune). Senza dimenticare l’ online: il sito adozionilibriscolastici.it permette di comprare tutti i libri scolastici con pochissimi clic.È sufficiente selezionare la propria regione, provincia e comune, quindi la scuola e la sezione. Sarà quindi disponibile online la lista di libri e con un solo clic sarà possibile ordinarli tutti su Amazon. Per l’ usato, Libraccio offre un servizio simile ad Amazon anche se non altrettanto semplice e veloce mentre il supermercato Coop offre uno sconto del 40% sul prezzo di copertina 2015 per i libri usati (non cumulabile con gli sconti sul prezzo di copertina per i libri nuovi).«Ma sia l’ online che la grande distribuzione stanno danneggiando pesantemente noi librai – denuncia Paolo Ambrosini, presidente provinciale dei librai Ali Confcommercio -. Abbiamo già evidenziato al ministero che tali pratiche sono contrarie allo spirito della legge. Quelli in atto in questi giorni nei supermercati sono autentici temporary store, che da ottobre non esisteranno più, mentre noi librai garantiamo un servizio tutto l’ anno. Se i clienti hanno problemi con i testi acquistati nei supermarket,è a noi che poi si rivolgono. Chiediamo quindi il rispetto delle normative». Intanto, per le famiglie, Adiconsum Verona ha stilato un vademecum anti bidone: «Impariamo a comprare i libri di testo quando la lista docenti è confermata e a verificare quali siano i testi obbligatori e quelli semplicemente “consigliati” – avverte il presidente Davide Cecchinato -. Attenzione alle offerte della grande distribuzione organizzata, sul mercato dell’ usato invece è consigliabile verificare che l’ edizione del libro sia aggiornata e che eventuali prodotti a corredo siano presenti e in buono stato. Se invece acquistiamo un testo nuovo informiamoci sui tempi di consegna. È già capitato che i libri siano arrivati a lezioni già iniziate».Una doppia beffa.
Corriere del Veneto (ed. Verona), 20/08/2015 04:02
Sert, l’ urlo dei residenti: soli nel degrado
«nessuno ci risponde, va chiuso subito». bonavina: mai lamentele. codacons, altra querela al dg.
VERONA Sert e software. Usl 20, medici licenziati e reintegrati, Codacons. Dopo le polemiche e le sentenze degli ultimi giorni, dopo le denuncie e le controquerele che continuano a susseguirsi, è la volta dei residenti. Stavolta sono loro i cittadini della quarta Circoscrizione a parlare. Anzi, a protestare perché «stiamo assistendo in questi mesi e giorni alla farsa di licenziamenti e reintegri al Sert 1 di via Germania alle Golosine per le dispute relative alla proprietà del software gestionale utilizzato con tanto di repliche e controrepliche via stampa. Nessuna parola però da parte dei diretti interessati, direttore generale dell’ Usl 20 Bonavina, dottori Giovanni Serpelloni e Maurizio Gomma, è mai stata spesa nei confronti dei residenti del quartiere che denunciano da anni la situazione di degrado che gli utenti di tale Sert creano nelle zone limitrofe residenziali, commerciali e sportive». Degno di nota che, a denunciarlo pubblicamente, non sia l’ opposizione bensì il consigliere della quarta Circoscrizione Andrea Nardi di «Fare! con Flavio Tosi». Eppure, il dg Bonavina obietta che «in questi anni mai ci sono giunte segnalazioni di degrado relative al Sert di via Germania». Invece, lamenta Nardi, «nessuna risposta è stata data al Consiglio di Circoscrizione, che ha all’ unanimità approvato un ordine del giorno, presentato dal sottoscritto, per togliere il servizio di distribuzione del metadone dalla struttura sita in via Germania.Io, il consiglio, i residenti ci chiediamo se non sia una danno alla collettività istituire un servizio di distribuzione di succedanei alla droga nel bel mezzo di un quartiere residenziale con affianco un centro sportivo e le scuole materne e elementari». E Nardi si spinge oltre: «Ma qualche domanda in più me la farei, quanti soldi spende la collettività per acquistare il metadone? Quanti utenti in percentuale che usufruiscono di questo servizio sono definitivamente usciti dal tunnel della droga? È più economico e utile in termini di risultato destinare tali risorse alle varie comunità terapeutiche già presenti sul territorio? Attendiamo