Rivalutazione pensioni, Zanetti: “Escludo restituzione a tutti dell’indicizzazione”. Proietti (Uil): “Applicare la sentenza”
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fonte:
- TiscaliNet news
Le parole del sottosegretario Enrico Zanetti sono destinate a scatenare reazioni. Il sottosegretario si è riferito alle conseguenze della sentenza della Corte Costituzionale sul “blocco Fornero” della rivalutazione per le pensioni dicendo: “Escludo che sia possibile restituire a tutti l’indicizzazione delle pensioni, per quelle più alte sarebbe immorale e il governo deve dirlo forte. Occorre farlo per le fasce più basse”. Il leader di Sc ha però sottolineato che si tratta di “una opinione espressa a titolo personale”.
I calcoli Uil – Secondo quanto calcolato dalla Uil, con l’applicazione della sentenza della Corte Costituzionale, il rimborso per una pensione che nel 2011 era di 1500 euro lordi, quindi appena superiore alle tre volte il minimo, dovrà partire da 2.540 euro per i due anni di blocco (2012 e 2013) e per gli effetti che questi hanno avuto sul 2014. Il sindacato lo sostiene in uno studio sulle pensioni elaborato dal Servizio politiche fiscali, nel quale indica una rivalutazione di circa 85 euro al mese.
Proietti: “Il governo applichi subito la sentenza”- “Il Governo applichi subito la sentenza a tutti i pensionati ristabilendo equità e giustizia”, afferma a questo proposito il segretario confederale Uil, Domenico Proietti: l’applicazione della sentenza “dando più disponibilità di reddito a milioni di pensionati – sottolinea – è anche un contributo importante alla ripresa dei consumi interni e quindi un sostegno alla ripresa della crescita e delle attività produttive con beneficio per l’occupazione”.
L’occhio vigile di Bruxelles – D’altra parte Bruxelles “aspetta la decisione del Governo su come attuare la sentenza della Consulta e ne valuterà l’impatto sui conti”, ma “questo non deve compromettere l’impegno italiano a rispettare le regole del Patto”. Lo affermano fonti Ue, precisando che “la sostenibilità dei conti deve restare una priorità anche alla luce dell’alta spesa pensionistica”. La Commissione europea è in contatto con le autorità italiane e si aspetta notizie al più presto. Non c’è una vera scadenza per presentare le decisioni del Governo a Bruxelles, ma c’è una circostanza significativa che potrebbe accelerare le mosse italiane: il 13 maggio verranno presentate le Raccomandazioni specifiche per Paese (CSR), il documento annuale con cui la Commissione dà agli Stati ‘pagelle’ e ‘compiti a casa’, ovvero una valutazione complessiva dell’andamento dei conti pubblici in relazione agli obiettivi di bilancio fissati, e un esame delle riforme in corso e del loro impatto. Se l’Italia non invierà prima del 13 maggio alcuna informazione sulle misure compensative che intende attuare, quello sui suoi conti rischia di essere un giudizio ‘sospeso’, sul quale potrebbe presto abbattersi una tegola che costringerebbe Bruxelles a rivedere i dati sia sul deficit che sul debito del 2015.
Associazioni consumatori: l’Inps attui subito la disposizione – La sentenza della Corte Costituzionale che ha bocciato la norma Fornero sulla perequazione delle pensioni “va attuata dall’Inps” e la restituzione da parte dell’istituto deve essere “automatica”, chiedono le organizzazioni dei consumatori Federconsumatori, Adusbef e Codacons. Il Codacons presenterà una “formale diffida all’Inps affinché dia immediata esecuzione alla sentenza della Corte” e si dice pronto a denunciare per abuso di ufficio il premier Matteo Renzi e il Ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Per Federconsumatori e Adusbef, il Governo deve restituire “il ‘maltolto’ trovando i fondi necessari attraverso una serie determinata lotta agli abusi, agli sprechi, ai privilegi nonché all’evasione fiscale”.
Un buco di oltre 16 mld – La situazione però è destinata a complicarsi. Dopo la decisione della Consulta il ‘buco’ sulle pensioni costerà all’Italia oltre 16,6 miliardi di euro. A sostenerlo la Cgia di Mestre sull’importo complessivo che l’Inps rischia di restituire ai 5 milioni di pensionati che hanno subito il mancato adeguamento Istat disposto dal governo Monti con il “Salva Italia” che è stato calcolato al netto dell’Irpef. Per la Cgia il blocco avvenuto nel 2012-2013 ha interessato i pensionati che percepiscono un assegno mensile netto superiore a 1.088 euro.
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