9 Agosto 2015

Rassegna stampa del 9 agosto 2015

Rassegna stampa del 9 agosto 2015

>ANSA-FOCUS/ Movida salentina,folle di giovani e tante polemiche
Sindaco,colpa famiglie.Gestori locali,problema è disagio sociale
BARI
(di Paolo Melchiorre) (ANSA) – BARI, 9 AGO – Il commento più duro è arrivato dal sindaco di Gallipoli, Francesco Errico, che guida una delle capitali della ‘movida’ salentina. “Se le famiglie esercitassero un po’ più di controllo sui figli – ha scritto su Twitter – non morirebbe un 18enne la settimana in disco. Se non sai educare non procreare”. In molti puntano il dito sul disagio sociale in cui vivono i giovani, e c’è chi chiede un giro di vite sino a prospettare l’utilizzo di cani antidroga agli ingressi delle discoteche. La morte di Lorenzo Toma dinanzi al locale Guendalina di Santa Cesarea Terme trascina rabbia, rimpianti e polemiche sul significato della ‘movida’ salentina. Era accaduto anche pochi giorni fa per la morte di un ragazzo sedicenne al Cocoricò di Riccione. La replica al sindaco non si è fatta attendere. “La dichiarazione è di una tale mediocrità e volgarità oltre che lesiva del dolore di coloro che piangono i loro figli da non meritare alcuna risposta” ha detto l’avvocato Roberto Bianchi, legale della famiglia di Lamberto Lucaccioni, il ragazzo morto dopo una serata a Cocoricò. “E’ stato un fulmine a ciel sereno – ha commentato Maurizio Pasca, salentino e presidente nazionale del Silb (Sindacato locali da ballo) – ho incontrato il ministro dell’Interno Angelino Alfano martedì scorso per discutere di questi problemi che non sono riconducibili alle discoteche. C’è un disagio sociale diffuso e i primi a pagarne conseguenze sono i contenitori come le discoteche, che dovrebbero essere gioia di vita”. Domani riunione straordinaria a Bologna della giunta nazionale del Silb. Sulla stessa linea il vice presidente nazionale e presidente della Federbalneari del Salento, Mauro Della Valle, per il quale questa tragedia “è anche un termometro della situazione sociale che i ragazzi vivono quotidianamente, non riguarda solo i locali da ballo” e richiama alla “educazione famigliare che viene impartita ai ragazzi”. C’è chi invece chiede un cambiamento nell’approccio alla prevenzione delle tragedie o il pugno di ferro nei confronti dei gestori dei locali. E’ necessario “implementare gli sforzi tesi a prevenire e reprimere qualsiasi condizione potenzialmente pericolosa per i soggetti che frequentano le discoteche” sostiene il segretario del Silp Cgil Daniele Tissone. “Un’altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocoricò di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida” è l’opinione del Codacons. Scende in campo anche la politica. Il deputato pugliese Nuccio Altieri (Conservatori e Riformisti) chiede che il ministero dell’Interno “attivi immediatamente una importante operazione di controllo in tutta Italia con cani antidroga all’ingresso delle discoteche”. Resta il problema di come controllare decine di migliaia di giovani che nelle sere d’estate si riversano in locali e stabilimenti balneari del Salento ed evitare che la tragedia diventi quasi un ‘prezzo’ da pagare alla voglia di divertimento. (ANSA).

Ragazzo morto davanti discoteca: Codacons,serve giro di vite
BARI
(ANSA) – BARI, 9 AGO – “Un’altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocoricò di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida”. Lo sostiene in una nota il Codacons, intervenendo sulla tragedia del 19enne deceduto dopo una serata in un locale di Santa Cesarea Terme Lecce). “In attesa che siano chiarite le cause del decesso – afferma in una nota il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza e adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’interno dei locali. È intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia, chiederemo come per il Cocoricò la chiusura immediata della struttura”. (ANSA).

ilgiorno.com (Milano), 09/08/2015 18:32
“Punta dalle cimici sul treno”. E la viaggiatrice milanese chiede i danni
MIlano, 9 agosto 2015 – Sarà assistita dai legali del Codacons – come annuncia un comunicato dell’ associazione – la viaggiatrice milanese che ha denunciato di essere stata punta da cimici su un treno che copre la tratta Milano-Chiavari . Sul corpo le sono comparsi strani segni, simili a punture di insetti. Un dermatologo dell’ ospedale Maggiore – informa sil Codacons – l’ ha visitata e ha scritto nel referto: “Dermatite da causa esogena, in prima ipotesi cimicosi. Comparsa di lesioni eritemato-papulari centrate, come da puntura di insetto (cimicosi) con numerose lesioni sparse e cosce e tronco prevalentemente”. Poiché la signora non usa altri mezzi pubblici e viene esclusa l’ origine alimentare del problema – riferisce ancora il Codacons – “gli stessi medici ipotizzano che le punture siano avvenute a bordo dei treni spesso utilizzati dalla donna nell’ ultimo periodo”. ” Sarà intentata una nuova causa risarcitoria contro Trenitalia – annuncia il Codacons -, volta a far ottenere alla passeggera il giusto risarcimento per i danni subiti in termini di lesioni fisiche e stress”.
 
 
corriere.it (Milano), 09/08/2015 18:14
il caso.
“Sono stata punta da cimici in treno” Milanese chiede i danni a Trenitalia
la donna sarebbe stata aggredita dagli insetti sulla tratta milano-chiavari. medicata in ospedale si è rivolta al codacons.
“Mi hanno punto sul treno le cimici”. E così una milanese, che si è fatta medicare in ospedale, ha decido di far causa e chiedere i danni a Trenitalia. E sarà assistita dai legali del Codacons – come annuncia un comunicato dell’ associazione – la viaggiatrice milanese che ha denunciato di essere stata punta su un treno che copre la tratta Milano-Chiavari. “Sul corpo le sono comparsi strani segni, simili a punture di insetti”. E un dermatologo dell’ ospedale Maggiore – informa il Codacons – dopo la visita ha scritto nel referto: “Dermatite da causa esogena, in prima ipotesi cimicosi. Comparsa di lesioni eritemato-papulari centrate, come da puntura di insetto (cimicosi) con numerose lesioni sparse e cosce e tronco prevalentemente”. Poiché la signora non usa altri mezzi pubblici e viene esclusa l’ origine alimentare del problema, riferisce ancora il Codacons , “gli stessi medici ipotizzano che le punture siano avvenute a bordo dei treni spesso utilizzati dalla donna nell’ ultimo periodo”. Sarà quindi intentata “una causa risarcitoria contro Trenitalia – annuncia il Codacons -, volta a far ottenere alla passeggera il giusto risarcimento per i danni subiti in termini di lesioni fisiche e stress”.
 
