30 Aprile 2015

Costa Concordia il giallo dei documenti negati

Costa Concordia il giallo dei documenti negati

Codacons accusa Fincantieri di non rispettare la sentenza del Tar Si infittisce il mistero sui documenti segreti relativi al collaudo e ai sistemi di sicurezza della Costa Concordia. E la storia si ripete. Il Codacons, infatti, informa con un comunicato stampa che “dopo aver ricevuto dal Rina comunicazione di assenso all’ accesso in relazione ad una nuova istanza recentemente formulata, è stato destinatario di altra comunicazione del Rina, con la quale si informa che la società Fincantieri si è nuovamente opposta con ricorso al Tar allo scopo di impedire che l’ associazione dei consumatori entri in possesso della (ulteriore) documentazione richiesta e riguardante il funzionamento del generatore di emergenza, che – come ormai noto – non ha funzionato al momento del naufragio”. Come si ricorderà la vicenda dei documenti sui verbali di collaudo della Concordia e sui sistemi di sicurezza a bordo della nave, era già sfociata in un ricorso al Tar della Liguria, che, con la sentenza 259/15 dello scorso mese di marzo, aveva dato ragione all’ Associazione, ordinando a Rina e Fincantieri di mostrare le carte richieste. “Nonostante la piena sconfitta innanzi al Tar – sostiene il Codacons – , Fincantieri ci riprova ancora pur di ostacolare la conoscenza dell’ ulteriore documentazione. Un rifiuto che desta sconcerto e alimenta ancor di più i sospetti e il mistero sulla Costa Concordia”. È un caso assolutamente particolare quello che hanno dovuto affrontare i giudici del Tar di Genova. Tutto partiva da una richiesta avanzata al Rina dal Codacons e da Ernesto Carusotti, che è uno dei croceristi sopravvissuti alla tragedia del Giglio quando, nel gennaio 2012, la nave si arenò contro gli scogli provocando la morte di 32 persone. Carusotti e la moglie sono stati tra i primi a partecipare alla class action contro la compagnia. Al Rina chiedevano copia dei «verbali di collaudo del generatore di emergenza e degli impianti di sicurezza da esso alimentati, nonché i verbali relativi alle prove di “Emergency after black out restart – Long black out electric load balance” effettuate ai fini del rilascio delle certificazioni obbligatorie per navi passeggeri». Si tratta di documentazione tecnica riguardante i sistemi di allarme e di sicurezza necessaria per costituirsi parte civile al processo e chiedere un risarcimento. Il Rina aveva acconsentito senza problemi ma, a quel punto, Fincantieri si era opposta sostenendo che l’ accesso agli atti «senza opportuni omissis, violerebbe gli interessi industriali e commerciali relativi alle metodologie ed al know how sviluppati ed utilizzati da Fincantieri al fine di verificare la effettiva rispondenza dell’ impianto di emergenza ai requisiti previsti dagli enti di classifica». (m.p.) ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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