3 Agosto 2015

Il questore di Rimini: «Basta morti, chiudiamo il Cocoricò»

Il questore di Rimini: «Basta morti, chiudiamo il Cocoricò»

Quattro mesi di chiusura per il Cocoricò. È il provvedimento che il questore di Rimini, Maurizio Improta, ha adottato nei confronti del locale nel quale il 19 luglio è morto un ragazzo di 16 anni, stroncato da un’ overdose di ecstasy. Il provvedimento è stato notificato nelle prime ore di oggi, mentre la discoteca si andava svuotando. Secondo l’ ordinanza, la lunga serie di episodi elencata nel documento dimostra come il locale «sia divenuto nel tempo un punto di riferimento per persone pericolose, orbitanti nell’ ambiente dello spaccio e del consumo smodato – ovvero dell’ abuso – di sostanze stupefacenti e psicotrope, con gravi e ricorrenti ripercussioni, oltre che per l’ ordine e la sicurezza pubblica, anche e soprattutto per la salute e per l’ incolumità dei giovani frequentatori, circostanza di fatto sicuramente idonea a sorreggere un giudizio prognostico di pericolosità, con riguardo all’ esercizio dell’ attività nel detto locale e quindi all’ apertura al pubblico”». Viene sottolineato, in particolare, che “la pericolosità per l’ ordine pubblico e la sicurezza dei cittadini è obiettiva in sé e di assoluta autoevidenza”. Il Codacons promuove il provvedimento del Questore di Rimini ma la pena per l’ associazione dei consumatori “è ancora troppo blanda”. «Il Questore ha accolto in pieno la nostra richiesta – spiega il Codacons – All’ indomani della tragica morte, infatti, avevamo chiesto la chiusura immediata della discoteca e la verifica di eventuali responsabilità del locale in merito alla diffusione di droga all’ interno della struttura e ai mancati controlli». «La chiusura disposta dal Questore per un periodo di 4 mesi appare tuttavia una sanzione leggera – prosegue la nota del Codacons – soprattutto se rapportata alla gravità del tragico episodio avvenuto lo scorso 19 luglio». «Ora chiediamo alle forze dell’ ordine controlli a tappeto nelle principali discoteche dell’ Emilia Romagna e del paese, volti a verificare la diffusione di sostanze stupefacenti all’ interno di tali locali e a punire con la chiusura le strutture che non riusciranno a prevenire ed evitare lo spaccio di droghe», afferma il presidente Carlo Rienzi. Molto critica l’ Aduc. «Se l’ intento è scoraggiare il consumo di sostanze potenzialmente nocive, ci domandiamo, a che serve? Forse la polizia, e i loro sostenitori, credono che chiudendo uno dei luoghi in cui clandestinamente e senza il consenso dei gestori si consumano droghe illegali, si risolva qualcosa? A noi sembra più che altro un’ iniziativa per cercare di mettere a posto la incosciente coscienza di chi l’ ha presa e di chi la sostiene. Non ci stiamo inalberando contro i presunti sostenitori dello status quo (magari che auspicano norme ancora più punizioniste) rispetto ad una legalizzazione di queste sostanze».
 

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