 
ilgiornale.it, 09/08/2015 17:57
Morto in discoteca, il sindaco: “Se non sapete educare, non procreate”
dopo il giovane morto in overdose da ecstasy al cocoricò, un 18enne perde la vita in un locale in salento. il sindaco di gallipoli dà la colpa alle famiglie e il codacons chiede un giro di vite. tutta colpa delle famiglie e della società?
Prima è morto Lamberto Lucaccioni, 16enne di Città di Castello (Perugia) ucciso il 19 luglio scorso da un overdose di ecstasy al Cocoricò di Riccione. Poi, dopo settimane di polemiche e la chiusura del locale, ha perso stanotte la vita Lorenzo Toma , 18enne salentino che ieri ha passato la serata alla discoteca Guendalina a Santa Cesarea Terme (Lecce). Entrambi sono morti dopo una serata in cui volevano solo divertirsi. Sono morti durante le vacanze, dopo aver ballato, riso e scherzato con gli amici. Da giorni ci si interroga sulla decisione del prefetto di chiudere il Cocoricò: servirà davvero a evitare casi simili? Non è meglio ripensare il modo in cui si fa prevenzione, con campagne serie a scuola e nei luoghi di aggregazione giovanile? A dire la sua oggi è il sindaco di Gallipoli che su Twitter lancia una provocazione che sta già facendo discutere: “Se le famiglie esercitassero un pò più di controllo sui figli non morirebbe un 18enne la settimana in disco”, dice, “Se non sai educare non procreare”.
chiara sarra
 
 
Rai News, 09/08/2015 17:56
indagini in corso.
Salento, ragazzo muore dopo malore in discoteca. Il Sindaco di Gallipoli: “Colpa delle famiglie”
lorenzo toma, 19 anni, è morto per un malore all’ uscita della discoteca guendalina di santa cesarea terme. il codacons chiede un giro di vite sui locali, il sindaco di gallipoli: “se famiglie esercitassero più controlli ragazzi non morirebbero in discoteca”
È stato colto da un malore dopo una serata nella discoteca Guendalina di Santa Cesarea Terme, sulla costa adriatica del Salento. Così è morto Lorenzo Toma, 19 anni. L’ allarme è stato dato alle 6,30 di questa mattina quando qualcuno ha telefonato ai carabinieri segnalando la presenza di un giovane che si sentiva male davanti alla discoteca. Un’ altra morte in un locale – dopo quella di Lamberto Lucaccioni, il 16enne di Città di Castello ucciso da un’ overdose di ecstasy al Cocoricò – che riaccende le polemiche. Nel dibattito è intervenuto Francesco Errico, il sindaco di Gallipoili, un altro centro della movida salentina. “Se le famiglie esercitassero un pò più di controllo sui figli non morirebbe un 18enne la settimana in disco. Se non sai educare non procreare”. Il racconto degli amici: avrebbe bevuto qualcosa da una bottiglia Gli amici e la fidanzata di Lorenzo Toma, che erano con lui in discoteca, avrebbero riferito ai carabinieri che il giovane si è sentito male subito dopo aver bevuto qualcosa da una bottiglia, che i militari stanno cercando di ritrovare. Quando è arrivato all’ ospedale Vito Fazzi di Lecce, il 19enne era già morto. Unica testimone al momento della tragedia è stata un’ amica del giovane che ha riferito ai carabinieri del nesso tra l’ assunzione del liquido ingerito dalla bottiglia che il giovane aveva in mano e il malore accusato dallo studente. Nei prossimi giorni sarà effettuata l’ autopsia, che consentirà di verificare se avesse assunto alcol o droghe e se il malore che lo ha condotto alla morte possa essere ad essi ricollegabile o si sia trattato di un evento naturale. Prefetto convoca Comitato di sicurezza In relazione alla morte del 19enne, il Prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha convocato per domani alle 13 in Prefettura a Lecce una riunione del Comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza pubblica. La scorsa settimana, in una riunione del comitato, si era discusso delle iniziative di prevenzione per evitare tragedie nelle discoteche, dopo quella al ‘Cocoricò” di Riccione, tra le quali eventuali sanzioni commisurate al curriculum pregresso dei locali. Codacons chiede giro di vite sui locali “Un’ altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocoricò di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida”. Lo afferma il Codacons. “In attesa che siano chiarite le cause del decesso, è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza e adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’ interno dei locali – afferma il Presidente Carlo Rienzi – È intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia, chiederemo come per il Cocoricò la chiusura immediata della struttura”. L’ iniziativa della discoteca a sostegno del Cocoricò Tra gli appuntamenti della discoteca ‘Guendalina’ è in programma, per il 12 agosto,il ‘Cocoricò night’, a sostegno del locale di Riccione chiuso dalle autorità per quattro mesi dopo il decesso di un sedicenne.
 