quindi fiduciosi che venga fatto al più presto il vero interesse della collettività, la chiusura di tale servizio dal Sert 1 di Via Germania». Per quanto riguarda il metadone, comunque, il dg Bonavina mette in chiaro che «la tossicodipendenza è considerata una malattia e che la questione è interamente regolata dalla legge nazionale: proteste in merito, quindi, non vanno certo rivolte all’ Usl 20». Intanto ieri, in attesa della delibera con cui il dg Bonavina reintegrerà in servizio Serpelloni su esecuzione della sentenza appena emessa dal Tribunale, è tornato a farsi sentire il Codacons, l’ associazione a cui i tre ex vertici del Sert (Serpelloni, Gomma e il collega Oliviero Bosco) hanno ceduto i diritti del tanto conteso software Mfp da milioni di euro e ora in uso ai Sert di mezza Italia: «Poiché il dg Bonavina accusa i ricercatori di essersi appropriati di un bene dello Stato, abbiamo dato incarico all’ ufficio legale nazionale di presentare denuncia per calunnia pluriaggravata e continuata». Perentoria la risposta del dg: «L’ abitudine della sottoscritta è parlare nelle sedi competenti, non ai mass media». E la bufera imperversa ancora… La. Ted.
la. ted
Corriere della Sera, 20/08/2015 04:00
Sussurri & Grida Seat, il fondo Golden Tree chiede il cambio al vertice
(m.sab.) A pochi giorni dalla comunicazione che l’ 8 settembre prossimo i fondi che detengono la maggioranza di Seat Pagine Gialle conferiranno le proprie partecipazioni nella società a Italiaonline, il gruppo internet e media che fa capo alla Orascom del miliardario egiziano Naguib Sawiris ( a destra nella foto ), arriva a sorpresa la richiesta di un cambio del vertice della società torinese di informazioni commerciali. I soci del fondo Golden Tree Asset Management che attraverso fondo Avenue controlla Seat Pagine Gialle e che detiene una quota del 27,42% della società hanno chiesto la convocazione dell’ assemblea ordinaria della società torinese per revocare l’ attuale consiglio d’ amministrazione presieduto da Vincenzo Santelia ed entrato in carica nell’ aprile del 2015. La richiesta della revoca del consiglio «compreso il presidente» dovrà avvenire previa determinazione del numero dei consiglieri e della durata in carica» degli stessi oltre che della loro remunerazione annua . La richiesta di ricambio avviene in un momento decisivo dell’ operazione di fusione tra Seat Pagine Gialle e Italiaonline. Quest’ ultima società, la sua controllante Libero e i fondi stessi (che entreranno per circa un terzo nel capitale di Italiaonline in seguito al conferimento dei titoli Seat Pagine Gialle) lanceranno infatti nelle prossime settimane un’ Offerta pubblica sul resto del flottante di Seat Pg. I dubbi del Codacons sui crediti delle Poste (m. bor.) «In vista della prossima quotazione di Poste Italiane in Borsa siano forniti al mercato chiarimenti dettagliati circa i crediti ancora non riscossi dalla società». Il Codacons vuol veder chiaro sui bilanci: secondo l’ associazione dei consumatori «si tratta di cifre importanti che non possono passare inosservate. Attualmente i crediti verso la Pubblica amministrazione si aggirerebbero attorno ai due miliardi di euro, ma nulla si sa circa i tempi di riscossione. L’ ingresso di Poste in Borsa può avvenire solo a condizioni di massima trasparenza verso il mercato: per tale motivo chiediamo con urgenza alla Consob di fornire informazioni certe circa la situazione dei crediti della società». E, conclude Codacons nella nota diffusa ieri, «se la Commissione approverà il prospetto di quotazione senza rendere edotto il mercato dei crediti ancora non riscossi da Poste, sarà inevitabile un ricorso al Tar da parte del Codacons, finalizzato ad impugnare il via libera della Consob». L’ addio al Lussemburgo del Banco Popolare ( r. fi.) Banco Popolare ha ceduto la controllata lussemburghese a Banque Havilland per oltre 30 milioni di euro. Lo ha annunciato l’ istituto precisando di aver sottoscritto un accordo per la cessione del 100% del capitale sociale di Bp Luxembourg (esclusa la partecipazione in Aletti Suisse), mantenendone però la gestione di rischi e benefici relativi all’ intero portafoglio crediti.
