3 Maggio 2015

Il conto per il governo sarà più salato: 9 miliardi

Il conto per il governo sarà più salato: 9 miliardi

ROMA. In ballo ci sono 12 miliardi. Una cifra che può scendere a 9 miliardi, calcolando un prelievo Irpef di circa 3 miliardi sui “conguagli” che saranno erogati dall’ Inps. Rischia comunque di essere più salato del previsto il “conto” che il governo dovrà pagare ai pensionati per la mancata rivalutazione degli assegni introdotta a fine 2011 dal governo Monti. Un “taglio” sonoramente bocciato dalla Corte Costituzionale. In attesa che il governo decida come restituire le somme non corrisposte ai circa 6 milioni di pensionati con trattamenti oltre tre volte il minimo (1.450 euro lordi al mese), si cerca di capire quale impatto avrà sui conti pubblici il verdetto della Consulta: uno studio dello Spi-Cgil indica in 8 miliardi i risparmi ottenuti nel biennio 2012-2013 grazie al blocco deciso con la riforma Fornero. Una cifra che sale a 9,7 miliardi se si mette nel conto anche lo stop confermato dal governo Letta. Fin qui i sindacati. Ma anche i tecnici di Inps e Tesoro sono al lavoro. Ebbene, la posta in gioco pare che superi i 12 miliardi, sommando il pregresso e i mancati risparmi futuri. Anche se il Fisco tratterà una parte della somme erogate (circa 3 miliardi), rimane da onorare una “cambiale” di circa 9 miliardi. E bisogna farlo in tempi stretti. Ipotesi deficit. Passata l’ euforia dell’ Expo, il governo dovrà affrontare il rebus -pensioni. Anche perché si fa già sentire il pressing di sindacati e consumatori. «Governo e Inps devono applicare subito la sentenza della Consulta», ha tuonato Carla Cantone, leader dello Spi-Cgil. Da parte sua, il Codacons annuncia una class action pro -pensionati. Entro maggio, il governo dovrà deci dere come pagare, forse scaglionando gli arretrati e ripristinando gli assegni a partire da giugno. Anche ipotizzando un primo intervento da 5 miliardi, bisognerà trovare i soldi perché i tagli di spesa previsti dal Def che si fermano a 10 miliardi, servono a neutralizzare l’ aumento dell’ Iva. Allo studio c’ è l’ ipotesi di innalzare il deficit programmato nel 2015 dal 2,6 al 2,8% del Pil rispetto a un deficit tendenziale del 2,5%: si guadagnerebbe un margine dello 0,3% che vale 4,8 miliardi ma finirebbe per assorbire anche il tesoretto da 1,6 miliardi ricavato proprio nelle pieghe del deficit. Lo stesso si potrebbe fare con il deficit 2016, previsto in discesa all’ 1,4% e programmato all’ 1,8%. Per seguire questa strada (l’ unica possibile senza tagli e nuove tasse) c’ è però bisogno dell’ ok preventivo di Bruxelles. Mina vagante. Ma per i conti pubblici c’ è un altro piccolo ordigno ad orologeria: sul tavolo della Consulta è approdata, poche settimane fa, la richiesta di decidere di nuovo sulla costituzionalità del “contributo di solidarietà” sulle pensioni d’ oro (sopra i 91 mila euro), rivisto e corretto con la legge di stabilità 2014 (governo Letta).
michele lombardi

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