 
Affari Italiani, 09/08/2015 17:36
Muore dopo una serata in disco. “Ha bevuto qualcosa ed è stato male”
un ragazzo di 19 anni s’ è sentito male all’ uscita dal locale. e’ accaduto dinanzi al guendalina di santa cesarea, in salento. gli amici: “ha bevuto e si è accasciato”. il prefetto convoca il comitato per la sicurezza.
Un malore dopo una notte trascorsa in discoteca: è morto così Lorenzo Toma, leccese di 19 anni. Venti giorni dopo il decesso del sedicenne Lamberto Lucaccioni al Cocoricò di Riccione, la tragedia si consuma in Salento, davanti alla discoteca Guendalina di Santa Cesarea, una delle più famose d’ Italia. La stessa che per il 12 agosto ha organizzato una “Cocoricò night”, serata a sostegno del locale emiliano che, dopo la morte per overdose di ecstasy del giovanissimo avventore, è stato chiuso per quattro mesi dal prefetto di Rimini. Per la struttura, tuttavia,non è stato adottato nessun provvedimento. E ora i riflettori sono tutti puntati sulla discoteca salentina e sulle cause del decesso di Lorenzo. Il ragazzo – stando alle prime ricostruzioni – si sarebbe sentito male appena fuori dal locale e sarebbe stato immediatamente soccorso dai sanitari del 118, che non sono riusciti a rianimarlo. La morte è arrivata fulminea, sotto gli occhi attoniti degli amici con cui aveva deciso di trascorrere il sabato sera. Gli stessi che sono stati ascoltati per ore dai carabinieri del Nucleo investigativo di Lecce e della Compagnia di Maglie, intenzionati a capire se il diciannovenne abbia assunto alcol o droghe, oppure entrambi, e se possa essere stato ucciso dal mix micidiale. Tra le ipotesi anche quella di un malore provocato da una bibita ghiacciata che possa avergli provocato una congestione fatale. Questa sarebbe la tesi di chi era con lui: “Ha bevuto qualcosa e subito dopo si è sentito male”.E’ quanto avrebbero riferito ai carabinieri gli amici e la fidanzata. Ma gli inquirenti nutrono forti dubbi su questa versione. Il giovane era già morto quando è arrivato all’ ospedale Vito Fazzi di Lecce. Dopo l’ allarme dato telefonicamente al ‘118’ e ai carabinieri poco dopo le 6,30 di stamani, sono arrivati i militari dell’ Arma e personale medico e sanitario. Quest’ ultimo ha tentato inutilmente per oltre un’ ora di rianimare sul posto il giovane, trovato riverso per terra vicino all’ ingresso della discoteca. Il magistrato di turno alla Procura della Repubblica di Lecce, Stefania Mininni, ha già disposto l’ autopsia ed è molto probabile che saranno eseguiti esami tossicologici per chiarire le cause del decesso. Tra le persone da interrogare anche i titolari del Guendalina e gli addetti alla security, che potrebbero aver notato Lorenzo e la sua comitiva e – stando ad alcune indiscrezioni – lo avrebbero anche redarguito poco prima che si sentisse male. Il decesso di Toma sposta dunque l’ attenzione dell’ opinione pubblica e delle forze dell’ ordine sulla costa adriatica salentina, dopo che nelle scorse settimane i riflettori sono stati interamente puntati su Gallipoli e la sua movida selvaggia, con tanto di episodi di spaccio documentati davanti alle più note discoteche. Intanto il Prefetto di Lecce, Claudio Palomba, ha convocato per domani alle 13 in Prefettura a Lecce una riunione del Comitato provinciale per l’ ordine e la sicurezza pubblica. La scorsa settimana, in una riunione del comitato, si era discusso delle iniziative di prevenzione per evitare tragedie nelle discoteche, tra le quali eventuali sanzioni commisurate al curriculum pregresso dei locali. Le reazioni. Ed è polemica. Sono molte le reazioni che stanno arrivando in queste ore. Auspica anche “un intervento legislativo da parte del Parlamento per stringere le maglie del traffico di stupefacenti e aumentare i controlli nelle discoteche ritenute più a rischio” la famiglia di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne di Città di Castello morto il 19 luglio dopo avere fatto uso di ecstasy e trascorso una serata al Cocoricò di Riccione. La famiglia Lucaccioni ha sottolineato anzitutto di unirsi al “grande dolore” dei congiunti del giovane morto in Puglia. Ha quindi evidenziato che “il coraggioso consapevole e determinato provvedimento assunto dal questore di Rimini Maurizio Improta (che ha disposto la chiusura per quattro mesi del Cocoricò – ndr) non può di certo da solo risolvere in venti giorni il problema dei decessi di giovani in Italia per droga”. E mentre il Codacons chiede di chiudere i locali, gli operatori del settore, tramite le loro associazioni, invitano alla cautela.
 
 
larepubblica.it (Milano), 09/08/2015 15:41
Milano, passeggera denuncia: “Morsa dalle cimici sul Milano-Chiavari”. E chiede i danni
E’ finita al pronto soccorso per le punture di cimici. Secondo la sua ricostruzione, quei parassiti l’ hanno morsa sui treni della linea Milano-Chiavari, per questo ha deciso di far causa a Trenitalia. E’ il Codacons – che ha deciso di dare assistenza legale alla passeggera milanese – a raccontare la sua storia. Dopo alcuni viaggi fatti negli ultimi giorni sulla tratta che dalla stazione Centrale di Milano conduce a Chiavari, sono comparse sul corpo della donna delle lesioni simili a punture di insetto. “Preoccupata dal moltiplicarsi dei segni sul corpo – è la ricostruzione dell’ associazione di consumatori – la passeggera esegue una visita dermatologica al Policlinico di Milano che rilascia questo referto: “Dermatite da causa esogena, in prima ipotesi cimicosi. Comparsa di lesioni eritemato-papulari centrate, come da puntura di insetto (cimicosi) con numerose lesioni sparse e cosce e tronco prevalentemente”. La donna dice di non utilizzare altri mezzi pubblici ed esclude l’ origine alimentare delle lesioni. “Gli stessi medici – aggiunge il Codacons – ipotizzano che le punture siano avvenute a bordo dei treni spesso utilizzati dalla donna nell’ ultimo periodo”. Il Codacons – che già segue da un punto di vista legale alcuni passeggeri vittime di cimici sui treni – ha deciso di intentare questa nuova causa risarcitoria contro Trenitalia.
 