Il Piccolo, 20/08/2015 03:53
consumatori sul piede di guerra.
«Giù il petrolio ma la benzina mantiene prezzi troppo alti»
ROMA Le quotazioni del petrolio a New York scendono al punto più basso da sei anni, sotto i 41 dollari al barile, ma per l’ automobilista i prezzi non calano altrettanto. È la denuncia delle associazioni dei consumatori. Federconsumatori e Adusbef contestano i prezzi «troppo elevati» della benzina alla pompa, più cari di circa 9 centesimi al litro rispetto a quanto giustificato dagli andamenti del mercato. Mentre il Codacons teme manovre speculative ai danni dei consumatori e annuncia denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. «La pressione fiscale record che tra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti alla pompa, rendendoli i più elevati d’ Europa, non spiega i mancati ribassi dei prezzi nonostante l’ incredibile caduta del petroli», afferma il presidente Carlo Rienzi. In base ai calcoli dell’ Osservatorio di Federconsumatori, il ricarico non giustificato della benzina pesa per circa 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. «Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – per fare cessare una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi».
Il Tirreno, 20/08/2015 03:52
di Stefano Bartoli Una riduzione importante, e si spera reale, per chi accetterà di installare …
di Stefano Bartoli Una riduzione importante, e si spera reale, per chi accetterà di installare la cosiddetta “scatola nera”, cioè un meccanismo elettronico in grado di registrare l’ attività del veicolo e quindi le abitudini di guida dell’ automobilista. Un premio, cioè un prezzo realmente più conveniente, anche per gli assicurati virtuosi, costretti cioè a pagare tariffe molto alte, malgrado la loro diligenza, a causa dell’ alto tasso di sinistri e frodi che avvengono nel proprio territorio. Nessun prezzo di favore, invece, nel caso in cui per la riparazione del mezzo danneggiato ci si rivolga alla carrozzeria convenzionata con l’ assicurazione. Tante le novità per quanto riguarda uno dei costi più importanti per la gestione di un mezzo di locomozione in Italia ovvero l’ Rc Auto, un obbligo a cui si sottraggono sempre più automobilisti: l’ Ania, l’ Associazione nazionale che organizza le imprese assicurative, ha calcolato che su 40,8 milioni di veicoli ben 3,9 non sono coperti in alcun modo, con una percentuale che varia dal 6 per cento del nord fino al 13 del sud, dove a tenere alta la media ci pensa Napoli, città dove già tre anni fa un terzo delle macchine non era in regola. Insomma, tutte cose inserite nel disegno di legge sulla concorrenza attualmente all’ esame in commissione alla Camera: la parte sulle assicurazioni viene ritenuta praticamente conclusa e non dovrebbe subire modifiche. La black box. Dunque, il perno del risparmio, almeno secondo il governo, dovrebbe essere la famosa “scatola nera” o “black box”, cioè un congegno elettronico in grado di registrare tutto ciò che accade nel momento in cui si guida. La norma contenuta nel ddl, salvo variazioni, recita testualmente: «In presenza di almeno una delle seguenti condizioni, da verificarsi in precedenza o contestualmente alla stipulazione del contratto o dei suoi rinnovi, le imprese di assicurazione praticano uno sconto significativo rispetto al prezzo della polizza altrimenti applicato: nei casi in cui vengano installati, su proposta della impresa di assicurazione, o sono già presenti meccanismi elettronici che registrano l’ attività del veicolo, denominati