Gabbiadini e le altre: «Belloli si dimetta»
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fonte:
- Gazzetta dello sport
MARIO PAGLIARA @MarioPagliara è un uomo solo e, con molta probabilità, resterà al comando della Lega nazionale dilettanti ancora per poco. Il defenestramento di Felice Belloli appare sempre più una questione di giorni, e anche molti dei suoi fedelissimi storici hanno rotto gli indugi: dopo essere stato scaricato da Carlo Tavecchio e da Giovanni Malagò, si stanno mobilitando i presidenti regionali. Ieri una email è partita dal presidente del comitato provinciale autonomo di Trento (che da statuto ha lo stesso riconoscimento giuridico di un comitato regionale ), Ettore Pellizzari, inviata a Tavecchio e a tutti i presidenti dei comitati. Pellizzari (ormai ex pro Belloli) è stato netto («Presunte, gravi, offensive e sessiste dichiarazioni»), e ha chiesto a Belloli di «valutare seriamente l’ opportunità di una sua autosospensione in attesa del doveroso accertamento della verità». Breccia aperta, ma è solo un primo passo perché Belloli ha perso il controllo dei dilettanti, regno ereditato da Tavecchio appena il 10 novembre 2014: 14 comitati regionali più il calcio femminile, il calcio a 5 e l’ Interregionale stanno preparandogli la mozione di sfiducia (17 componenti sulle 23 della Lnd), che potrebbe essere presentata già nel consiglio di Lega del 20 (convocazione alle 15) e 21. L’ orribile frase messa a verbale e attribuita a Belloli, «Basta! Non si può sempre parlare di dare soldi a queste 4 lesbiche», potrebbe costargli la poltrona. TERZA TESTIMONIANZA Lui continua a negare di aver pronunciato questa frase contenuta nel verbale della riunione del consiglio di dipartimento calcio femminile del 5 marzo. Oltre al documento ufficiale della Lnd, acquisito dalla Procura federale, ci sono tre testimonianze che inchiodano Belloli: i dirigenti federali Patrizia Cottini e Sonia Pessotto, presenti alla riunione incriminata, hanno già dichiarato di aver «ascoltato la frase», e ora spunta anche una terza testimonianza. È quella di Dario Fantini, componente del consiglio di dipartimento del calcio femminile, anche lui presente quel 5 marzo: «È stato inaccettabile: Belloli ha disprezzato tutto il calcio femminile – spiega Fantini -. Tutti abbiamo ascoltato le sue parole: siamo indignati». Oltre a chiarire davanti alla Procura federale, il presidente Belloli dovrà rispondere anche alla giustizia ordinaria: il Codacons domani presenterà «un esposto alla Procura di Roma e al Dipartimento per la Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio e un’ azione collettiva risarcitoria – si legge in una nota – in favore delle donne offese e umiliate da frasi offensive e omofobe di Felice Belloli». SCHIAFFO ISTITUZIONALE E ieri, a Milano, nella sede della Figc Lombardia, è stato presentato il 54 o Torneo delle Regioni (30 maggio-6 giugno in Lombardia), l’ evento di punta della stagione dei dilettanti. C’ era Belloli, mancavano tutti gli altri. Hanno disertato Regione Lombardia e Comune di Milano, vuota anche la poltrona riservata a Tavecchio (c’ era il nipote Mario, consigliere nel comitato lombardo: «Se vera, la frase di Belloli è molto grave», ha detto) e da Roma non è arrivato nessun dirigente federale (ad eccezione del vicepresidente lombardo Claudio Bocchietti). Pochissimi in sala, assenti anche gli sponsor. «Belloli come minimo deve dimettersi: oltre a non fare niente per noi, ci discrimina», attacca Melania Gabbiadini, stella della Nazionale. Ieri le calciatrici sono scese in campo con 15′ di ritardo, poi hanno formalizzato la loro protesta in una lettera: «Chiediamo le dimissioni del presidente Belloli qualora la Procura federale confermi la sua responsabilità – scrivono -. Basta: siamo stanche che la nostra identità sessuale sia argomento di interesse e giudizio primario. Da quando il calcio femminile è passato sotto il controllo diretto della Lnd la situazione va sempre peggiorando: crediamo che il calcio femminile debba essere governato da chi veramente crede nel movimento». C’ è aria di scissione: offeso e denigrato, il calcio femminile rivendica autonomia. Nella galassia Lnd non vuole più starci.
mario pagliara
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