16 Maggio 2015

«Cardiologa condannata ma in cattedra»

«Cardiologa condannata ma in cattedra»

«Perchè il Rettore dell’ ateneo di Modena, per sua esclusiva scelta, ha riammesso all’ insegnamento universitario la prof. Maria Grazia Modena nonostante una condanna di quattro anni, con rito abbreviato e sconto automatico di pena, nell’ inchiesta che la vedeva imputata? Perché dopo la condanna non è stata almeno sospesa e non è stato avviata un’ inchiesta interna? Perchè la nostra università non si è costituita parte civile in giudizio, aiutandola così dal punto di vista processuale?» Sono queste le tre domande attorno a cui ruota una lunga lettera aperta che il Codacons invia al rettore Andrisano per chiedere conto di omissioni e aiuti che hanno favorito e favoriscono l’ ex primario del Policlinico. Persino la Commissione Medica, nominata dalla Regione, dopo aver riscontrato gravissime irregolarità nella sua gestione del reparto, non le ha rinnovato l’ incarico. «Il cosiddetto Caso Cardiologia – dice in buona sostanza il vicepresidente Codacons, Fabio Galli – è stato senza dubbio lo scandalo più importante di tutta la storia della sanità modenese. È stato scoperto un sistema nefasto per sperimentazioni cliniche anche finalizzate alla raccolta di denari che finivano in Onlus create appositamente per ricevere i fondi. La prof. Modena, tra i principali indagati dell’ inciesta ribattezzata “Camici sporchi” con il rito abbreviato è stata condannata a 4 anni di reclusione, più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Rileggere questa vicenda dall’ ottica dei pazienti, che sono utenti di un ospedale pubblico, rappresenta per tutti noi un atto di estrema giustizia. Pensiamo a quale patema d’ animo abbia rappresentato per tutti loro il sentirsi definire “cavie”, al solo fine di far guadagnare denari in modo illecito. Pensiamo inoltre con quale animo hanno visto il servizio giornalistico su Report (Rai 3) in cui si spiegava come, in non pochi casi, i sistemi che erano stati impiantati nelle loro coronarie erano fabbricati con materiale di qualità quanto meno discutibile. D’ altra parte esiste un’ istituzione pubblica che avrebbe dovuto far sentire la sua voce, ma che non ha parlato; doveva controllare, e non l’ ha fatto. Parliamo dell’ università, che con una delibera del Rettore l’ ha reintegrata all’ insegnamento. E tutto questo nonostante il fatto che una Commissione Medica nominata dalla Regione ha inconfutabilmente riscontrato fatti gravissimi su 43 delle 51 cartelle cliniche controllate. Invitiamo il Magnifico Rettore a tentare di rendere comprensibile ai cittadini il perché delle sue scelte. L’ ateneo, i suoi studenti e le famiglie che hanno scelto Modena come sede di studio e tutti i modenesi meritano di saperlo». ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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