scatola nera o equivalenti». In realtà, alcune compagnie offrono già questa possibilità, ma la novità consiste nel fatto che adesso saranno obbligate a pubblicare sul loro sito l’ entità degli sconti, pena sanzioni salate, tra i 5mila e i 40mila euro nei casi più gravi. Sull’ argomento è già intervenuto il Codacons, secondo cui proprio lo sconto rischia di essere una “bufala”, dato che non comporterebbe alcun vantaggio per gli automobilisti. «Se tutti gli italiani decidessero di dotarsi della scatola nera, la spesa per l’ intero sistema sarebbe pari a 3,1 miliardi di euro, considerato che ogni singolo apparecchio ha un costo di gestione annuo di circa 75 euro. La spesa per l’ installazione, la gestione e la manutenzione della scatola nera, se a carico degli automobilisti, non solo vanificherebbe lo sconto sulle tariffe Rc Auto promesse dal ddl concorrenza, ma addirittura potrebbe determinare rincari in quelle zone d’ Italia dove le tariffe Rc auto sono più basse – ha spiegato il presidente dell’ associazione dei consumatori Carlo Rienzi -. L’ unica possibilità per trasformare la “scatola nera” in un vantaggio per i cittadini, è prevedere che la totalità dei costi relativi all’ apparecchio sia a carico delle imprese assicuratrici». Stop alle stangate locali. L’ altra grande novità (ne parliamo anche a parte) è poi l’ introduzione di un sistema di sconto che allinea il premio, anche per gli assicurati virtuosi costretti a pagare tariffe molto alte a causa dell’ alto tasso di sinistri e frodi nel proprio territorio, a quello medio delle regioni a più basso tasso di sinistrosità. Soddisfatti comunque anche i carrozzieri, visto che resta ferma la «facoltà dell’ assicurato di ottenere l’ integrale risarcimento per la riparazione a regola d’ arte del veicolo danneggiato avvalendosi di imprese di autoriparazione di propria fiducia», ma soprattutto perché cade la possibilità di ottenere uno sconto sulla polizza nel caso in cui, per la riparazione del veicolo, ci si rivolga alla carrozzeria convenzionata con l’ assicurazione. Meno soddisfatte invece proprio le compagnie dell’ Ania, che criticano il ruolo interamente affidato all’ Ivass, l’ Istituto di vigilanza sulle assicurazioni, di fissare gli sconti sulla scatola nera e prospettano nuovi aumenti delle polizze. «Se l’ obiettivo del governo è quello di abbassare i costi – dichiara il presidente dell’ Ania Aldo Minucci – bisogna intervenire sui risarcimenti in caso di incidenti e nella lotta alle frodi: qui i risarcimenti sono superiori, in alcuni casi anche di parecchio, ad esempio rispetto a Francia, Germania, Inghilterra e Spagna. E il numero delle frodi è molto più alto che nel resto d’ Europa». Tutor e danni biologici. Niente sconti invece, ma multe salatissime per chi si farà pizzicare dai tutor, apparecchi dotati di telecamere e in grado di controllare in tempo reale vari parametri, compreso il fatto se un veicolo è assicurato o no. Un tipo di accertamento innovativo per il quale non sarà neanche necessaria la presenza della polizia in loco. Diventa infine decisamente più chiara poi la questione legata ai risarcimenti dei danni biologici da incidente stradale: le tabelle che stabiliscono i criteri saranno applicate entro quattro mesi dall’ entrata in vigore della norma e non sarà più facile farsi rimborsare per il classico “colpo di frusta”. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
stefano bartoli
La Gazzetta del Mezzogiorno, 20/08/2015 03:30
la novità dovrà essere utilizzato in maniera non cumulabile.
