19 Aprile 2015

Prigionieri in metro, uno sciopero ogni 22 giorni

Prigionieri in metro, uno sciopero ogni 22 giorni

• «Scioperate una settimana sì e l’ altra pure. Andate a lavorare». Una passeggera inferocita urlava questa frase venerdì mattina a un macchinista della Metro A, durante i momenti di caos alla fermata di Cinecittà dovuti all’ improvviso stop della linea con l’ inizio dello sciopero proclamato da Ugl e Faisa Cisal. Una rivolta, quella degli utenti, sfociata nell’ assalto al treno, con tanto di occupazione del convoglio per oltre due ore. La signora, in realtà, non è andata così lontana nella sua valutazione. Già, perché abbiano contato gli scioperi che in questi ultimi 12 mesi hanno coinvolto il trasporto capitolino, e il quadro che ne è emerso è adir poco sconsolante: ben 16 giornate di protesta in appena 52 settimane. Una media di uno sciopero ogni 22 giorni. Ai limiti del regolamento. Le sigle sindacali si alternano con impressionante regolarità: il sindacato più attivo è la Usb, seguita dalla Cisal e dalla Ugl. Ovviamente, quando si ti, infatti, gli utenti che hanno denunciato attese interminabili, in particolare nella Metro A, anche durante la fascia di garanzia, fra le 8 e le 8.30. Un audio pubblicato da Il Tempo, poi, ha documentato come il dirigente centrale del traffico (dct) abbiadato l’ ordine di fermarsi a tutti i treni partiti prima dell’ inizio dello sciopero, senza dare la possibilità agli utenti di arrivare a destinazione. Sul tema, ieri è andato giù durissimo il sindaco Ignazio Marino, che ora minaccia addirittura licenziamenti: «Non escludo l’ apertura della commissione dei licenziamenti già da martedì – ha detto il sindaco – A Milano un macchinista della metro lavora oltre 1150 ore l’ anno, a Roma solo 720 ore l’ anno», aggiunge il sindaco, infuriato. Anche la Procura di Roma si muove. L’ esposto del Codacons sarà presto al vaglio del pool di magistrati che si occupano dei reati contro la pubblica amministrazione e come da prassi si procederà con l’ aperturael fascicolo di indagine. «Se venisse accertato che queste situazioni sono state cagionate dagli ordini arrivati dalla Dct-assicura l’ assessore alla Mobilità, Guido Improta- è naturale che scatteranno provvedimenti nei confronti dei responsabili».
 

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