«Così sono spariti i miei 290 mila euro»
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fonte:
- Gazzetta di Reggio
«I precedenti dicono che ci sono buone possibilità di portare a casa il capitale investito». L’ avvocato Bruno Barbieri, vicepresidente nazionale del Codacons, lo ha detto ieri sera incontrando alcuni dei truffati dal subagente. «Abbiamo già seguito un caso simile a Ferrara, dove era coinvolto un agente della stessa compagnia assicurativa. Il truffatore è stato condannato, mentre Ina si è attivata per rimborsare i clienti». Per il legale, il fatto che il subagente non lavorasse più per Ina non esime la compagnia da responsabilità. Esiste un principio, detto di legittimo affidamento, che dice che la compagnia è responsabile dell’ uso del suo logo sul territorio. Dunque Ina non può ritenersi estranea a quello che accadeva in un ufficio, dove erano esposti i suoi loghi. Inoltre doveva informare i clienti quando il subagente ha smesso di lavorare con loro». L’ avvocato ha consigliato ai truffati di non interloquire con la compagnia assicurativa, ma di rivolgersi a dei legali di fiducia. «Perché dai colloqui potrebbero emergere elementi che poi potrebbero essere usati a scapito delle vittime». (j.d.p.) di Jacopo Della Porta wCASTELNOVO MONTI «Ho scoperto di avere una polizza da 100mila euro falsa. Mentre altre due, per un valore di 190mila, mi hanno detto che sono intestate ad altre persone». Oriano Tini, ligonchiese residente a Parma, ha fatto questa amara scoperta una settimana fa, negli uffici di Ina Assistalia a Reggio Emilia. Anche lui è uno dei tanti truffati dall’ ex subagente di Castelnovo Monti, che ha mietuto numerose vittime nella montagna reggiana e non solo. Ha raccontato la sua storia ieri sera all’ hotel Remilia di Reggio, dove si è svolto un incontro con l’ avvocato Bruno Barbieri, vicepresidente nazionale del Codancons. All’ assemblea si sono presentati in una decina e uno dei truffati spiega il perché siano stati così pochi. «Molti si vergognano di essere stati raggirati. A Castelnovo Monti non si parla d’ altro, ma è difficile trovare qualcuno che racconti volentieri di essere coinvolto». Alcuni anziani non sanno nemmeno di aver perso i loro risparmi: «I miei genitori 90enni – dice un uomo residente a Reggio – hanno investito 200mila euro. Sono i risparmi di una vita. Mio padre ha una pensione da mille euro al mese e se sapesse cosa è accaduto dovrei informare le onoranze funebri». Tutti hanno sottolineato come il truffatore fosse considerato al di sopra di qualsiasi sospetto. «La sua famiglia è conosciuta in paese e molti gli affidavano i soldi da decenni. Quando è venuta fuori la notizia la mia prima reazione è stata d’ incredulità. Ci ho messo un po’ a rendermi conto che fosse tutto vero». Le vittime dei raggiri si chiedono quali siano le responsabilità della compagnia assicurativa per cui il subagente lavorava. «Da Ina Assitalia dicono che non era più un loro subagente da 3 anni. Ma a noi non lo ha detto nessuno. Perché non hanno informato i clienti, soprattutto quelli storici?». Altri si chiedono come sia stato possibile che le banche abbiamo consentito all’ agente di riscuotere assegni intestati anche all’ Ina Assitalia. Un aspetto su cui l’ avvocato Bruno Barbieri ha detto siano necessari ulteriori accertamenti. Lo strumento d’ investimento sottoscritto dai truffati è nella maggior parte dei casi una polizza assicurativa della durata di cinque anni. «Gli interessi corrisposti erano del 5% – dice un signore – e questo, con il senno del poi, è l’ unico elemento che doveva destare qualche sospetto, in quanto oggi si tratta di un rendimento alto. Molti anziani però hanno sempre investito in questi strumenti ed erano abituati a rendimenti anche più alti. Dunque non hanno compreso l’ anomalia». Un’ altra stranezza consisteva nel fatto che la polizza poteva essere ritirata anche prima della scadenza dei 5 anni. Tutte considerazioni che però non devono indurre a colpevolizzare quelle che sono e restano soltanto delle vittime.
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