10 Giugno 2015

Milano, giudice conferma il blocco di Uber-pop: “Entro oggi disattivi la app”

Milano, giudice conferma il blocco di Uber-pop: “Entro oggi disattivi la app”

Il tribunale di Milano ha respinto l’istanza di sospensione del blocco della app ‘Uber-pop presentata dalla multinazionale americana, dopo il provvedimento di inibitoria del servizio dello scorso 26 maggio per concorrenza sleale nei confronti dei taxi. La società deve disattivare il servizio entro oggi, altrimenti sono 20mila euro al giorno di multa oltre alla più grave volontà di trasgredire all’ordine del giudice. Lo ha deciso il presidente della sezione specializzata in materia di impresa del tribunale civile di Milano Marina Tavassi.  Ieri la discussione del reclamo in camera di consiglio al termine della quale il giudice si era riservato di decidere emettendo stamattina la decisione. Nell’atto, Tavassi dispone inoltre che il blocco sia immediatamente esecutivo, stabilendo penali in caso di mancato adeguamento. La prossima tappa della vicenda è fissata per il 7 luglio, quando verrà discusso il ricorso di Uber nel merito.

Una nuova vittoria dei tassisti milanesi, dunque, sostenuti dalle associazioni di categoria, in particolare dall’Unione artigiani che gioisce della decisione, vissuta invece come “una notizia negativa per gli utenti” dal Codacons che spinge per una “urgente una modifica della legislazione vigente in materia, per adeguare la norma al fine di renderla al passo con le nuove possibilità offerte dal mercato e dalla tecnologia”, come sottolinea il presidente Carlo Rienzi. “Ovviamente devono essere previste tutele per i tassisti – spiega Rienzi – ma crediamo sia ampiamente possibile integrare in Italia servizi come Uber-pop ai taxi tradizionali. Non è possibile costruire dighe per ostacolare lo sviluppo e nuove possibilità in favore degli utenti, perché in tal modo si produce un evidente danno ai consumatori sul fronte della libertà di scelta e delle tariffe”.

Oggi sono scadute le due settimane di tempo che il tribunale di Milano aveva concesso alla multinazionale americana per adeguarsi  dopo l’accoglimento del ricorso presentato dai tassisti: il servizio che permette a chiunque di fare l’autista dando passaggi a chi li cerca dietro un compenso è “concorrenza sleale” e “incoraggia l’abusivismo”, ancora più grave in un periodo di affari come quello di Expo. Dopo lo stop del giudice, gli autisti a Milano hanno continuato a lavorare, consapevoli dei rischi. Fino a oggi.

L’azienda americana nei giorni scorsi aveva fatto sapere che dal 26 maggio, giorno in cui il giudice di Milano Claudio Marangoni ha disposto il blocco di Uber Pop in tutta Italia, le iscrizioni a Uber erano “aumentate del 30 per cento in media e del 100 per cento proprio nel giorno in cui il giudice si è pronunciato”. Non solo. Nello stesso giorno, in Italia, erano “raddoppiate le persone che hanno aperto l’app per provare per la prima volta Uber Pop o tornare a usarla”. Uber Italia aveva lanciato anche una campagna di mobilitazione online con #iostoconUber, con più di 50mila persone mobilitate intorno all’hashtag ufficiale su Twitter e Facebook. E i messaggi lanciati da Uber – aveva sottolineato una nota della società – erano stati visualizzati 3,5 milioni di volte.

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