23 Luglio 2015

A mezzogiorno Crocetta racconterà la sua verità sul caso Borsellino

A mezzogiorno Crocetta racconterà la sua verità sul caso Borsellino
intanto al nazareno si sta mettendo a punto la strategia per chiudere la legislatura.

L’ ultimo schiaffo glielo ha dato Confindustria. Linda Vancheri, l’ assessore alle Attività produttive, espressione dell’ associazione degli imprenditori, che ha deciso di lasciare la Giunta. Il 37esimo abbandono in poco più di due anni e mezzo. Ma Crocetta rigetta questa interpretazione. «Le dimissioni dell’ assessore Linda Vancheri le abbiamo concordate da sei mesi, ma le formalizzerà solo dopo che io darò il via libera. Linda ha l’ opportunità di un lavoro stupendo di livello internazionale. Era concordato che dopo l’ Expo avrebbe lasciato». Dichiarazione che non fa una grinza se non fosse che questa mossa cade in un momento in cui Crocetta si ritrova politicamente isolato fatta qualche rara eccezione. C’ è di più. Da Roma, dove attende di incontrare Renzi per mettere a frutto l’ exit strategy meno indolore possibile per il Partito democratico, Fausto Raciti, segretario regionale democratico, intervistato, non si nasconde dietro un dito: «questa esperienza di governo è appassita perché è arrivata troppo tardi la politica e si è lasciato spazio a questo cerchio magico che ha scorrazzato in Sicilia». E allora perché non si stacca la spina? Per due ragioni: la prima, teorica, è un possibile ritorno del centrodestra, la seconda, concreta, il pericolo Cinquestelle. Scenario che i dirigenti del Nazareno hanno ben chiaro al punto di mettere in scena una exit strategy morbida che riconoscesse da un lato l’ integrità di Rosario Crocetta e, dall’ altra, il varo di un’ alleanza in grado riconquistare la Regione. In quest’ ultimo caso lo schema è quello nazionale ( l’ inclusione del Nuovo centro destra di Alfano) con l’ obiettivo di individuare un candida to forte e inattaccabile. Il nome più gettonato, in quest’ ultime ore è quello di Enzo Bianco, il sindaco di Catania. Un piano che martedì sembrava non trovare ostacolo nello stesso Crocetta che aveva aperto alle ipotesi delle dimissioni. dopo l’ approvazione di alcune riforme e una valutazione condivisa che avrebbe portato dritti dritti alle urne. Ma ieri Crocetta ha fatto saltare il banco scatenandosi contro quello che ha chiamato “fuoco amico”. E l’ ha fatto alla vigila di una giornata che si annunzia rovente. A mezzogiorno, sotto lo sguardo del presidente dell’ Ars Giovanni Ardizzone, molto ligio al rispetto delle regole parlamentari, Rosario Crocetta affronterà, davanti ai 90 deputati che siedono a Sala d’ Ercole, il caso delle dimissioni da assessore alla Salute di Lucia Borsellino. Un tema molto difficile da dibattere per il governatore che si troverà al cospetto di un’ opposizione che non gli concederà nulla e di un Partito democratico con cui ha rapporti pressoché inesistenti, fatta eccezione per qualche dem che occupa posizioni rilevanti ( è il caso di Pip podi Giacomo, presidente della Commissione Sanità dell’ Ars che dice»: «Sfiduciare perché, per quale motivo? Non portiamo di certo il cervello all’ ammasso»). Non lo aiuta neppure la la condanna del segretario generale della Regione Patrizia Monterosso, la superburocrate ritenuta sua principale collaboratrice, che dovrà risarcire la regione di quasi 1,3 milioni, secondo quanto previsto dai giudici d’ appello della Corte del conti per la vicenda degli extrabudget nella formazione professionale. Mentre le opposizioni e il Codacons vanno all’ attaco, Crocetta decide di sostenere il segretario generale della Regione. «Dimissioni della Monte rosso? È una sua valutazione: non siamo di fronte ad un fatto penale ma a un fatto amministrativo, e non sarebbe certo il primo dirigente d’ Italia condannato dalla Corte dei Conti. Qualunque dirigente può fare un errore e pagare». Ed ancora: «Se revocassi il contratto sulla base della sentenza della Corte dei Conti andremmo incontro a risarcimenti». In questo clima la lettera aperta che M5s gli ha inviato gli è apparso, probabilmente, un divertissement. «Presidente, se ne vada. Confezioni la prima azione degna del suo mandato e, domani, a sala d’ Ercole, la consegni alla storia. Se pensa di venirci a sgranare il Rosario dei sui finti successi, non si presenti», hanno scritto i deputati pentastellati. «Se ne vada, presidente, ma lo faccia coi suoi piedi. Non permetta che siano i farisei del Pd a cacciarla dal Tempio. Non gli permetta di sventolargli il cartellino rosso sotto il naso solo per raccattare qua e là le ultime briciole di credibilità. Per loro, presidente, e per Lei, il tempo è comunque scaduto. Se ne faccia una ragione, nel futuro della nostra isola ci sono, sì, nuvoloni, ma anche 5 stelle».

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