 
larepubblica.it (Bari), 09/08/2015 14:27
E infuria la polemica: “Quei locali vanno chiusi”
Auspica anche “un intervento legislativo da parte del Parlamento per stringere le maglie del traffico di stupefacenti e aumentare i controlli nelle discoteche ritenute più a rischio” la famiglia di Lamberto Lucaccioni, il sedicenne di Città di Castello morto il 19 luglio dopo avere fatto uso di ecstasy e trascorso una serata al Cocoricò di Riccione. Lo fa commentando attraverso il suo legale, l’ avvocato Roberto Bianchi, il decesso del giovane a Santa Cesarea Terme. La famiglia Lucaccioni ha sottolineato anzitutto di unirsi al “grande dolore” dei congiunti del giovane morto in Puglia. Ha quindi evidenziato che “il coraggioso consapevole e determinato provvedimento assunto dal questore di Rimini Maurizio Improta (che ha disposto la chiusura per quattro mesi del Cocoricò – ndr) non può di certo da solo risolvere in venti giorni il problema dei decessi di giovani in Italia per droga”. “Ma di certo tale provvedimento ritenuto pienamente legittimo dal Tar dell’ Emilia Romagna – ha aggiunto – può costituire un ottimo precedente per dare impulso ai questori di tutta Italia ad emettere altrettanti provvedimenti in casi analoghi fino a giungere, perché no, ad un intervento legislativo da parte del Parlamento per stringere le maglie del traffico di stupefacenti e – ha concluso la famiglia Lucaccioni – aumentare i controlli nelle discoteche ritenute più a rischio come il Cocoricò”. Ma intanto sulla tragedia monta la polemica. “Sarà l’ autopsia a stabilire le cause della morte, aspettiamo che sia fatta luce sull’ accaduto. Al momento sarebbe azzardato dare un giudizio”. Così Maurizio Pasca, presidente del Silb, l’ Associazione Italiana Locali da Ballo, commenta quanto avvenuto. Fermo restando che sono da accertare le cause della morte, certo è, prosegue il presidente delSilb, che “non si può morire in discoteca.Dispiace che fatti come questo accadano in un luogo frequentato da giovani e giovanissimi. Evidentemente le campagne di sensibilizzazione atte ad arginare il fenomeno rimangono vane. Si continua a morire in un luogo dove si va per divertirsi: questa commistione tra vita e morte non è più sopportabile”. Sarebbe sbagliato però, sottolinea Pasca, puntare il dito contro le discoteche. “Come al solito da oggi si scatenerà una nuova campagna diffamatoria nei confronti delle discoteche – spiega Pasca – e lo ritengo fuori luogo. Si tratta di un settore rappresentato da tremila aziende, che vanno dalla balera al night club”. “Se tutti sanno che l’ uso di sostanze stupefacenti è in continuo aumento, se i ragazzi nonostante tutto continuano ad assumere droghe, qualcosa da rivedere c’ è: serve maggiore attenzione e più vigilanza da parte delle famiglie, pene più restrittive per chi spaccia”, aggiunge Pasca. Quanto alle responsabilità dei gestori delle discoteche, secondo il presidente del Silb, “da parte dei locali i controlli ci sono, anche perché rischiano la chiusura. Da questo punto di vista c’ è molta attenzione”, sottolinea Pasca, ammettendo però che non è semplice “notare se qualcosa va diversamente in un luogo frequentato da migliaia di giovani”. Una cosa è certa: per il presidente del Silb “va fatta più prevenzione a monte”. L’ ipotesi da valutare, secondo Pasca, è “isolare la frequentazione dei giovanissimi, penso ai ragazzi tra i 14 e i 17 anni, a determinati orari, pensare ad esempio al pomeriggio, una fascia oraria che sarebbe più controllata, in cui anche i genitori potrebbero vigilare di più. Non si può più morire in discoteca”. E’ già bagarre anche a livello politico. “Il ministero dell’ Interno attivi immediatamente una importante operazione di controllo in tutta Italia con cani antidroga all’ ingresso delle discoteche: solo così si eviterà di fare entrare la droga nelle discoteche”: è quanto chiede in una nota l’ on. Nuccio Altieri (Conservatori e Riformisti) . “Non è servito a niente – prosegue Altieri – chiudere il Cocoricò, perché questa mattina la tragedia si è ripetuta, sembra nella stessa maniera, in un’ altra discoteca. Ora qualcuno vorrà ancora fingere di intervenire chiudendo anche questa discoteca e aspettando di registrare un’ altra morte in un altro locale in Italia?”. Per Altieri, “bisogna intervenire subito e con fermezza per evitare che altri giovani possano incorrere nello stesso rischio, soprattutto nel mese di agosto quando ogni giorno è pericoloso. Bisogna mettere in campo, da domani – conclude – in tutta Italia una vasta operazione antidroga all’ ingresso delle discoteche per combattere e scoraggiare lo spaccio e l’ utilizzo di droghe soprattutto tra i più giovani”. Un’ altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocoricò di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida. Lo afferma il Codacons, intervenendo sul grave episodio . “In attesa che siano chiarite le cause del decesso, è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza ed adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’ interno dei locali – afferma il presidente Carlo Rienzi – È intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia, chiederemo come per il Cocoricò la chiusura immediata della struttura”.”La tragedia di questa mattina è anche un termometro della situazione sociale che i ragazzi vivono quotidianamente, non riguarda solo i locali da ballo”. Lo ha dichiarato il vice presidente nazionale e presidente della Federbalneari del Salento, Mauro Della Valle. “Penso – ha aggiunto Della Valle – anche all’ età della vittima. Ci si deve interrogare molto sull’ educazione famigliare che viene impartita ai ragazzi. Ho 48 anni e quando ero giovane non ci si sognava di stare tutta la notte in un locale da ballo, magari anche per il semplice gusto dello ‘sballo’. Sono veramente colpito perché non si può morire così a 19 anni”. Della Valle sottolinea che, dopo un incontro avuto con il Prefetto di Lecce Claudio Palomba due giorni fa, è pronto un protocollo d’ intesa, che partirà a settembre, per la creazione di un ‘distretto turistico’ nel Salento che abbia anche finalità di prevenzione delle tragedie che coinvolgono giovani. Poi un invito: “Anche il sindacato dei locali da ballo deve intervenire con qualche iniziativa forte per evitare che tutto questo si ripeta”.
 
