8 Maggio 2015

La Consulta: rimborsi per tutti e subito

La Consulta: rimborsi per tutti e subito

Il governo può cambiare le norme sulle pensioni e non ci sarà bisogno di presentare alcuna domanda all’ Inps e meno che mai di fare un ricorso. Saranno gli enti di previdenza a fare i conti su quanto “restituire” ai pensionati dopo la sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato il blocco dell’ adeguamento all’ inflazione negli anni 2012-13 per le pensioni superiori a tre volte il minimo. Ieri il pronunciamento della Consulta è arrivato sulla Gazzetta Ufficiale. E mentre il Tesoro e Palazzo Chigi lavorano per trovare una soluzione, il sottosegretario all’ Economia Enrico Zanetti insiste sull’ impossibilità di rimborsare tutti e spinge per fissare la soglia a 5mila euro. Si sta facendo strada l’ ipotesi di una rateizzazione delle somme. Ieri il presidente della Consulta, Alessandro Criscuolo, ha precisato che ha “cancellato” il blocco biennale dell’ adeguamento e l’ effetto scatterà automaticamente. Questo vuol dire che l’ Inps e gli istituti di previdenza si adegueranno automaticamente e lo Stato dovrà trovare le risorse. Non serve presentare le domande e i ricorsi sono inutili. Ovviamente dal momento di cancellazione della norma “gli interessati possono adottare le iniziative che reputano necessarie”: questo a dire che se le scelte del governo non sono condivise sarà, come è ovvio, sempre possibile presentare un ricorso. Il ministro dell’ Economia Padoan ha spiegato che il governo rispetterà le indicazioni della Consulta cercando però di minimizzare l’ importo sui conti. Per i pensionati significa che l’ adeguamento all’ inflazione non sarà per tutti allo stesso modo. Il governo punta a introdurre degli adeguamenti parziali per gli importi più alti e a rateizzare l’ arretrato. Potrebbe anche essere prevista una indicizzazione differenziata tra il passato e il presente-futuro. Non ci sarebbe sul tavolo, invece, il pagamento tramite Bot o titoli di Stato. Il sottosegretario Zanetti vorrebbe che fosse fissata la soglia dei 5mila euro, al di sopra della quale sarebbe ingiusto rimborsare. I conti sull’ entità delle somme da versare non sono stati ancora fatti. Fino ad ora sono state fatte stime diverse, che vanno da 5 miliardi a 8,7 fino a 16 miliardi. Per un pensionato sui 1.500 euro al mese il “tesoretto” arretrato potrebbe valere – secondo i calcoli della Uil – 2.540 euro. Ma non per tutti potrebbe essere così se il govrno dovesse prevedere varie fasce di adeguamento all’ inflazione e mettere un tetto per quelle oltre i 5mila euro. In precedenza, ad esempio, sopra le sei volte il minimo (in pratica sopra i 3.000 euro) le pensioni venivano indicizzate con un sistema a “fasce”: al 70% per la quota di pensione fino a 1.500 euro, niente sopra questo valore. Non è escluso anche che sopra questi importi, gli adeguamenti all’ inflazione possano essere totalmente congelati. Quello che appare ovvio è che gli arretrati non saranno pagati in unica soluzione, ma a rate. Così è avvenuto nel passato, ad esempio, per la restituzione del contributo di solidarietà sulle pensioni più alte (che era meno oneroso per i conti pubblici) fatto in due tranche. Le associazioni dei consumatori sono pronte alla battaglia e chiedono di rimborsare in tempi brevi tutti i pensionati se si vuole evitare una valanga di ricorsi. “Siamo pronti a denunciare l’ Inps per appropriazione indebita e inottemperanza all’ ordine dell’ autorità, nel caso in cui entro 10 giorni dalla Pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non sia data applicazione alla sentenza della Corte”, attacca il Codacons.
laura della pasqua
 

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