14 Aprile 2015

Atterraggio disastroso «Vogliamo i danni»

Atterraggio disastroso «Vogliamo i danni»

• C’ erano anche quattro salentini tra i passeggeri del volo della Carpatair che, il 2 febbraio di due anni fa, finì fuori pista in fase di atterraggio all’ aeroporto di Fiumicino. Due di loro hanno pagato conseguenze più pesanti, essendo rimasti feriti nell’ incidente, che fortunatamente non provocò vittime. Ora per loro si apre l’ ipotesi di un risarcimento: il pubblico ministero della Procura di Civitavecchia Gianfranco Amendola ha chiesto il rinvio a giudizio del pilota di quell’ Atr-72 partito da Pisa e diretto allo scalo romano. Luca Ciacoi, 60enne rumeno, è accusato di disastro colposo e lesioni personali colpose: per gli investigatori non mise in atto le operazioni previste dal manuale per effettuare l’ atterraggio. E dunque l’ udienza preliminare che si è tenuta nei giorni scorsi ha fatto tornare alla mente dei passeggeri quanto accaduto quel giorno. In particolare Luigi Zilli, 60 anni, e Maria Antonietta Montinaro, 54 anni, entrambi di Cavallino, difficilmente dimenticheranno quel che successe: in quell’ atterraggio disastroso, il primo riportò contusioni multiple, distrazione del rachide cervico-dorsale (con prognosi di quindici giorni), mentre la seconda un trauma contusivo alla coscia destra e un trauma compressivo rachide lombare (giudicata guaribile in cinque giorni). Brutti ricordi che vanno al di là del dolore fisico, e che si sono evidentemente riacutizzati anche con il recente disastro della Germanwings. Zilli e Montinaro sono parti offese nel procedimento penale che si è aperto, insieme con Gianluigi Boellis, 36enne di Tricase, Giancarlo Solidoro, 36enne nato a Casara no ma residente a Ruffano, e gli altri 42 passeggeri che erano su quel volo. Tra le persone offese, anche l’ associazione di consumatori Codacons, l’ Ente nazionale per l’ aviazione civile (Enac) e l’ Associazione per la sicurezza del volo. Il velivolo della romena Carpatair (che volava per conto e con i colori dell’ Alitalia) finì fuori pista alle 20.15 di quel 2 febbraio 2013. Per la compagnia di bandiera, le responsabilità erano da ricercare nelle condizioni atmosferiche: in quel momento, sulla pista dello scalo romano tirava un forte vento, che avrebbe destabilizzato l’ aereo. Per gli investigatori, però, vi sarebbero anche responsabilità del pilota: nel capo d’ imputazione relativo all’ accusa di disastro, infatti, si legge che avrebbe violato «le procedure previste dal manuale di compagnia, relativamente alla velocità di approccio» alla pista, che sarebbe stata «superiore del 12 per cento rispetto a quanto previsto». In più, non si sarebbe attenuto «alle comuni regole di pilotaggio, in particolare non riducendo l’ inclinazione della traiettoria di discesa» e determinando così una posizione dell’ aereo inidonea all’ atterraggio, tanto che l’ Atr-42 finì col toccare terra con il carrello anteriore, letteralmente “rimbalzando” sulla pista.
 

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