25 Luglio 2015

Un’ assemblea blocca il sito di Pompei

Un’ assemblea blocca il sito di Pompei

franceschini: un danno d’ immagine incalcolabile che rischia di vanificare tutti i progressi.
pompei Un’ assemblea ha paralizzato ieri il sito di Pompei. Che giovedì e ieri a Pompei sarebbero stati giorni di assemblea era previsto da una settimana. La speranza dell’ amministrazione era che l’ incontro di martedì tra il soprintendente Massimo Osanna e le delegazioni sindacali, in agitazione per l’ organizzazione del lavoro, potesse far rientrare la protesta. Così non è stato e ieri mattina, dalle 9 alle 10.30, una folla di duemila turisti ha dovuto attendere in fila che il sito archeologico più famoso del mondo aprisse i battenti, mentre la colonnina di mercurio segnava i 30 gradi. In un momento di grande esposizione mediatica per gli scavi, alla vigilia dell’ esibizione a Teatro Grande dell’ etoile Roberto Bolle. È stato Osanna in persona ad aprire alle visite, ad assemblea finita, mentre da Roma partivano gli strali del ministro dei Beni culturali Dario Franceschini e si riaccendeva la solita polemica sul confine tra diritti dei lavoratori e ostruzionismo. La chiusura, secondo il ministro, provoca «un danno incalcolabile» all’ Italia, è un’ azione che «rischia di vanificare quei risultati straordinari raggiunti nell’ ultimo anno che hanno rilanciato l’ immagine di Pompei nel mondo. Non è possibile organizzare assemblee a sorpresa per impedire che il sito resti aperto con personale in sostituzione, con il risultato di lasciare centinaia di turisti in fila sotto il sole. Chi fa così fa del male ai sindacati, ai diritti dei lavoratori e soprattutto fa del male al proprio Paese». Poco più tardi il soprintendente parlerà di «colpo basso e comportamento irriguardoso nei confronti di centinaia di turisti. Nonostante la mia massima disponibilità al dialogo e a venire incontro alle esigenze dei sindacati – ha dichiarato Osanna, che intanto valuta provvedimenti disciplinari – venendo meno alle garanzie che mi erano state riservate, gli scavi sono rimasti chiusi. Ho dovuto provvedere all’ apertura dei cancelli, purtroppo in ritardo, reclutando i funzionari archeologi di servizio». Il Codacons presenta un esposto in Procura di Napoli, alla Corte dei Conti e alla commissione di vigilanza sugli scioperi: il comportamento dei sindacati, secondo il presidente Carlo Rienzi, «potrebbe configurare addirittura reati di natura penale». Intanto cominciano a fioccare le dichiarazioni indignate di esponenti dell’ intero emiciclo parlamentare. Qualcuno, alle latitudini del gruppo misto, invoca addirittura una commissione d’ inchiesta su quanto succede nell’ area archeologica. Da Napoli il governatore campano Vincenzo De Luca parla di «vergogna internazionale» e chiede scusa ai turisti. Dal fronte Unesco il presidente della commissione Italia Giovanni Puglisi tuona: «I sindacati si vergognino per quanto accaduto», ma anche sul versante delle stesse organizzazioni dei lavoratori le reazioni non si fanno attendere. Le assemblee sono state indette da Cisl, Flp e Unsa. La Cgil, attraverso il segretario campano Franco Tavella, parla di «proteste che danneggiano le stesse sigle». Qualche ora dopo Cisl Fp, attraverso il segretario generale aggiunto Daniela Volpato, ritirerà l’ adesione alla manifestazione dicendosi «contraria all’ utilizzo di strumenti di mobilitazione che mettano a rischio l’ erogazione dei servizi». Torna insomma lo scollamento tra vertici nazionali del sindacato e rappresentanze di Pompei. E da qui Antonio Pepe, Nicola Mascolo e Giuseppe Visciano invitano Franceschini «a impegnarsi a far rispettare i diritti contrattuali e del lavoro nei beni culturali, esigendo la puntualità nel pagamento delle prestazioni di lavoro effettuate dal personale, come progetti di produttività e posizioni di lavoro». Non manca un attacco alle recenti scelte dell’ amministrazione: «Le assunzioni fatte tramite Ales costano al nostro ministero il 40% in più di quanto costino un custode e un operaio in servizio di ruolo, in considerazione del fatto che essendo Ales una spa, le vanno pagati anche gli utili». Secondo le rappresentanze locali dei sindacati, «le soluzioni alle problematiche possono essere trovate solo con la partecipazione di un’ amministrazione responsabile, evitando bracci di ferro che danneggiano solo l’ utenza. Nell’ immediato, l’ amministrazione potrebbe sgravare il carico di lavoro al personale attuando la flessibilità tra profili professionali appartenenti alla stessa area e posizione economica». Temi su cui si misura ancora una distanza notevole con l’ amministrazione. E allora è guerra: a colpi di assemblee. .@MrPriscus © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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