29 Luglio 2015

Visite e analisi, ecco quelle “inutili”

Visite e analisi, ecco quelle “inutili”
dalle verifiche per colesterolo e trigliceridi fino a tac e risonanze: la bozza del ministero.

PERUGIA – Se è vero che ogni umbro è come se facesse nove analisi del sangue ogni anno, allora il problema c’ è. Ma il problema è anche come arrestare questa emorragia si servizi e risorse. Il Governo ha inserito il tema di visite ed analisi “inutili” nel decreto Enti locali, portando in Senato un maxiemendamento sul quale ieri ha posto la fiducia. Nel frattempo, il ministero della Salute ha cominciato a lavorare alla redazione del decreto che dovrà dare le indicazioni tecniche con le quali individuare ciò che davvero non serve e – soprattutto sulla base di quali criteri “multare” i medici che prescriveranno prestazioni superflue attraverso un taglio del salario accessorio. LA “LISTA NERA” L’ obiettivo è ridurre del 15% le prestazioni a carico della sanità pubblica, introducendo una stretta al rimborso di circa 200 tra analisi e accertamenti diagnostici e 108 tipi di ricoveri che saranno considerati “inuti li”. Una attività questa che – assieme ai risparmi sui costi d’ acquisto di beni e servizi e ad una revisione del sistema di ricoveri e spese del personale – dovrebbe garantire un risparmio prossimo a 10 miliardi di euro in cinque anni. Se, ad esempio, le analisi per misurare colesterolo e trigliceridi dovessero essere ripetute prima di 5 anni senza che vengano evidenziati specifici fattori di rischio, l’ accertamento sarà a carico del cittadino o provocherà un taglio allo stipendio del medico che lo avrà pre scritto in modo “inappropiato”. Prevista una stretta anche su Tac (saranno a pagamento per esempio per vedere se si ha un’ ernia), risonanze magnetiche (non sarà più sufficiente un mal di schiena per accedere a questo tipo di servizio) e test genetici, che saranno rimborsati solo nel caso in cui venga diagnosticata prima una specifica malattia ereditaria. Nel mirino anche i ricoveri ospedalieri che si possono evitare per interventi per cui può bastare un day hospital o il regime ambulatoriale. ERRORI IN CORSIA Il “buco” viene addebitato – in larghissima parte – al fenomeno della medicina difensiva, ossia analisi ed accertamenti diagnostici che vengono prescritti dai medici per mettersi al riparo dal rischio di eventuali denunce nel caso la situazione clinica dei pazienti precipiti. Dal 1995 al 2010, in Umbria le richieste di risarcimento danni per “errori” medici sono aumentate del 300%. In media, soltanto una su 5 delle oltre 7.400 richieste di risarcimento danni avanzate tra il 2006 ed il 2011 ha avuto un esito positivo per gli utenti del servizio sanitario regionale. Le altre sono state una “manna” per le compagnie assicurative. Che, nello stesso periodo, hanno incassato premi per oltre 38,5 milioni di euro e pagato rimborsi per poco più di 8. Nel 2011, per ogni cento euro di premio pagati dalle compagnie, la sanità umbra ha dovuto fare fronte ad un esborso pari ad oltre 1.300 euro. MEDICINA DIFENSIVA, I COSTI Origini e impatto economico della medicina difensiva sono stati analizzati in uno studio dell’ Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) che ha “messo il naso” nei dati di quattro regioni: Umbria, Lombardia, Marche e Sicilia. I macrodati dicono che un esame su 3 (sia questo di laboratorio o strumentale) e il 16% delle visite specialistiche vengono prescritti o richiesti proprio mettere al sicuro il medico da eventuali azioni legali dei pazienti. Sei medici su cento hanno inoltre dichiarato di «non fornire cure potenzialmente efficaci, ma ad alto rischio di complicazioni». Il perché di un atteggiamento tanto prudente, lo forniscono gli stessi camici bianchi: uno su 3 parla di «legislazione sfa vorevole per i medici», mentre più di uno su 4 è spaventato dal «rischio di essere citato in giudizio». A livello nazionale, stima Agenas, la medicina difensiva ha un costo che si oscilla fra i 9 e i 10 miliardi di euro, una fetta prossima al 10,5% della spesa sanitaria. Significa che, dei circa 1.847 euro pro capite investiti in sanità, almeno 165 se ne vanno in pratiche che si potrebbero definire – nella maggior parte dei casi – almeno, non necessarie. «DEPENALIZZARE» FAVOREVOLI E CONTRARI Mentre i medici dell’ Anaao Assomed, il maggiore sindacato della dirigenza medica pubblica, si dicono pronti alla mobilitazione nazionale e chiedono un’ alleanza con i pazienti e i cittadini per salvaguardare il servizio pubblico («Pagare di meno l’ Imu e di più le visite mediche e i farmaci non ci sembra un obiettivo degno di un Paese civile») e la Federazione italiana dei medici di Medicina generale (Fimmg) annuncia la possibilità di manifestare il dissenso nei confronti della “stretta” del Governo con un “autunno caldo”, il Codacons difende il provvedimento del ministro della Salute, Beatrice Lorenzin: «La medicina difensiva crea un danno alla collettività perché porta ad uno spreco di risorse pubbliche immane, che si ripercuote poi sui conti pubblici con effetti negativi a catena per tutti».

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