Buoni pasto, una rivoluzione defiscalizzati solo gli elettronici
• ROMA. Grandi novità per i buoni pasto. Dal primo luglio per godere della defiscalizzazione fino alla somma di 7 euro, il buono pasto dovrà diventare elettronico. Non solo. Dovrà essere utilizzato in maniera non cumulabile e non spendibile nelle giornate non lavorative. Proprio come prima in realtà ma, con la differenza che, proprio la trasformazione del ticket cartaceo in elettronico renderà estremamente agevoli i controlli. E costringerà negozi e supermercati a rifiutare l’ utilizzo di buoni pasto per cifre superiori ai 7 euro al giorno. Qualora il costo del pasto fosse superiore al valore del ticket, andrà infatti saldato in contanti l’ impor to residuo. Al termine dell’ operazione l’ esercente rilascia uno scontrino con riportato il saldo aggiornato dei buoni pasto residui. La nuova normativa del resto punta proprio da un lato ad armonizzare il regime fiscale dei buoni pasto con le soglie europee, dall’ altro a favorire la digitalizzazione del mercato dei buoni pasto contrastandone l’ utilizzo poco ortodosso presso gli esercizi commerciali che li accettano. Per i lavoratori oltre all’ impossibilità di utilizzare il buono -pasto in maniera diversa del consentito, c’ è anche in vista un altro possibile pericolo. Dato che le aziende non hanno alcun vantaggio fiscale per la parte eccedente il valore di 7 euro è evidente che si tenderà, in fase di accordi di secondo livello, ad armonizzare al ribasso il valore degli stessi qualora prima fosse stato concordato un importo superiore. In caso contrario infatti le aziende avrebbero lo svantaggio di dover rimborsare volta per volta la cifra eccedente e di pagarci sopra anche tasse e contributi. Il Codacons annuncia battaglia con una possibile class action contro le no vità introdotte in tema di buoni pasto, il cui utilizzo non sarà possibile al supermercato o in modo cumulativo. «Si tratta di una grave violazione alla libertà dei cittadini. Il buono pasto è un diritto acquisito del lavoratore – ricorda il Codacons – che può essere utilizzato a seconda delle esigenze del momento. Ad esempio se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo».
La Tribuna di Treviso, 20/08/2015 03:28
Pederobba, un paese all’ Expo di Milano con le sue specialità
sei pullman e un corteo di auto in partenza all’ alba di sabato l’ orgoglio della terra dei marroni al cospetto del mondoposto in prima fila grazie a codaconsil concorso.
PEDEROBBA. Si è guadagnata la vetrina dell’ Expo, unico comune veneto, perché la mostra mercato dei marroni del Monfenera è risultata nel 2014 la più votata quale evento turistico dagli utenti del Codacons. Da maggio alla chiusura dell’ Expo, all’ intero di palazzo Italia-Coldiretti, Pederobba, assieme ad altri 18 paesi selezionati tra gli 8.000 comuni italiani, usufruisce di una pannellatura descrittiva e di un video in sequenza. Il personale della Coldiretti ha stampato e distribuito una guida in un milione di copie in cui appare Pederobba con le sue eccellenze gastronomiche e i prodotti tipici. La presentazione ufficiale si è tenuta il 2 luglio, sabato la giornata ai prodotti di Pederobba. (e.f. ) di Enzo Favero wPEDEROBBA Sei pullman, un corteo di auto al seguito e altre 3 corriere per la Condiretti di Treviso. Partenza alle 5.30 da piazza Case Rosse e arrivo all’ Expo alle 9.30. Rientro nella notte. Mezzo paese sabato si sposterà all’ Expo 2015 a Milano per la giornata dedicata a Pederobba, che avrà nella terrazza giardino del palazzo Coldiretti, collegato a palazzo Italia, la sua vetrina. 250 metri quadri dove il Comune e i produttori di Pederobba faranno conoscere le specialità che caratterizzano il paese ai piedi del Monfenera. A organizzare tutto ha provveduto Annalisa Bordin, consigliere comunale delegata alle attività produttive. Un lavoro di mesi che sabato avrà il suo clou con la giornata dedicata a Pederobba. Il materiale “food” e “non food” verrà consegnato all’ interno del padiglione durante la notte, verso le ore 3. Dalle prime ore di sabato verranno allestiti gli stand e lo chef inizierà a lavorare per sfornare piatti con menù realizzati con i prodotti di Pederobba, accompagnati dalla birra prodotta da “Via Dei Birrai 32”, che esporta in quasi 40 Paesi del mondo ed è stata fornitrice ufficiale del G8, e dal prosecco delle cantine “5 Majo e Ama”. Dentro al Padiglione della Coldiretti, nella terrazza giardino, i produttori di Pederobba saranno i protagonisti in prima persona per costruire un contatto diretto, vivo e concreto con i visitatori in un ambiente segnato dagli odori, dai colori, dalle luci e dalle armonie della campagna e della laboriosità del territorio pedemontano incastonato sul letto del Piave ai piedi del Monfenera-Monte Grappa confinante con il Montello. La terrazza dedicata a Pederobba è dotata anche di una cucina che consentirà le degustazioni e metterà nei piatti e in padella le eccellenze di Pederobba attraverso le mani estrose dello chef pederobbese stellato Andrea Zanin, che coordinerà una squadra di cuochi, trasformando i prodotti in menù sempre nuovi e straordinariamente rappresentativi. Molti saranno i piatti che saranno proposti per valorizzare il fagiolo, il marrone del Monfenera, gli insaccati, i funghi, le verdure, il pane, il pollo rustichello. La giornata sarà animata lungo il cardo da figuranti di Pederobba che richiameranno il pubblico passante e, all’ interno del roof garden, ci sarà anche l’ esibizione del tenore di fama internazionale Francesco Grollo che, dal vivo, accompagnato al pianoforte dal maestro Antonio Camponogara, canterà alcune romanze ispirate ai valori dell’ italianità. Per Pederobba una vetrina invidiabile.
