26 Luglio 2015

Privatizzazione Atac sindacati in rivolta “Un passo indietro o sarà sciopero”

Privatizzazione Atac sindacati in rivolta “Un passo indietro o sarà sciopero”

SALVATORE GIUFFRIDA DOVEVA essere la sfida da vincere per il Giubileo e la riscossa dell’ immagine di Roma, ma rischia di diventare una crisi lunga e dalle conseguenze imprevedibili: il sistema dei trasporti a Roma è sempre più nel caos e il caso Atac è diventato una questione politica che sta mettendo a rischio la tenuta dell’ amministrazione. Le mosse di Marino, che venerdì ha azzerato il cda e avviato il processo di ricapitalizzazione e privatizzazione dell’ azienda, hanno avuto il duplice effetto di allargare la crisi e attirare al Campidoglio le proteste di tutti i settori della città. A partire dagli industriali, che non nascondono una certa preoccupazione soprattutto in vista delle prossime sfide che attendono la capitale, come il Giubileo: Maurizio Stirpe, presidente di Unindustria, ha chiesto «una squadra di governo coesa per il rilancio della città, altrimenti giusto andare a elezioni». Ma prima bisogna risolvere il caso Atac: da anni gli industriali chiedono la privatizzazione della maggioranza della società e non del 49% altrimenti, spiega Stirpe, «il privato deve soggiacere all’ impostazione del pubblico e rischia di non fare un buon risultato ». Posizionediametralmente opposta per i sindacati, a cui non è andata giù la decisione di privatizzare la società, sia pure al 49%, con un largo anticipo rispetto al 2019, anno in cui la gestione del trasporto sarà oggetto di una nuova gara d’ appalto. Le proteste delle sigle sindacali fanno capo a due accordi firmati con il Campidoglio: il primo risale all’ 8 luglio e prevede che la gestione interna non si tocchi fino al 2019, il secondo è di una settimana fa e, come spiega Stefano Monticelli segretario Filt Cgil Roma e Lazio, «prevede una maggiore produttività e flessibilità del lavoro e quindi mette Atac nelle stesse condizioni di una azienda privata ed efficiente ». La tappa successiva, per le tre sigle sindacali, è la creazione di un’ azienda unica dei trasporti regionali a capitale pubblico con un «progetto fatto di integrazione fra trasporto su ferro e gomma». Dopo le ultime mosse del sindaco, però, i sindacati sono sul piede di guerra: Marino li ha convocati per giovedì prossimo in Campidoglio ma se la riunione servirà a confermare la privatizzazione, scatterà la mobilitazione generale. Il timore è di vanificare gli accordi presi negli ultimi giorni per il rilancio dell’ azienda. «L’ amministrazione faccia la sua parte e mantenga gli impegni assunti », spiega una nota della Uil, mentre la Cgil promette di disertare l’ incontro se «serve solo a confermare la privatizzazione». Non è finita: Atac dovrà fare i conti anche con la denuncia che il Codacons presenterà alla procura per accertare se «possa configurarsi reato la scelta di imporre il pagamento dei biglietti a fronte del disservizio reso». Intanto ieri sul web è diventato virale il video di un autista dell’ Atac, Christian Rosso, che spiega perchè il servizio non funziona, tra mezzi rotti e pezzi di ricambio mancanti, chiedendo a colleghie romani di ritrovarsi sotto al Campidoglio mercoledì dalle 9 per ritrovarsi e difendere l’ azienda. In Atac tutto tace, in attesa dei prossimi eventi: ci sarà un rafforzamento del ruolo dell’ attuale direttore, Francesco Micheli, ma per l’ assetto definitivo della nuova governance bisognerà attendere il rimpasto di giunta e il nuovo assessore ai Trasporti. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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