3 Agosto 2015

Stangata al Cocoricò quattro mesi di stop alla mega discoteca dopo l’ ecstasy killer

Stangata al Cocoricò quattro mesi di stop alla mega discoteca dopo l’ ecstasy killer
a due settimane dalla morte di un sedicenne,scatta la chiusura ma è polemica: “sanzione troppo dura,ci mettete in ginocchio”

ROSARIO DI RAIMONDO BOLOGNA . La polizia arriva all’ alba, quando la musica è finita, mentre i ragazzi escono dalla grande piramide che spicca tra le colline di Riccione. Da oggi, e per i prossimi quattro mesi, il Cocoricò resta chiuso. Alla discoteca più famosa d’ Italia, dove il 19 luglio il 16enne Lamberto Lucaccioni si è sentito male per poi morire in ospedale a causa dell’ ecstasy, il questore di Rimini Maurizio Improta ha applicato un provvedimento durissimo: 120 giorni di stop, addio estate. Una «sanzione enorme» per i legali del “Cocco”, che annunciano ricorso. E su Facebook una petizione per la riapertura del locale ieri sera aveva toccato già 30mila adesioni. Il provvedimento che gli agenti hanno consegnato all’ amministratore della Mani avanti Srl (società che gestisce la discoteca) parla chiaro: Lamberto ha comprato l’ Mdma alcuni giorni prima, è vero, ma «per consumarla in uno spazio emotivo ben definito», il Cocoricò appunto, che «rappresentava il luogo perfetto dove assumerla » e trascorrere la serata. Finita poi in tragedia. Per questo la chiusura è un «provvedimento esemplare » per il sindaco di Riccione Renata Tosi. A poco sono servite le dimissioni dell’ ex amministratore delegato Fabrizio De Meis, che sembravano un modo per gettare acqua sul fuoco. Quella morte «non si deve ripetere» scandisce il prefetto di Rimini Giuseppe Strano. Anzi, «servono più controlli», rincara l’ associazione dei consumatori Codacons, che voleva azioni più radicali. Mentre il locale studia il ricorso, sono diverse anche le voci contrarie alle porte sbarrate fino all’ autunno. Per il noto dj Aniceto (già membro della Consulta Antidroga di Palazzo Chigi) la chiusura «è pura follia», perché è «una delle discoteche più controllate d’ Italia, che spende 150mila euro l’ anno in sicurezza». Il parlamentare Sergio Pizzolante (Ap) paventa il rischio che vengano lasciate «200 persone a casa», cioè i lavoratori del locale. E sui social network si scatenano le discussioni tra pro e contro il pugno di ferro. La pagina Facebook “Riapriamo il Cocoricò”, creata per l’ occasione ieri mattina, macina migliaia di adesioni ogni ora. Di certo, a favore del “Cocco” non giocano i precedenti. Cinque chiusure o diffide negli ultimi due anni, e non solo. Nel 2004 un 19enne muore dopo essersi imbottito di metanfetamine. Sette anni dopo, un ragazzo di 18 anni ha bisogno di un trapianto di fegato per restare in vita. Nell’ agosto del 2012 un ventenne si salva per miracolo e una coppia va in coma a causa dell’ Mdma. Nel 2013 è un pr a vendere droga a una ragazza, mentre un 21enne finisce in ospedale per un mix di pasticche e alcool. Fino alla morte di Lamberto e alla pena più dura, in attesa della prossima puntata. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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