 
LeccePrima, 09/08/2015 14:16
Tragedia dopo la nottata in discoteca: colto da malore si accascia e muore a 18 anni
lorenzo toma, 18enne di lecce, è spirato alle 8 del mattino. aveva trascorso la serata di sabato presso il guendalina di santa cesarea terme. inutili i soccorsi dei sanitari del 118, che hanno tentato manovre di rianmiazione. alle 8 del mattino il giovane è stato dichiarato morto.
SANTA CESAREA TERME – La tragedia si consuma alle prime luci dell’ alba. I tentativi di rianimazione vanno avanti a oltranza, durano circa un’ ora. Alle 8 del mattino i sanitari del 118 scuotono la testa. Lorenzo Toma, leccese, viene dichiarato morto. Davanti a loro c’ è il corpo di un ragazzo di soli 19 anni. Intorno, un silenzio stridente, dopo ore e ore di musica martellante. Cala così, nel peggiore dei modi, su una tragedia immane, il sipario sulla lunga notte del “Guendalina” di Santa Cesarea Terme, uno dei templi estivi del divertimento nel Salento, richiamo per gli amanti delle discoteche di tutta Italia. Le cause precise di una morte assurda si scopriranno, forse, solo nelle prossime ore. Il pubblico ministero di turno, Stefania Mininni , ha disposto l’ autopsia. Probabilmente potrebbe già essere svolta domani. I carabinieri della compagnia di Maglie e della stazione di Poggiardo, coordinati dal capitano Luigi Scalingi hanno già ascoltato fin dalle prime ore alcune testimonianze e altre ne acquisiranno prossimamente. Un lavoro certosino che ha già fatto luce su alcuni dettagli, ancora in fase di verifica, ma che comunque rappresentano la base di partenza principale dell’ inchiesta. Si sta vagliando, in particolare, il racconto di chi ha riferito di una bottiglia. Questa sarebbe stata passata proprio a Toma. Il malore, negli istanti successivi. E’ su questi particolari, dunque, che si sta cristallizzando l’ attenzione. Per ora, però, non sembra che tale bottiglia sia stata ritrovata. E’ plausibile che sia passata da più mani. Sul posto è stata inviata anche la Sezione investigazioni scientifiche, reparto diretto dal luogotenente Vito Angelelli, per svolgere alcuni rilievi. I militari non vogliono lasciare nulla d’ intentato. Toma era fra i tanti ragazzi che nella notte si era recato presso la discoteca per l’ evento “Techno Experience”, uno degli appuntamenti più attesi di un ampio cartello. Con lui c’ era una ragazza. Il malore è avvenuto alle 6,30 del mattino. Toma è stato visto ripiegarsi su se stesso, per poi accasciarsi al suolo. In quel momento i ragazzi si trovavano ancora all’ interno, nei pressi delle gradinate di una delle piste. Risale alle 6,45 la telefonata al 118, quando la situazione deve aver assunto una piega tale da far temere che il malessere fosse peggiore del previsto. I sanitari in ambulanza hanno fatto letteralmente un volo, a sirene spiegate, dall’ ospedale di Scorrano: cinque minuti prima delle 7 erano sul posto. I rilievi davanti al Guendalina Il giovane, al loro arrivo, è stato trasportato all’ esterno, nel piazzale antistante, e qui sono iniziati i disperati tentativi di rianimazione. Ma non c’ è stato davvero nulla da fare. Alle 8, la dichiarazione di morte. Il cuore ormai non batteva più. E’ stato disposto il trasferimento presso la camera mortuaria del “Vito Fazzi” di Lecce. Qui, nel giro di pochi minuti, sono arrivati a decine, fra amici e parenti. Una scena straziante, sotto l’ occhio di alcuni carabinieri del Norm di Lecce, che si sono posti discretamente di lato. Sarà ora necessario accertare ogni fatto senza tralasciare nulla. Ancora fresco è il dolore per il decesso di un giovane nella discoteca Cocoricò di Riccione , al quale sono seguiti una lunga chiusura su ordine del questore e un ampio dibattito. A tale proposito, il Codacons nazionale è già intervenuto con una richiesta decisa. “Un’ altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocoricò di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida”, commenta il presidente nazionale dell’ associazione di consumatori, Carlo Rienzi, già pronto a dare battaglia. “In attesa che siano chiarite le cause del decesso – dice -, è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza e adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’ interno dei locali. E’ intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia – conclude -, chiederemo come per il Cocoricò la chiusura immediata della struttura”. Nei pressi del “Guendalina”, come di tanti altri locali notturni del Salento, i controlli delle forze dell’ ordine sono assidui, nei mesi estivi. Ogni anno, specialmente fra luglio e agosto, non si contano i sequestri di stupefacenti (dalle droghe leggere, alla cocaina, ma soprattutto Mdma) seguiti spesso anche da arresti e denunce. Il dispositivo è imponente, e conta di volta in volta anche decine di patenti sequestrate. E’ innegabile il tentativo di porre un argine a fenomeni negativi. E tuttavia, le tragedie sono sempre dietro l’ angolo. Ora, la morte di un ragazzo di 19 anni pone nuovi interrogativi. E la speranza è che indagini ed esami necroscopici facciano presto luce e svelino con certezza le cause. Per ora, infatti, l’ eventuale assunzione di sostanze resta solo un’ ipotesi.
e.f.
 
 
Askanews, 09/08/2015 14:15
Codacons chiede giro di vite a discoteche dopo morte nel Salento
“se imputabile ad assunzione droga subito chiusura locale”
Roma, 9 ago. (askanews) – Un’ altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocoricò di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida. Lo afferma il Codacons, intervenendo sul grave episodio del 19enne deceduto dopo una serata in un locale di Santa Cesarea Terme. “In attesa che siano chiarite le cause del decesso, è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza ed adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’ interno dei locali – afferma il presidente Carlo Rienzi – È intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia, chiederemo come per il Cocorico’ la chiusura immediata della struttura”.
 
 
Tiscali, 09/08/2015 14:10
Codacons: Basta morti in discoteca, serve giro di vite nei locali
Roma, 9 ago. (LaPresse) – “Un’ altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocorico’ di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida”. Lo afferma il Codacons dopo la morte del 19enne deceduto alla fine di una serata trascorsa in un locale di Santa Cesarea Terme. “In attesa che siano chiarite le cause del decesso – dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza ed adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’ interno dei locali. È intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia, chiederemo come per il Cocorico’ la chiusura immediata della struttura”.
di lapresse
 
 
Yahoo Notizie, 09/08/2015 13:37
Codacons: Basta morti in discoteca, serve giro di vite nei locali
Roma, 9 ago. (LaPresse) – “Un’ altra morte in discoteca che mette ancora più in risalto, dopo il caso del Cocorico’ di Riccione, la necessità impellente di un giro di vite nelle discoteche italiane e nei locali della movida”. Lo afferma il Codacons dopo la morte del 19enne deceduto alla fine di una serata trascorsa in un locale di Santa Cesarea Terme. “In attesa che siano chiarite le cause del decesso – dice il presidente del Codacons, Carlo Rienzi – è indispensabile incrementare i controlli nelle discoteche punendo severamente le violazioni delle norme di sicurezza ed adottando provvedimenti severi in caso di spaccio di droghe all’ interno dei locali. È intollerabile che ragazzi giovanissimi muoiano per una serata in discoteca, e se saranno accertate responsabilità del locale teatro della disgrazia, chiederemo come per il Cocorico’ la chiusura immediata della struttura”.
lapresse
 