enzo favero
Trentino, 20/08/2015 03:28
In due sul motorino a 16 anni: via libera
cambia il codice della strada. giacomoni (vigili): «pochi i minorenni che prima trasgredivano. notifiche ai genitori»
TRENTO Il comandante della polizia locale Lino Giacomoni ha dato disposizioni agli agenti di attenersi alla nuova normativa. Da lunedì, infatti, si può andare in due sul motorino anche se il conducente (abilitato alla guida) ha 16 anni. È una delle modifiche al Codice della strada introdotte dalla legge 115 del 29 luglio scorso (“Disposizioni per l’ adempimento degli obblighi derivanti dall’ appartenenza dell’ Italia all’ Unione europea”). «Il divieto di circolazione – spiega l’ Asaps, l’ Associazione amici sostenitori polizia stradale – resterà in vigore solo per i 14-15enni in motorino e in caso di ciclomotori non idonei al trasporto di due persone». La modifica riguarda solo l’ età, osserva Giacomoni. Che spiega come in città non vi fossero, in realtà, molte inosservanze del precedente divieto. «Non abbiamo avuto un grosso riscontro di sanzioni irrogate a conducenti minori di 18 anni che trasportassero un passeggero. Forse accadeva ad altre latitudini, ma non qui. Se si veniva colti alla guida si andava incontro non solo a una sanzione pecuniaria, ma anche al fermo amministrativo del veicolo per 60 giorni. Una sanzione pesante per un ragazzo che porta la ragazza. A parte il fatto che avrebbe dovuto rispondere pecuniariamente il genitore, che in quanto esercitante la patria potestà avrebbe anche ricevuto la notifica della sanzione stessa. Non solo: se il trasportato fosse rimasto coinvolto in un incidente, l’ assicurazione non avrebbe pagato o avrebbe fatto rivalsa nei confronti del conducente». Intanto a livello nazionale si levano critiche nei confronti delle modifiche al Codice della strada. Preoccupazione viene espressa in una nota il presidente di Codacons, Carlo Rienzi, secondo cui «le nuove misure non vanno certo nella direzione di aumentare la sicurezza stradale». Alla possibilità di andare in due sullo scooter a partire dai 16 anni, secondo Rienzi, «occorre infatti aggiungere la totale mancanza di controlli in Italia su motorini e minicar», con la «diffusione incontrollata» di mezzi modificati.(l.m.)
Corriere dell’Umbria, 20/08/2015 02:55
no al supermercato.
Limiti ai buoni pasto Il Codacons fa ricorso
AROMA Il Codacons è pronto a presentare ricorso contro le modifiche normative e fiscali relative ai buoni pasto, esta valutando la fattibilità di una class action a tutela dei lavoratori. L’ associazione lo annuncia in una nota relativa alle «novità introdotte in tema di buoni pasto che impediranno agli utenti di utilizzarli al supermercato o comunque in modo cumulativo». Il presidente Carlo Rienzi sottolinea che «una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovun que, anche in modo cumulativo». B.
MF, 20/08/2015 02:40
accelera il programma di reclutamento di 8 mila dipendenti previsto dal piano al 2020.
Poste, subito 3 mila assunzioni
altri 500 nuovi arrivi copriranno posizioni chiave nel gruppo di caio in vista dello sbarco a piazza affari sul recupero dei crediti verso la pubblica amministrazione il tesoro sarebbe pronto a fare da garante.
