Pensioni, in vigore la sentenza Ma ora è rebus sugli arretrati
ROMA Trovare una soluzione, al più presto, per evitare che i conti pubblici vadano a picco. E che sia allo stesso tempo equa, cioè proporzionale e graduale come chiede la Corte Costituzionale. È questo il rompicapo su cui si sono confrontati nel tardo pomeriggio di ieri il premier, Matteo Renzi, e il ministro dell’ Economia, Pier Carlo Padoan. Un faccia a faccia, il primo dalla della sentenza della Consulta che ha dichiarato incostituzionale il mancato adeguamento delle pensioni più alte voluto dal «Salva Italia» del governo Monti, che è servito per fare un punto sulle conseguenze della pronuncia dei giudici costituzionali, che aprirebbe una voragine per le finanze dello Stato, impossibile da fare digerire a Bruxelles. Il rebus delle cifre, su cui si stanno confrontando Ragioneria generale e Inps, ancora non è stato sciolto, ma rimediare allo stop dell’ indicizzazione degli assegni sopra tre volte il minimo costerebbe, stando alle stime più accreditate, intorno ai 16 miliardi: tra 9 e 12 per il passato, se si scegliesse di restituire tutto a tutti senza escludere, come da più parti è stato ipotizzato, gli assegni più alti, e poi tra 3,5 e 5 quest’ anno (e a regime, anche per gli anni a venire). Un «salasso» difficile da sostenere per le casse statali, per questo l’ esecutivo sta studiando come «minimizzare l’ impatto sui conti», come ha ripetuto più volte Padoan. Ma che sia anche «a prova di Consulta», cioè che non rischi di incappare in un altro stop. Dal canto suo il presidente della Corte, Alessandro Criscuolo, ha precisato ieri che «le sentenze della Corte che dichiarano la illegittimità costituzionale di una norma di legge o di un atto avente forza di legge producono la cessazione di efficacia della norma stessa dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione». La sentenza da oggi sarà quindi operativa. Gli interessati, ha aggiunto la Corte, «possono adottare le iniziative che reputano necessarie, e gli organi politici possono adottare i provvedimenti del caso nelle forme costituzionali». VERSO IL DECRETO. E che sarà messo in campo un provvedimento, probabilmente un decreto, è quasi scontato. Meno scontata resta la soluzione: tra le ipotesi sul tavolo resta quella di un intervento graduale nel tempo (restituendo il pregresso a rate, ad esempio) che ha registrato l’ apertura da parte dei sindacati, ma anche quella di modulare i rimborsi, senza assicurarli appieno a tutti (ad esempio fino agli assegni 5-6 volte il minimo). Ipotesi che fa infuriare le opposizioni, a partire dal leader della Lega Matteo Salvini che si dice pronto «da martedì a occupare il Tesoro, contro uno Stato ladro che ha derubato sei milioni di persone», mentre il Codacons minaccia una denuncia all’ Inps. Ma questa linea trova anche consensi, ed è quella su cui insiste il sottosegretario all’ Economia Enrico Zanetti, di Scelta civica, che ieri ha ripetuto che il rimborso a tutti sarebbe «una follia» e ha proposto una soglia massima di 5mila euro. SINDACATI ALL’ ATTACCO. In attesa da giorni della convocazione che ancora non arriva da parte del ministro del Welfare, Giuliano Poletti (e che quasi certamente non arriverà fino a mercoledì della prossima settimana), i sindacati ieri hanno attaccato chiedendo l’ applicazione della sentenza della Corte Costituzionale. La numero uno della Cgil, Susanna Camusso, ha tagliato corto: «La sentenza si applica, poi si può discutere del tema delle risorse». I sindacati non sono nemmeno disposti ad accettare moralismi sui diritti. A Zanetti, che mercoledì aveva definito «immorale restituire l’ indicizzazione alle pensioni più alte», il segretario generale della Spi-Cgil Carla Cantone ha replicato secca: «Immorali sono i vitalizi e i super stipendi dei manager, non le pensioni da lavoro. Immorali sono le pensioni veramente d’ oro, quelle di chi le ha avute regalate». E Romano Bellissima, della Uilp, ha chiosato: «Immorale sarebbe non restituire a tutti i pensionati ciò che è loro dovuto».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
-
Tags: corte costituzionale, inps, pensioni