 
Avvenire, 09/08/2015 05:00
rimini.
Il Tar: il Cocoricò resti chiuso. Minacce al questore
RIMINI «La salute e la sicurezza vengono prima di un’ azienda ». Con una decisione immediata il giudice monocratico del Tar dell’ Emilia-Romagna ha respinto l’ istanza di sospensiva presentata dal Cocoricò: il locale riccionese dove il 16enne Lamberto Lucaccioni ha perso la vita a causa dell’ ecstasy, resterà chiuso dunque quattro mesi, come imposto dal questore di Rimini Maurizio Improta. Respinto, dunque, il ricorso per riaccendere la ‘piramide’ riccionese. Se ne riparlerà il 10 settembre, in sede di camera di consiglio, quando sarà trascorso un quarto «del periodo di interdizione della società». Il Codacons commenta la sentenza. «Il presidente del Tar ha ritenuto prevalenti gli interessi pubblici e gli aspetti di sicurezza, accogliendo così in pieno la tesi sostenuta nell’ intervento del Codacons contro il ricorso presentato dal Cocoricò». Secondo il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, «la sanzione inflitta al Cocoricò certamente non serve a bloccare il traffico di droga nelle discoteche, ma è importantissima perché spinge i gestori dei locali alla massima vigilanza ». La discoteca riapre lo stesso però martedì prossimo per un evento: l’ 11 agosto, sulla collina della Perla Verde, si discuterà di droga con noti deejay internazionali. Nel parterre la fondazione ‘Pesciolino rosso’ e Giorgia Benusiglio, la ragazza che a 17 anni rischiò di morire per l’ ecstasy. Invitata anche la comunità di San Patrignano, che in occasione della recente Giornata mondiale contro la droga aveva allestito una festa al suo interno per i 1.500 ospiti con i dj del Cocoricò. La stagione estiva per uno dei locali più noti d’ Italia è comune praticamente chiusa, mentre l’ estate è ancora caldissima per il questore dal pugno duro che ha ricevuto una cinquantina di minacce di morte sul  pubblicate sui social network. Sono tutte ‘firmate’ dai sostenitori del ‘Cocco’: la polizia postale le ha raccolte in una informativa girata alla Procura della Repubblica. Lo stesso titolare del locale nell’ occhio del ciclone, che si è dimesso all’ indomani della morte del 16enne di Città di Castello, commenta le minacce. «Anche nelle difficoltà vogliamo un clima di serenità e rispetto, e se certi gravissimi ed inaccettabili episodi si dovessero ripetere, potremmo anche valutare decisioni drastiche come la mancata riapertura del Cocoricò a prescindere dall’ esito dei ricorsi». Fabrizio De Meis, uno degli azionisti del locale, affida a Facebook le sue impressioni sulla vicenda ed esprime solidarietà al questore. Ritiene infatti inqualificabili e inaccettabili le minacce avanzate nei confronti di Improta: «Si possono avere idee diverse – dice De Meis – ma vanno manifestate sempre con civiltà e rispetto verso tutte le istituzioni che hanno il difficile compito di governare un territorio». «Stiamo cercando – aggiunge -, nel rispetto della legge e dei ruoli, di far sospendere il provvedimento di chiusura ma ribadiamo in maniera netta, forte e chiara, l’ assoluto rispetto delle istituzioni, e la nostra posizione contro ogni forma di violenza anche verbale». © RIPRODUZIONE RISERVATA.
paolo guiducci
 
 
L’Unione Sarda, 09/08/2015 04:57
la vicenda.
La tragedia al Cocoricò e il Paese si interroga
Qualcuno ha detto: i giornalisti sono tornati in discoteca. Capita quando succedono cose brutte, come – il 19 luglio scorso – la morte di Lamberto Lucaccioni, 16 anni, di Città di Castello. Aveva preso mdma (ecstasy liquida), si è sentito male in pista, è stato soccorso dal 118 dentro il locale e poi trasportato in ospedale, dove se n’ è andato poco dopo. Hanno identificato il pusher, un diciannovenne, e poi, il 2 agosto, il questore di Rimini ha deciso la chiusura per quattro mesi del Cocoricò, uno dei club più grandi d’ Europa. Il ministro dell’ Interno, Angelino Alfano, ha annunciato “tolleranza zero” e il Paese si è spaccato in due. Favorevoli o contrari al provvedimento delle forze dell’ ordine. «Ma il problema è sempre lo stesso», sottolinea il Codacons, «si fanno le leggi ma mancano del tutto i controlli: nessuna unità cinefila all’ ingresso dei locali, nessun addetto alla prevenzione del consumo di droga nei bagni, nessuno che verifichi l’ età di chi consuma alcolici».
 
 
Giornale di Sicilia, 09/08/2015 04:01
Sindaci delle Madonie sul piede di guerra: «L’ abbattimento sempre bloccato»
0 «siamo stretti fra l’ immobilismo della regione e i veti di un ambientalismo astratto», dice inguaggiato di petralia.
Polemico il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina: «Negli ultimi tempi i cinghiali si sono spinti in aree vicine alla città. Manca poco e arrivano in spiaggia. Non sono state mai adottate misure efficaci». Luigi Ansaloni …«Negli ultimi tempi i cinghiali si sono spinti in aree vicine alla città, nelle contrade di Ferla, Allegracuore, Cippone, Campella. Manca poco e arrivano in spiaggia. Ne abbiamo parlato come una fonte di pericolo in tutti i vertici che si sono svolti. Ma non sono state mai adottate misure efficaci, e questo è il risultato». Nel giorno della tragedia e della morte di Salvatore Rinaudo proprio nel territorio del suo comune, il sindaco di Cefalù, Rosario Lapunzina, non è il solo a chiarire che la presenza dei cinghiali, nella zona, è una cosa nota da tanto, tantissimo tempo. Tutti i suoi colleghi delle Madonie infatti sottolineano come nel corso degli anni più volte hanno tentato di promuovere campagne di abbattimento controllato dei cinghiali, ma solo in un caso la caccia è effettivamente partita. I ricorsi, a dire loro, hanno sempre frenato l’ adozione di misure di contenimento della moltiplicazione dei suidi. Qualche tempo fa un’ ordinanza del sindaco di Petralia Sottana, Santo Inguaggiato, è stata annullata dalla magistratura che ha anche condannato il Comune alle spese del giudizio. Il ricorso era stato presentato da un’ associazione ambientalista, ma i primi cittadini sottolineano come la battaglia con gli animalisti è sempre stata accesa, su questo particolare problema. «In quella occasione – dice Inguaggiato – avevamo coinvolto la Forestale e il Parco delle Madonie. Eravamo preoccupati della sicurezza delle persone e della devastazione dei fondi agricoli. Dovemmo fermarci». Due anni fa l’ allora sindaco di San Mauro Castelverde, Mario Azzolini, emise un’ ordinanza per l’ abbattimento controllato di suidi ma l’ iniziativa partì solo dopo un vertice in Prefettura. «Per un po’ – dice Azzolini – il problema venne risolto, ma l’ anno scorso i cinghiali assalirono un ovile e uccisero una ventina di pecore». «Oggi- aggiunge Inguaggiato- i sindaci non possono più attendere, stretti tra l’ immobilismo delle varie branche dell’ amministrazione regionale e i veti di un ambientalismo astratto e bacchettone. L’ incolumità dei cittadini e le ragioni naturalistiche che, oltre vent’ anni fa, furono alla base dell’ istituzione del Parco rappresentano una priorità assoluta». «Ormai è chiaro- dice Magda Culotta, deputato Pd e sindaco di Pollina – che la Regione deve intervenire prima possibile, non si può certo andare avanti così». Anche le associazioni sono state chiare nell’ esporre tutti i dubbi e tutto il dolore per questa tragedia: «Bisogna approvare la nostra proposta di legge che contribuisce ad arginare le tragedie provocate dagli animali selvatici», affermano il presidente e il direttore di Coldiretti Sicilia, Alessandro Chiarelli e Prisco Lucio Sorbo. Il presidente di Legacoop Palermo Filippo Parrino e il responsabile del settore agroalimentare Nino Tilotta aggiungono: «Da anni sindaci, associazioni e sindacati- continuano- denunciano la gravità del problema dovuta all’ introduzione di una razza di cinghiali che qui prolifera almeno il triplo rispetto alle zone di origini, per le condizioni climatiche ed ambientali favorevoli. È assurdo che si sia arrivati alla tragedia e che, come spesso succede nella nostra Regione, non ci sia la capacità di trasformare un problema così grave in una risorsa». «Chiediamo di conoscere quali provvedimenti siano stati presi a tutela della pubblica incolumità e sicurezza», dichiara Francesco Tanasi, segretario nazionale del Codacons (consumatori). (*LANS*)
luigi ansaloni
 
