Moglie e moglie: difendiamo la famiglia
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fonte:
- Il Gazzettino
Moglie e moglie: difendiamo la famiglia
UDINE – Famiglia. È la parola che ritorna più spesso durante l’ incontro fra Adele Palmeri e Ingrid Owens, moglie e moglie, e dei loro due figli di 8 e 4 anni con il sindaco di Udine a Palazzo D’ Aronco. Nel mostrare alla coppia la trascrizione del loro matrimonio sudafricano sul registro dell’ anagrafe (ma con l’ annullamento del commissario prefettizio), la pronuncia lo stesso Furio Honsell ricordando a tutti i detrattori che «c’ è una forte assunzione di responsabilità da parte di queste due donne. Loro sono a difesa della famiglia». Una parola per cui vale la pena lottare. «Se ce ne fregassimo, non saremmo qui. Non siamo una minaccia per la famiglia. Anzi», gli fa eco Adele, che, come ricorda Giacomo Deperu di Arcigay Friuli, «lotta per essere riconosciuta moglie e madre anche qui come lo è in tutta Europa». D’ altronde, se Palmeri ha scelto di vivere in Belgio è «perché non potevo rientrare in Friuli perché avevo paura delle conseguenze per la mia famiglia». E ancora non riesce «a spiegarlo a mia figlia. Non capisce la discriminazione». Neanche il tempo di rispondere alla domanda su cosa pensi di quanti considerano tutto questo una «pagliacciata» («arlecchinata» l’ ha definita poco prima dell’ incontro il vicepresidente del consiglio comunale Franco Della Rossa incrociando il cronista in corridoio), che da fuori dallo studio del sindaco riecheggia, netta, la voce dello stesso Della Rossa: «È una pagliacciata». E una porta sbattuta. Che poi Della Rossa dirà che «non l’ ho sbattuta, ma non l’ ho tenuta e si è chiusa forte». «Mi hanno chiesto se volevo entrare – riferirà dopo il consigliere -. E io ho risposto che il sindaco può anche ritirarmi la delega, ma queste pagliacciate non mi vanno bene. A Honsell l’ avevo detto anche prima, al telefono. Qualcuno porrà la questione in maggioranza, sennò la porrò io. Potevano andare dal sindaco senza chiamare la stampa e i fotografi». Ma Honsell ha ripetuto a più riprese che i media li ha chiamati l’ Arcigay. Per Della Rossa, «Honsell non doveva prestarsi a questo gioco: poteva riceverle, ma senza questo trambusto mediatico». Adele non si scompone. «La mia famiglia non è una pagliacciata, è una famiglia. Io rispondo alle persone che si rivolgono a me con educazione e vogliono instaurare un dialogo. Le offese gratuite per strada mi rimbalzano». L’ episodio, per lei, resta sullo sfondo. «Penso che il sindaco abbia dimostrato che le cose si possono cambiare. Da udinese, cresciuta in piazza San Giacomo, sono molto orgogliosa». Per Ingrid «il cambiamento è anche permesso dalle persone che personalmente si espongono: per questo vogliamo ringraziarla», dice a Honsell. «Udine l’ ha fatto per coerenza con la sua storia di difesa dei diritti civili», sottolinea il sindaco, citando Fortuna e ricordando che in Italia ora serve una legge. «Ce l’ abbiamo nel Dna. Mio nonno partigiano, Giuseppe Borghese, lavorava con Fortuna», dice Adele. Ora, la battaglia che lei fa «per tutti i ragazzi che hanno ancora paura di fare coming out» continua al Tar (al quale peraltro si era rivolto anche il Codacons), con il ricorso della coppia a cui si è associato il Comune. «A maggio dovrebbero pronunciarsi». Per ora, Adele e Ingrid restano «felici e commosse» nel vedere il loro matrimonio trascritto. «La trascrizione – dice Adele – è più grande del “bollino” dell’ annullamento ed è molto più importante. Una mia amica mi ha detto: alla fine vincerai perché hai ragione. Ma è l’ Italia che deve vincere, non io».
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