Il T3 riapre, operativi 4 check-in su 5
-
fonte:
- Corriere della Sera
SEGUE DALLA PRIMA Tra molte difficoltà e polemiche. Alle spalle dei check-in riaperti (all’ 80%) e dei nastri portabagagli a singhiozzo, c’ è lo scheletro di una struttura di migliaia di metri quadrati, dove il fuoco ha sciolto plastica, scale mobili e negozi. I passeggeri poi si dividono in due categorie, gli sfortunati e i più sfortunati (i privilegiati partiti senza problemi non sono molti). Alla seconda categoria appartengono le decine che hanno dormito sui pavimenti dello scalo. I primi sono quelli riusciti a partire, magari con ore di ritardo, ma infine decollati, dopo avere fatto il check-in al T3 ed essere andati stancamente a piedi al T1 o al T2 per imbarcarsi. Oppure ad aspettare la navetta per raggiungere il T5. In migliaia erano davanti al T3 bruciato, già all’ alba di ieri: aspettavano la riapertura, annunciata per le 5. Hanno trovato caos, poche informazioni, indicazioni sui voli urlate da addetti non poliglotti. Rabbia e urla in tutte le lingue del mondo. «Ho dormito qui», racconta Josii Belic, turista croato-statunitense sdraiato dietro il negozio Feltrinelli al T1, accanto a decine di valigie e annessi proprietari sonnolenti. Doveva partire mercoledì alle 12.40, ma ieri era ancora a Roma. Stessa odissea per Mikaela Albright, inglese diretta a New York. «No flight, no sleeping», la sua sintesi della nottata-incubo è chiara. Il volo Alitalia per una comitiva di pellegrini di Gaeta è stato cancellato. «Viaggio in Terrasanta, prenotato da mesi ma ce l’ hanno posticipato. Aerei pieni ci dicono e siamo pure in overbooking», racconta Rosa Russo. Intorno al gruppetto di fedeli, ancora bivacchi e file. La task force di Adr, formata da 400 persone, presidia i terminal per assistere i viaggiatori, distribuendo acqua e generi di conforto. Non mancano gli amanti dei selfie testimonial dell’ incidente, subito bloccati dai vigilantes. Dietro le quinte poi il mistero di un incendio. Le «quinte» sono i teli di plastica posizionati agli imbarchi del T3, l’ area dove i passeggeri «passavano» per il controllo passaporti. Oltre alle migliaia di turisti, è intenso il viavai di tecnici e addetti aeroportuali. Tutti indossano la mascherina. Un’ addetta di Adr Assistance passa con una carrozzina vuota e tossisce in continuazione. Tutto a posto là dietro i teli? Lei scuote la testa e continua a tossire. È dalle «retrovie» di Fiumicino che arrivano gli interrogativi più pressanti. «Aria irrespirabile, ma le polveri dell’ incendio non sono nocive?», si chiedono gli operai al lavoro: entrano nelle strutture, dieci minuti e poi escono a prender aria. Anche al bar del terminal resuscitato, tutti in mascherina perché, dicono, non si sa mai e il turno dura otto ore. È l’ unico negozio aperto. La storica Terrazza Roma, invece, con le sue vetrine crocevia di storie e viaggiatori, è chiusa. Il presidente dell’ Enac, Vito Riggio, assicura che «i viaggiatori coinvolti nell’ incendio avranno diritto a ricevere dalla compagnia aerea il rimborso del biglietto o la riprotezione su un altro volo anche di un diverso vettore». Mentre il Codacons ha già annunciato che si costituirà parte civile nei confronti dei soggetti responsabili del rogo e chiede a Enac e Adr «quanti e quali controlli vengono eseguiti a Fiumicino». Tra tanti dubbi la sensazione diffusa è che i disagi, nell’ aeroporto sfregiato, non sono finiti. Valeria Costantini.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- TRASPORTI