Poste si quota e assume. In vista dell’ ipo, prevista a cavallo tra ottobre e novembre, il gruppo guidato da Francesco Caio si sta muovendo anche sul fronte dell’ occupazione. E nei prossimi mesi è previsto l’ inserimento di almeno 3 mila dipendenti a tempo determinato Secondo quanto risulta a MF-Milano Finanza, infatti, è partito un corposo programma di inserimenti che comprende sia contratti a tempo determinato che indeterminato cosiddetto a «tutele crescenti». Il reclutamento di personale specializzato e qualificato dà seguito al Piano strategico al 2020 firmato dall’ ad e prevede la creazione di 8 mila posti di lavoro a regime nei prossimi cinque anni. L’ inserimento di nuovo personale è iniziato già dai primi mesi dell’ anno, ma con l’ approvazione del Jobs Act sta avendo una forte spinta. Così nel primo semestre del 2015 sono entrati in azienda oltre 3 mila giovani con contratti a tempo determinato, più 50 a tempo indeterminato destinati agli uffici della direzione centrale. I nuovi arrivi rinforzano le attività di recapito della corrispondenza e l’ organico degli uffici postali, anche oltre la temporanea esigenza di coprire il turnover stagionale. Poste non ha fatto distinzioni di natura territoriale. Da quanto trapela, infatti, gli oltre 3 mila assunti a tempo determinato sono stati distribuiti in modo omogeneo su tutte le aree geografiche del Paese, che si tratti di portalettere, addetti allo sportello o consulenti finanziari. Andando un po’ più nel dettaglio, ne sono stati inseriti 500 tra Lazio, Abruzzo e Sardegna, circa 200 in Emilia-Romagna e Marche, poco più di 160 tra Toscana e Umbria, 600 in Lombardia, 400 nelle aree del Triveneto, 450 tra Piemonte, Valle d’ Aosta e Liguria, intorno ai 600 in Campania, Calabria, Puglia e Basilicata, e infine 250 in Sicilia. Anche nella seconda metà dell’ anno è in atto una nuova tornata di assunzioni. Nei piani della Direzione delle Risorse umane si parla di far entrare in azienda altri 3 mila nuovi addetti, assunti sempre con contratto a tempo determinato. I nuovi arrivi di fine 2015 saranno impiegati per lo più nei servizi di recapito della corrispondenza, mentre circa 600 addetti con profilo commerciale verranno distribuiti in tutta Italia per svolgere servizi di consulenza finanziaria su risparmio e investimenti. Il rinforzo a quest’ area di business, sempre più strategica per Poste insieme a quella assicurativa, si spiega anche con il progetto dell’ ad Caio di aumentare gli utili del prossimo quinquennio. Ma è lo stesso passaggio allo status di quotata che sta spingendo Poste a programmare più di 500 assunzioni a tempo indeterminato di nuovi professionisti, che copriranno posti chiave in azienda. Il percorso verso Piazza Affari è partito ufficialmente l’ 11 agosto scorso, con la presentazione a Borsa Italiana della domanda di ammissione a quotazione delle azioni sul listino e con la richiesta di autorizzazione alla Consob a pubblicare il prospetto informativo sull’ offerta pubblica di vendita. Il gruppo, che dovrebbe sbarcare sul listino con una capitalizzazione di circa 9 miliardi di euro, sarebbe anche vicino a liberarsi di un fardello di oltre 2 miliardi, che impensieriva il mercato. Si tratta dei crediti vantati da Poste verso la Pubblica amministrazione. Secondo anticipazioni di stampa, il ministero dell’ Economia sarebbe pronto a fare da garante del recupero di questi arretrati in tempo per la quotazione. Sulla questione ieri è intervenuto anche il Codacons. «Se la Consob approverà il Prospetto di quotazione senza rendere edotto il mercato dei crediti ancora non riscossi da Poste», scrive l’ associazione dei consumatori, «sarà inevitabile un ricorso al Tar da parte del Codacons, finalizzato a impugnare il via libera». (riproduzione riservata)
angela zoppo
La Stampa, 20/08/2015 00:30
e’ l’ effetto della nuova norma sulla detassazione dei ticket elettronici.
