7 Agosto 2015

Edoardo, il writer di vent’ anni travolto dal treno mentre dipingeva

Edoardo, il writer di vent’ anni travolto dal treno mentre dipingeva
investito da un cargo vicino novara era in stazione con tre amici per studiare i convogli cui dedicarsi.

CARLOTTA ROCCI ERICA DI BLASI ARONA (NOVARA) . Take Thiz o Buso erano i suoi nomi su Facebook e anche i suoi tag nel linguaggio dei writer. Edoardo Baccin, 20 anni da compiere tra qualche giorno, era uno di loro, un graffitaro, «non un vandalo», dicono ora gli amici. È morto ieri mattina, prima dell’ alba, stritolato da un treno merci alla stazione di Arona, in provincia di Novara, mentre stava ispezionando le pareti di un vagone fermo su un binario morto: avrebbe dovuto essere la sua prossima tela, ma non ha mai iniziato a disegnare. Sono appena le 4 del mattino. Edoardo entra da un ingresso sul retro dove nessuno controlla e può camminare sulla banchina fino al binario morto dove c’ è un regionale fermo, perfetto per il suo prossimo soggetto. Con lui ci sono gli amici di sempre, quelli con cui condivide la passione per i graffiti, il free style e anche le serate fuori da Somma Lombardo, in provincia di Varese, dove vive. Loro però restano distanti, non si avventurano sulla massicciata. Edoardo invece cammina. Le bombolette rimangono nella borsa perché non servono ancora. È di spalle quando sente il rumore di un treno ma fa in tempo ad accucciarsi sotto il vagone fermo per evitare di essere investito e per non farsi notare. Il rumore della motrice lo assorda e lui non si accorge che subito dietro sta arrivando un treno merci a tutta velocità. Esce dal suo nascondiglio troppo presto. Il macchinista lo vede, frena, ma non serve a niente. Il cargo lo investe e lo trascina. «Abbiamo sentito un rumore strano e visto il macchinista scendere», raccontano i due ragazzi ai militari. Nessuno di loro ha capito subito quanto fosse grave la situazione, «ma Edo non si vedeva e non rispondeva al cellulare». Il macchinista lancia l’ allarme, i ragazzi pure e si ritrovano a finire una serata iniziata come tante, nella stazione dei carabinieri di Arona. È subito chiaro che si tratta di un incidente e che loro non hanno visto altro. Se c’ erano altri ragazzi, si sono allontanati prima dell’ arrivo dei carabinieri, ma tutti dicono che erano solo loro tre, amici per la pelle e uniti dalla passione per il writing. Non è ancora l’ alba quando ad Arona arrivano anche i genitori di Edoardo, in lacrime. A Somma Lombardo c’ è sconcerto: qui ci sono muri che parlano di quel ragazzo con i vestiti larghi da skater e il cappello da rapper in testa o il cappuccio. Nel sottopasso della stazione ci sono i suoi disegni. Una ragazza con i capelli rossi, un orsetto, un uomo che fa una linguaccia. Sono disegni allegri, pieni di colore, alcuni grintosi altri irriverenti, energici. «Lui era un ragazzo energico», dicono gli amici di Somma Lombardo, un comune dove d’ estate non c’ è molto da fare se non hai un gruppo di coetanei con cui passare il tempo. Figlio di Marco Baccin, ex campione di ciclismo, Edoardo condivideva con il padre la passione per lo sport, ma sopra a ogni cosa metteva il disegno. Lo aveva studiato prima al liceo artistico poi con qualche corso di grafica. «Il disegno era la sua vita». Anche ora che aveva iniziato lavorare come giardiniere tornava alle sue bombolette ogni volta che poteva. Insegnava ai più inesperti: forse lo avrebbe fatto anche con il fratellino di sei anni se lui, crescendo, lo avesse voluto. Treni, muri, sottopassi: «La loro è arte, non sono ragazzi che imbrattano, non sono delinquenti», dice Francesco, il padre di uno dei giovani che era con Edoardo e non ci sta ad appiccicare a questi ragazzi l’ etichetta dei vandali. Una posizione più vicina al Codacons che ieri ha diffuso un comunicato: «Le istituzioni siano capaci di fermare il fenomeno dei writer. Questa è una morte annunciata ». «È una tragica fatalità», ribattono gli amici che ora vogliono ricordare Edoardo con un evento per lui: una giornata di street art il 12 agosto, la data del suo compleanno. «Come Edo preferiamo vedere il mondo a colori », dice Francesco, che è anche uno dei titolari del Corner of the bomber, un negozio che il giovane frequentava sempre per rifornirsi di vernici e colori, ma che è anche diventato il punto di ritrovo per appassionati come lui. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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