 
Il Centro (ed. L’Aquila), 09/08/2015 03:59
Corsa del Cappello La sfida tra rioni vinta da Pietralata
paganicaal secondo posto sant’ antonio, terzo colle, quarto piazza oggi pomeriggio la gara con gli atleti di altri paesi.
L’ AQUILA Il rione di Pietralata ha vinto ieri a Paganica la prima fase della Corsa del Cappello, quella tra i rioni della frazione aquilana. Pietralata (Paolo Cavalcante, Fabio Rotellini, Bartolino Galizia, Daniele Nicchi) ha superato di 20 secondi la formazione del rione Sant’ Antonio, unico rione che nelle 14 edizioni disputate fino ad oggi non è mai riuscito a vincere. I rappresentanti del rione Sant’ Antonio (Antonello Anitori, Fabio Di Pangrazio, Stefano Rossi, Gabriele Di Pasquale) hanno preceduto il Colle (Alessio Bontempo, Gianni Mastracci, Leonardo Cocciolone, Gianpaolo Maida) e la Piazza (Luca Ferella, Danilo Rossi, Alfredo Ferella, Ivan Luisi). Gli atleti che hanno fatto i migliori tempi lungo i due chilometri e settecento metri di saliscendi sfiorando la zona rossa di Paganica, parteciperanno oggi pomeriggio alla sfida con le altre formazioni del comprensorio. Insieme a Paganica si contenderanno il trofeo le squadre provenienti da Camarda, Tempera e, per la prima volta, da Castelnuovo e Villa Sant’ Angelo. Gli atleti selezionati per i migliori tempi sono Luca Ferella, Leonardo Cocciolone, Paolo Cavalcante, Daniele Nicchi e, come riserva, Antonello Anitori. La XIV edizione della “Corsa del Cappello” è in lizza per il premio Italive 2015, un’ iniziativa sostenuta dalla Coldiretti, dalla Codacons e da Autostrade per l’ Italia, a carattere nazionale per le eccellenze culturali, enogastronomiche e tradizionali del Bel Paese, iniziativa che intende stimolare un turismo mirato verso eventi altrimenti in ombra, lungo lo snodo autostradale italiano.(r.p.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 
 
La Provincia di Varese, 09/08/2015 03:30
Un’ ora a Varese è più cara che a Sanremo Ad agosto conviene farsi un giro al mare
capoluogo e busto arsizio in maglia nera per i prezzi della sosta a raso: si paga come a viareggio più economici l’ argentario e san benedetto del tronto. e di parcheggio gratis ad agosto non si parla.
Sicuri di voler fare una “vasca” in centro a Varese o a Busto Arsizio? Un’ ora di parcheggio costa come a Viareggio, Alassio e sulla Costiera Amalfitana (1 euro e 50), addirittura più che a Sanremo, San Benedetto del Tronto o Porto Ercole. Sosta sulle strisce blu, quanto mi costi? Il ticket del parcheggio è da sempre uno dei principali crucci dei varesini che vogliono farsi un giro in centro per lo shopping o le commissioni. Un’ ora di sosta sulle strisce blu costa infatti un euro e 50 centesimi: più di un caffè e di un giornale. Chi pensa che sia un salasso fuori misura – anche se molto spesso trovare un posto libero a pagamento in piazza Monte Grappa o nelle vie centrali a ridosso dell’ isola pedonale è un’ impresa – troverà conforto alla sua tesi nel sapere che ci sono diverse località balneari tra le più rinomate, in cui un’ ora di parcheggio sulle strade è più economico che a Varese. Punto forte dei bilanci “Il Venerdì”, il magazine di Repubblica, ne ha elencate alcune, e abbiamo scoperto che, a livello di sosta, costa di più un pomeriggio di shopping in centro a Varese che non un pomeriggio sul lungomare a Sanremo oppure a Lignano Sabbiadoro. Paradossale, soprattutto nella settimana che precede Ferragosto, in cui in passato la sosta tendeva ad essere resa gratuita in tutte le principali città, visto l’ alto tasso di svuotamento del periodo estivo. E se per il presidente del Codacons Carlo Rienzi «le strisce blu sono diventate un punto forte dei bilanci dei Comuni, piccoli o grandi che siano», la sproporzione si fa più palese ed evidente in questi giorni. Perché, in fondo, a Varese e Busto Arsizio il mare non c’ è. I raffronti sono impietosi. L’ euro e 50 centesimi che ieri pomeriggio avreste dovuto inserire nel parcometro di piazza Monte Grappa è esattamente lo stesso che avreste speso a Viareggio (ma solo per la seconda ora, perché la prima ora di sosta è gratuita), oppure a Sorrento, a Chioggia (erano due euro e 50 fino allo scorso anno, ma il ticket è stato tagliato su richiesta dei commercianti) o ancora ad Alassio (e va bene che c’ è la colonia di proprietà del Comune di Busto Arsizio, ma lo stesso ticket per la sosta nelle due città sotto Ferragosto forse non è così giustificabile…), sulla riviera del Ponente ligure. Le strisce blu costano qualcosina in più a Jesolo (un euro e 60, ma solo nella zona a ridosso della spiaggia), a Finale Ligure (un euro e 80 cent), nelle esclusive Forte dei Marmi e Portofino (due euro all’ ora), oppure a Positano, sulla Costiera Amalfitana, dove i tre euro all’ ora sono giustificati dall’ esigua quantità di posti auto disponibili. Ma in moltissime località turistiche tra le più rinomate, e prese d’ assalto in questi giorni, il parcometro è meno salato che nella Città Giardino. A Vieste, nel Gargano, si paga un euro all’ ora, che diventano appena cinque per la sosta di un’ intera giornata. Un euro per ogni ora di sosta anche a Sanremo e a Sabaudia, a San Benedetto del Tronto e a Livorno. Centri commerciali A Cirò Marina, in Calabria, la sosta costa appena 50 centesimi l’ ora, a Lignano Sabbiadoro 80 centesimi. Le strisce blu sono state reintrodotte, ma con ticket più leggeri dell’ euro e 50 all’ ora di Varese, anche in Sicilia, da Mondello a Sferracavallo, e in Sardegna, per l’ accesso alle spiagge di Golfo Aranci. Sull’ Argentario in Toscana, a Porto Ercole e Porto Santo Stefano, la prima ora si paga 50 cent, la seconda un euro, e solo dalla terza ora in poi la sosta costa due euro e 50. Insomma, quasi ovunque, fatta eccezione per le località più esclusive dello Stivale, il ticket per la sosta costa come o meno che a Varese e Busto Arsizio. Non ditelo troppo forte ai nostri commercianti, che nelle nostre città faticano a resistere alla crisi, e che vedono i clienti quotidianamente alle prese con l’ orologio per contare i minuti che mancano alla scadenza del ticket del parcometro o con gli implacabili ausiliari della sosta che sanzionano chi sgarra. Se almeno avessero il mare ad attrarre i turisti…qui invece fuori dalla città ci sono i centri commerciali che offrono ampia disponibilità di posteggi a costo zero. E la dinamica delle tariffe in tutte le nostre città è stata sempre in crescita negli ultimi anni: ci sono i bilanci delle società partecipate da far quadrare, e i posteggi sono un introito sicuro su cui contare. •
andrea aliverti
 
