Cade anche l’ ultima fortezza no-saldi Sconti fino al 70% ma media al 30
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fonte:
- La Nazione
partenza lenta in mattinata e nel pomeriggio in attesa del dopo cena.
di SALVATORE MANNINO SARÀ ANCHE VERO, come dice il Codacons, che dopo 8 anni la spesa per i saldi torna finalmente a crescere, ma se è così la pazza folla (?) dei compratori si è nascosta molto bene. Almeno fino alle nove di sera quando è decollata la notte bianca. Nel sabato più torrido di questa estate, delle code tenute a bada dalle guardie giurate fuori dai negozi non si è vista neppure l’ ombra e l’ atmosfera, non fosse stato per quella ridda di S, percentuali di sconto strillate a tutta vetrina, scritte multicolori a riassumere la parola sconti in tutte le lingue, è rimasta (almeno in mattinata e nel pomeriggio, il dopocena è un’ altra cosa) quella di un normalissimo semifestivo di luglio: folla diradata, clima rarefatto per quanto afoso, Corso pieno il giusto, cioè non troppo. Ah, i bei tempi dei saldi di una volta, siamo davvero alla nostalgia canaglia. Piuttosto la vera nota di colore di questo avvio della stagione dei ribassi è che è caduta anche l’ ultima fortezza dei no-sconti. Si chiama Borgo Maestro, vetrina trendy di una delle delle grandi dinastie del commercio cittadino, i Capaccioli, e ha resistito fino all’ ultima campagna dei saldi invernali, orgogliosamente decisa a non offrirsi alla politica del cedere sui prezzi per svuotare il magazzino. Stavolta, invece, la bandiera bianca sventola persino sulla prestigiosa insegna del Corso basso, anche se a dire il vero più che di bianco è fatta di una raffica di 40 per cento, ossia il ribasso (neppure dei minori) che Borgo Maestro annuncia per attirare acquirenti. Così va al mondo. IL PERCHÈ lo spiega il titolare, Carlo Capaccioli: «Abbiamo provato a reggere finchè è stato possibile, ma dopo una stagione primaverile come questa non potevamo farcela ancora. Anche noi ci adeguiamo a quello che fanno gli altri». E pure a quello che fanno le altre vetrine della dinasty, tutte attestate su sconti del 40 per cento, con punte del 50 nel negozio omonimo dell’ alto Corso dal quale è partito tutto, nell’ immediato dopoguerra. Ma ovviamente ci sono vetrine che strillano sconti molto più alti, almeno in apparenza. Il record tocca ad Oviesse, il grande magazzino ex Upim di Piazza San Iacopo, a Tally Weil e ad Undercolors di Benetton, che annunciano prezzi ribassati «fino» al 70 per cento. Il trucco, ovviamente, sta lì, in quel «fino a»: vuol dire che dentro si troveranno dei capi civetta superconvenienti, ma che non tutta la merce è a quel costo. Misteri dei persuatori occulti e delle tecniche commerciali. Altri sono più pudichi e si fermano al 50 per cento. E’ il caso di Yamamay, uno dei grandi marchi popolari dell’ intimo, e di Tezenis, che dello stesso settore è sicuramente l’ insegna più popolare, quella appunto che una volta doveva assumere il vigilante per regolare la fila. La guardia giurata c’ è ancora, di code, invece, alle sei del pomeriggio non si vede traccia. GLI ALTRI MARCHI della catena (Calzedonia, Intimissimi uomo e donna e Falconeri, ad Arezzo tutti controllati dalla famiglia Venturini) non vanno oltre il 30 per cento, che è anche il ribasso medio offerto dai negozi delle grandi dinastie commerciali, da Maior a Prestige e a Donati Sportswear. Ma pure sul fronte delle vetrine di lusso, si nota qualche cedimento: il negozio madre dei Donati, quello di piazza Risorgimento, offre ad esempio qualche capo al 40 per cento, idem dicasi per l’ abbigliamento di Banchelli e per le calzature di Sabot (Mauro Peloni). L’ insegna più trendy del centro, Sugar di Beppe Angiolini, mago della moda, va dal 30 al 50 per cento, a seconda dell’ occasione. Nonostante tutto, però, persino catene popolari come Benetton e Sisley o marchi aretini come Mauro Giuli fanno fatica a ritrovare il ritmo dei saldi invernali, che pure non erano stati il massimo. Almeno fino alla chiusura delle 20, perchè poi, si sa, la notte è un altro mondo. Specie quando è bianca.
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