5 Agosto 2015

>ANSA-FOCUS/ Cassazione, stretta su gestori della movida

>ANSA-FOCUS/ Cassazione, stretta su gestori della movida

(ANSA) – ROMA, 5 AGO – Dopo il ‘Daspo’ al ‘Cocoricò’, deciso dal questore di Riccione in seguito alla morte di un ragazzo che aveva preso l’ecstasy, arriva anche dalla Cassazione – anche se la coincidenza dei tempi è del tutto casuale – la ‘stretta’ sui gestori delle discoteche che si rendono inadempienti alle norme sulla sicurezza. I ‘signori’ dei templi del divertimento notturno, infatti, hanno stabilito gli ‘ermellini’, non possono ottenere l’applicazione delle nuove norme sulla tenuità del fatto entrate in vigore ad aprile e che ‘cancellano’ la condanna penale, quando i reati loro contestati, come la mancata manutenzione delle uscite di sicurezza o il loro ingombro con casse di alcolici, ad esempio, “abbiano ad oggetto condotte plurime, abituali e reiterate”, realizzate anche nell’arco di pochi mesi e che non possono considerarsi un unico reato. Per questo è stata respinta la richiesta del ‘colpo di spugna’ sulla pena avanzata Gianfranco Teodoro, gestore della discoteca ‘Nephenta’, uno dei locali più noti della Milano by night con incluso ristorante per esclusivi dinner party innaffiati da Dom Perignon e frequentato dai vip. Senza successo, il suo legale ha fatto ricorso in Cassazione contro il verdetto della Corte d’Appello di Milano che il 17 aprile 2014 aveva inflitto a Teodoro sei giorni di arresto e 70 euro di multa per aver consentito l’ingresso nel locale di più persone rispetto al limite imposto, e altri nove giorni di arresto e 105 euro di multa per l’omesso mantenimento in efficienza e in condizioni di praticabilità delle uscite di emergenza. Quest’ultimo capo di imputazione e la relativa condanna a nove giorni e 105 euro di ammenda, è stato dichiarato prescritto dalla Suprema Corte. Nulla da fare, quindi, per la richiesta applicazione della legge sulla particolare tenuità del fatto. I supremi giudici ricordano che questo ‘beneficio’ è senz’altro applicabile in Cassazione, ma per quanto riguarda il proprietario del ‘Nephenta’ ne viene esclusa la “applicabilità”. A questa decisione gli ‘ermellini’ sono arrivati rilevando che, per quanto riguarda l’aver consentito l’eccesso di presenze, “l’imputato non risulta condannato alla pena minima edittale, il che significa che l’apprezzamento delle caratteristiche specifiche della vicenda ha giustificato la punizione a tale soglia superiore”. Per quanto riguarda invece l’aver ingombrato le vie di fuga e il locale tecnico con casse di alcolici, la Cassazione – confermando il no al beneficio della tenuità – rileva che “le condotte antigiuridiche ascritte al proprietario della discoteca risultano essere state plurime e reiterate nel tempo”, anche se riscontrate in due soli controlli avvenuti la sera del 6 febbraio e del 17 aprile 2010, quando fu accertato che erano state fatte entrare 83 persone in più della capienza, durante il primo controllo, e 49 durante il secondo. Dunque, bastano anche solo due episodi di contravvenzione alle norme sulla sicurezza dei locali, commessi a poca distanza l’uno dall’altro, per escludere “la causa di estinzione della pena” configurando in tal modo “una espressa condizione ostativa all’ammissione al beneficio”. In primo grado, il pm aveva chiesto una condanna ben più severa: richiesta non accolta perchè non fu provato che le uscite di sicurezza non erano strutturalmente in regola. Il locale fu chiuso comunque per un anno con danni per due milioni di euro da mancato incasso nell’ambito di una campagna di controlli per la sicurezza dal rischio incendi e sulla regolarità della movida milanese. Il verdetto è stato accolto positivamente dal Codacons che, per voce del presidente Carlo Rienzi, afferma che si tratta di una sentenza “giusta” dal momento che “il gestore di una discoteca ha delle precise responsabilità sul fronte della sicurezza e risponde di tutto ciò che accade nel proprio locale: è come il comandante di una nave, che è responsabile di quel che avviene a bordo”.

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