Inflazione, i prezzi di frutta e verdura su del 13%
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fonte:
- Giornale di Sicilia
A marzo 2015, secondo i dati definitivi Istat, l’ indice nazionale dei prezzi al consumo per l’ intera collettività al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,1% su base mensile e registra una diminuzione su base annua pari a -0,1%, (come a febbraio), confermando la stima preliminare. Tutto ciò è frutto del calo tendenziale dei prezzi degli Energetici non regolamentati (-9%, da -12,8% di febbraio) e del rallentamento della crescita su base annua dei prezzi dei servizi, con particolare riguardo a quelli relativi ai Trasporti (+0,5%, da +1,4% di febbraio). Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’ inflazione di fondo scende a +0,4% (da +0,6% di febbraio); al netto dei soli beni energetici si porta a +0,6% (era +0,7% il mese precedente). Per la Coldiretti: «A frenare la deflazione ha contribuito il balzo del 12,6 per cento dei prezzi della verdura rispetto allo scorso anno per l’ effetto congiunto di una leggera ripresa dei consumi e del maltempo che ha distrutto le coltivazioni invernali in campo come cavoli, verze, cico rie, carciofi, radicchio e broccoli e danneggiato quelle in serra lungo tutta la Penisola». «A spingere il carrello della spesa ci sono anche – sottolinea la Coldiretti – i rincari del 3,5 per cento dei prezzi dell’ olio per effetto della bassa produzione e dell’ 1,1 per cento per quelli della frutta. Dopo sei anni consecutivi di riduzione, i consumi alimentari- precisa la Coldiretti sono tornati ad aumentare nel 2015 con il ritorno della fiducia sui mercati. Un cambiamento che – per la Coldiretti – deve trasferirsi alle imprese agricole con una adeguata remunerazione dei prodotti dopo che, nel 2014, alle difficoltà economiche si sono sommate quelle climatiche. La spesa alimentare – conclude l’ organizzazione agricola- è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’ abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi». Per Confcommercio: «La conferma di una crescita dei prezzi, seconda variazione congiunturale positiva dopo un lungo periodo caratterizzato da segni alterni, pur lasciando il nostro paese ancora in deflazione sembra scongiurare il rischio di un lungo periodo di riduzione dei prezzi». Infatti, l’ inflazione acquisita, che a gennaio era pari a -0,6%, si va lentamente riportando vicino allo zero e per molte voci si registra un’ attenuazione della tendenza deflazionistica. È prevedibile che nei prossimi mesi l’ indice generale dei prezzi mostri variazioni abbastanza contenute che dovrebbero comportare l’ uscita dalla deflazione all’ inizio dell’ estate. Per i consumatori, però, l’ Italia è ancora in deflazione. Secondo l’ Istat, infatti, il tasso d’ inflazione a marzo è rimasto invariato al -0,1% su base annuale. «Prosegue la fase di deflazione del paese, che non rappresenta certo un segnale positivo- spiega il presidente Codacons, Carlo Rienzi – Di fronte alla serie negativa di dati economici registrata nei primi mesi del 2015, il Governo deve utilizzare il tesoretto da 1,6 miliardi per restituire potere d’ acquisto alle famiglie calato del -12% negli ultimi 7 anni, e spingere i consumi. Solo una decisa ripresa dei consumi, infatti, consentirà di uscire definitivamente dalla deflazione, e determinerà effetti positivi per occupazione, imprese e industria», conclude Rienzi.
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