8 Aprile 2015

Nozze gay, Adele e Ingrid ringraziano Honsell

Nozze gay, Adele e Ingrid ringraziano Honsell

di Giacomina Pellizzari Con il piglio della partigiana ereditato dal nonno Giuseppe Borghese, Adele Palmeri difende la sua famiglia composta dalla moglie Ingrid Owens e da due figli adottati da entrambe. Le due donne, ieri, con i bambini, hanno incontrato il sindaco, Furio Honsell, al quale va la loro riconoscenza per aver trascritto il matrimonio celebrato in Sudafrica e per aver intrapreso assieme a loro una battaglia di civiltà. Nello studio del sindaco gremito di giornalisti, di fronte al registro di stato civile aperto sulla pagina dove solo pochi mesi fa Honsell ha trascritto la loro unione poi cancellata dal prefetto, la coppia ha ringraziato, con un velo di emozione, il sindaco per come ha trattato la questione. Arrivate con qualche minuto di anticipo, accompagnate dal presidente di Arcigay Friuli Giacomo Giacomo Deperu, l’ organizzatore dell’ evento, Adele e Ingrid con i due bambini si sono intrattenute più di un’ ora nell’ ufficio del primo cittadino, a palazzo D’ Aronco. Il loro è stato un confronto franco, durante il quale hanno spiegato di aver scelto di vivere in Belgio perché in Friuli non sono mogli e madri. «Il mio cuore resta comunque in Friuli» ha assicurato Adele ricordando l’ infanzia vissuta in piazza San Giacomo dove abitavano i nonni. Con un diploma di interprete in mano, Adele lavora per un’ organizzazione no profit, mentre Ingrid è una psicologa. Vivono a Bruxelles con i figli adottivi e due cani. La loro sarebbe un’ unione normale se non fosse per quella discriminazione tutta italiana che la trasforma da famiglia a unione di fatto. Da qui l’ appello affinché il Parlamento «assuma un atto di responsabilità». Nello studio del sindaco, le due donne erano tranquille nonostante non cercassero i riflettori: «Le cose si possono cambiare con la legalità» ha sostenuto Adele soffermandosi sulla difficoltà di dover reggere il confronto pubblico. Gli stessi riflettori che secondo alcuni porterebbe visibilità anche al sindaco, ma a sgomberare il campo da possibili equivoci ci ha pensato Deperu: «Sia chiaro – ha detto -, mai nessuno ha guadagnato un voto a sostenere i diritti degli omosessuali». Tra una precisazione e l’ altra, Adele ha chiarito: «Non sono una paladina della famiglia, voglio solo difendere la mia famiglia. Vincerò – ha ripetuto più volte – perché ho ragione». Ricordando la Udine dei diritti civili e non solo perché il nonno era al fianco di Loris Fortuna nella battaglia sul divorzio, Adele ha preferito soffermarsi sull’ atto di trascrizione piuttosto che sul timbro del prefetto: «Il bollo non cambia niente – ha aggiunto – è più importante la pagine grande». Rivolgendosi in lingua inglese verso Ingrid e ai suoi figli ai quali ha donato due giochi in legno, il sindaco evitando di farsi fotografare tra le due donne – «anche quando celebro i matrimoni evito di mettermi in mezzo» – ha assicurato di non aver mai cercato di strumentalizzare questa vicenda «anche oggi – ha rimarcato – i media li ha chiamati l’ Arcigay». Fissato questo paletto, il sindaco ha lodato l’ istruttoria fatta dalla responsabile dello stato civile, Ida Peressotti, grazie alla quale ha potuto garantire ad Adele e Ingrid il diritto alla pubblicità della loro unione anche se non ha valore legale. «Lo stabilisce il diritto internazionale» ha ribadito il primo cittadino nel definire «storico» l’ incontro con la coppia omosessuale. «Il Governo o il Parlamento – ha ripetuto Honsell come sta facendo da mesi – potrebbero promuovere una legge per assicurare pari diritti ai cittadini, in primo luogo alle coppie omosessuali e di fatto». E soffermandosi sul concetto di famiglia, il sindaco non ha esisto a bacchettare chi «si erge a difendere la famiglia salvo poi ritenere un attacco alla stessa famiglia situazioni come queste». Convinto che «il cambiamento deve essere portato avanti dalle persone» Honsell ha ringraziato Adele e Ingrid per il loro coraggio. E le due donne auspicano di tornare presto in Italia in veste di mogli e madri perché «solo in Italia, nel resto d’ Europa non è così», sono costrette a cambiare status. Tutto questo in attesa dell’ esito dei due ricorsi presentati al Tar. Il primo è stato depositato dalle due donne, il secondo dal Codacons sul quale si è già espresso il Tar del Lazio riconoscendo che i prefetti non possono annullare le trascrizioni delle unioni. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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