Senza un testimone è impossibile spuntarla
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fonte:
- La Stampa
Perché è difficile vincere contro i Comuni? La Cassazione ha più volte stabilito che i comuni sono sempre responsabili del dissesto di una strada, anche se causato da lavori appaltati a ditte esterne o addirittura commissionati da aziende private (vedi la posa dei tubi del gas o dei cavi della rete telefonica). Il guaio è un altro: è molto difficile provare il nesso di causalità tra il danno subito e la scarsa manutenzione della strada. È infatti il cittadino a dover dimostrare il cosiddetto danno da insidia. Non è semplice: se la buca, o lo spuntone, è molto evidente come è possibile non essersene accorti? E se, al contrario, è poco vistoso, come faceva l’ amministrazione a notarlo e rimediare?». Che cosa deve fare chi si fa male? Alcuni passaggi sono fondamentali. Il primo è avere un referto medico, che riporti la dinamica dell’ incidente, l’ entità dell’ infortunio e la prognosi. Secondo tassello: una fotografia del luogo, scattata subito o quasi, comunque prima che eventualmente qualcuno ripiani la buca. Terzo: sarebbe consigliabile chiamare i vigili e far compilare un verbale. Quarto e fondamentale: i testimoni. Occorre dimostrare di essersi fatti male in quel punto esatto e a causa di una specifica anomalia della strada; ci vuole perciò qualcuno che dichiari di aver assistito all’ infortunio». A chi ci si deve rivolgere per chiedere i danni? È un’ altra complicazione. «Queste procedure dovrebbero essere gestite direttamente dalle amministrazioni locali», spiega Tiziana Sorriento, avvocato e vice presidente del Codacons. «Invece vengono appaltate alle compagnie di assicurazione, senza fornire alcuna assistenza al cittadino, il quale si trova quasi a non sapere a chi rivolgersi. Spesso, così, chi ha subito un danno finisce per non riuscire a contattare nemmeno il liquidatore dell’ assicurazione». Una volta in causa quali argomenti ha il Comune per provare a discolparsi? Essenzialmente due: può tentare di dimostrare che il cittadino ha peccato di disattenzione e negligenza, oppure che l’ infortunio sia stato causato da un caso fortuito, imprevedibile o di forza maggiore. La giurisprudenza considera casi di forza maggiore temporali, nubifragi, calamità. I pochi fortunati che riescono a spuntarla quanto possono sperare di incassare? La media dei risarcimenti difficilmente supera i mille euro. E se a causa dell’ infortunio hanno dovuto perdere vari giorni di lavoro? Per i lavoratori dipendenti c’ è la mutua, per gli altri dipende dal tipo di lavoro. Per un libero professionista (un avvocato, ad esempio) dimostrare l’ entità del mancato guadagno è difficile. Diverso è il caso, ad esempio, di una colf: se in regola, è possibile calcolare le ore di lavoro perse, lo stipendio mancato e vederselo risarcito.
andrea rossi
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