 
Gazzetta di Reggio, 09/08/2015 03:27
guastalla.
Un aiuto per “dialogare” con le banche
GUASTALLA Al giorno d’ oggi, in questi tempi di crisi, può risultare difficile districarsi tra i tantissimi prodotti e servizi bancari e finanziari che vengono proposti. E può succedere di arrivare ad avere difficoltà nel “dialogare” con la propria banca. Per questo la Vbm Srls di Bagnolo Mella (provincia di Brescia), società di consulenza e di ristrutturazione del debito, si offre di assistere il cliente (sia esso un privato cittadino, un professionista o un’ impresa anche di grosse dimensioni), nella negoziazione, strutturazione o ristrutturazione dei propri rapporti con gli istituti di credito, le amministrazioni finanziarie e, più in generale, il moderno mondo economico-finanziario. L’ attività della società è stata presentata la scorsa settimana nel corso di un incontro che si è svolto a Guastalla – e che sarà probabilmente seguito da altri appuntamenti nella bassa reggiana – durante il quale è stata illustrata la gamma di servizi offerti, che spaziano dalla negoziazione, con i principali istituti di credito italiani, di nuove linee di credito e affidamenti, alla rinegoziazione del debito esistente, alla ottimizzazione della struttura finanziario-creditizia di privati cittadini e imprese, sino alla strutturazione e implementazione di procedure concorsuali e para-concorsuali. Nel corso dell’ incontro, oltre al socio Tito Maianti, ha preso la parola anche l’ avvocato Bruno Barbieri, vicepresidente nazionale del Codacons, esperto di tematiche bancarie.
 
 
La Stampa, 09/08/2015 00:30
palermo, l’ attacco al confine del parco delle madonie.
Aggrediti dai cinghiali Lui muore, lei viene ferita
l’ uomo, 77 anni, era con i suoi cani sul terreno della propria abitazione.
Ucciso da un branco di cinghiali, di quelli che popolano le colline delle basse Madonie, in Sicilia, e che proliferano tra discussioni e polemiche: non si sa se abbatterli in maniera mirata, come suggeriscono da tempo i sindaci della zona di Cefalù, mentre la Regione temporeggia. Intanto è morto un pensionato, Salvatore Rinaudo, 77 anni, uscito per la passeggiata mattutina con i suoi cani e ucciso dai cinghiali selvatici proprio per salvare i suoi animali dall’ attacco dei «suidi», preoccupati di essere a loro volta attaccati, perché nel loro branco c’ erano anche dei cuccioli. Dilaniato Rinaudo, che a Cefalù, in contrada Mollo, viveva tutto l’ anno, si è messo in mezzo ed è stato letteralmente sbranato, davanti alla moglie, da un esemplare di cento chili. Rosa Rinaudo, 73 anni, ha cercato di strappare il marito alla furia degli animali: è stata morsa in più punti del corpo, è riuscita a trascinare l’ anziano dentro casa, ma era ormai troppo tardi. Rosa si è salvata, ne avrà per quindici giorni. «Il cinghiale gli è saltato addosso – ha detto in ospedale la donna – è stato orribile». Il branco è poi fuggito ed è ancora in circolazione, in una zona densamente popolata, quella fra contrada Ferla e contrada Mollo, in cui molta gente abita d’ estate, dato che è poco sopra il mare di Cefalù e a poca distanza dagli 800 metri di altitudine del santuario di Gibilmanna. Un’ aggressione mortale, nonostante il vicinissimo Parco delle Madonie sia molto popolato dai cinghiali selvatici, non aveva precedenti in zona. Cosa che fa preoccupare il sindaco della città normanna, Rosario Lapunzina, pronto a proclamare il lutto cittadino ma anche a protestare: «Più volte era stato segnalato il pericolo e per questo era stata chiesta anche una campagna di abbattimento controllato. Ma non è stata mai adottata alcuna misura». Le polemiche Un ex sindaco di un paese non lontano, Mario Azzolini, giornalista Rai, per anni alla guida di San Mauro Castelverde, ricorda che l’ abbattimento controllato fu avviato nel 2013, dopo una sua ordinanza, imposta però da un vertice in prefettura: «Per un po’ di tempo gli attacchi agli ovili e i danni provocati dai cinghiali ebbero una pausa, ma poi, finiti gli abbattimenti, sono ripresi». Dura anche Magda Culotta, sindaco di un altro Comune vicino, Pollina, e deputato regionale del Pd: «Una tragedia annunciata, una impasse del governo regionale, capace di creare uno stallo che ha messo pericolo l’ incolumità dei cittadini e dei turisti». Sulla stessa lunghezza d’ onda il presidente del Parco, Angelo Pizzuto: «Il legislatore non ha ancora preso i provvedimenti necessari, lasciando al caso e alla fortuna la soluzione di un problema atavico. Il tempo è scaduto». E mentre attaccano anche la Coldiretti («Emergenza nazionale») e il Codacons («Cosa hanno fatto le istituzioni finora?»), l’ Enpa, l’ ente per la protezione degli animali, con la presidente Carla Rocchi esprime solidarietà ai familiari della vittima, ricordando che «gli animali non si divertono ad attaccare l’ uomo, l’ esemplare che ha attaccato doveva avere con sé dei cuccioli». Il presidente siciliano Rosario Crocetta replica dicendo che «i parchi attualmente godono di gestione autonoma, ma occorre definire immediatamente un piano di messa in sicurezza. Nella giunta di lunedì delibereremo in tal senso». Domani, quando sarà seppellito Salvatore Rinaudo, ucciso ieri dai cinghiali.
riccardo arena
 
 

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