Rivoluzione dei buoni pasto Basta spesa al supermercato
Negli anni si erano trasformati in una sorta di moneta parallela: dal ristorante al supermarket, al posto delle banconote si tirava fuori la mazzetta dei buoni pasto. Al rientro dalle ferie, però, la prospettiva rischia di modificarsi parecchio e accumulare i ticket – un «tesoretto» per almeno 2,3 milioni di italiani – diventerà quasi impossibile. Tanto che qualche associazione di consumatori, a partire dal Codacons, scalda i motori per lanciare una class action. Che è successo? Da luglio, per effetto dell’ ultima Legge Stabilità, è cambiato il regime fiscale applicato ai buoni. Il valore esentasse di quelli elettronici è passato da 5,29 a 7 euro, mentre per quelli cartacei il tetto di esenzione è rimasto fermo a quota 5,29 euro. Un incentivo che spingerà sempre più aziende verso il digitale. Il boom del digitale Rispetto ad un anno fa, calcolano i leader di mercato della Edenred Italia, i volumi delle transazioni effettuate con le carte elettroniche sono balzati dell’ 85 per cento. «E nel giro di tre anni – stima l’ amministratore delegato Andrea Keller – i buoni pasto digitali, che oggi hanno una quota di mercato del 15-20%, saranno la metà di quelli in circolazione». Fatti i calcoli, per i lavoratori il passaggio al buono elettronico significa fino a 400 euro l’ anno in più da spendere. Bene, benissimo. Anzi no. In teoria, infatti, si può utilizzare un solo ticket al giorno. Regola disattesa spesso e volentieri, e d’ altronde fin qui i controlli sono stati parecchio complicati. I ticket digitali, invece, saranno completamente tracciabili: impossibile sgarrare. E quindi? Toccherà dire addio ai buoni accumulati in settimana e sfoderati tutti insieme durante la spesa del week end. L’ alt dei consumatori «Si tratta di una violazione grave della libertà dei cittadini», attacca il presidente del Codacons Carlo Rienzi. «Ad esempio – ragiona – se si decide di non pranzare o di portare il pranzo da casa, non è in alcun modo pensabile costringere il lavoratore ad utilizzare il ticket di quel giorno solo per il pasto o per la mensa. Una volta acquisito, il diritto all’ utilizzo di quel buono pasto deve valere sempre e ovunque, anche in modo cumulativo». Gli svantaggi Non è così, e infatti Altroconsumo spiega che «i buoni elettronici hanno gli stessi limiti di quelli cartacei». Semmai gli svantaggi del digitale sono altri, dicono dall’ Adiconsum: i consumatori, almeno all’ inizio, potrebbero scontrarsi con l’ inadeguatezza ad accettarli da parte di piccoli esercenti.
giuseppe bottero
La Stampa, 20/08/2015 00:30
i consumatori contro i mancati ribassi.
Caro-benzina, esposto del Codacons in Procura
La quotazione del petrolio a New York scende al minimo da sei anni, sotto i 41 dollari al barile, ma per gli automobilisti italiani i benefici si fanno attendere, Secondo le associazioni Federconsumatori e Adusbef i prezzi dei carburanti sono 9 più alti di quanto giustificato dal mercato. L’ Osservatorio di Federconsumatori dice che il ricarico non giustificato della benzina pesa per 108 euro l’ anno ad automobilista per i costi diretti, ai quali si aggiungono 87 euro di costi indiretti dovuti ai maggiori costi di trasporto delle merci. «Chiediamo a chi ha responsabilità istituzionali di intervenire – affermano i presidenti Elio Lannutti e Rosario Trefiletti – in una situazione che colpisce le famiglie in una situazione di grave crisi». Da agosto 2014 ad agosto 2015 la quotazione del petrolio è più che dimezzata da 100 dollari al barile a 40. In Italia nel frattempo, denunciano i consumatori, il prezzo della benzina è sceso molto meno, da 1,74 euro al litro nel 2014 a 1,56 Un’ altra associazione, il Codacons, teme manovre speculative ai danni dei consumatori e prepara denunce alla Procura di Roma e all’ Antitrust. «La pressione fiscale record» dice il presidente Carlo Rienzi, «fra Iva e accise fa lievitare i listini dei carburanti al distributore, rendendoli i più elevati d’ Europa, ma non basta a spiegare i mancati ribassi dei prezzi, nonostante l’ incredibile caduta del petrolio». [r. e.]
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