E la Fiera dell’ Ascensione continuò a salvarsi dai tagli
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fonte:
- Il Secolo XIX
ROMA. Ma a che serve l’ Ente autonomo Fiera dell’ Ascensione? Ma, soprattutto, che cos’ è? A cercare su internet la sua storia si trova su una paginetta striminzita dalla fattura amatoriale: «La Fiera dell’ Ascensione fu riconosciuta ufficialmente nel 1715 dal Principe Michele Imperiali, ma le sue origini risalgono intorno al 1000. La Fiera,dopo il miracolo del cieco Antonio Di Ronzo per opera di Maria SS. della Croce, avvenuto nel 1572, si chiamò dell’ Ascensione perché si cominciò a svolgeva nel periodo dell’ Ascensione. periodo che vedeva una moltitudine di pellegrini che chiedevano miracoli alla Madonna». Saltando qualche secolo in avanti, nel 1840 il sindaco di Francavilla Fontana, nel Brindisino, rivolto al Sovrintendente di Terra d’ Otranto, visto che una cartello di falegnami minacciava di non far svolgere la Fiera, scrisse: «Eccellenza, non può quest’ anno non realizzarsi un evento che si ripete da oltre 500 anni». Passato un altro secolo e mezzo abbondante, l’ Ente è ancora lì, nonostante il suo commissario, Donato De Carolis, abbia lanciato il proprio grido di protesta: «Si sbrighino a chiuderlo. Sogno di anda re a casa, l’ Ente non ha più ragione di esistere: è medievale». E invece sei anno dopo la sua nomina – anche se dovevano essere sei mesi – De Carolis si trova prigioniero di un ente fantasma, senza più dipendenti, ma con un patrimonio inutilizzato. Uno dei tanti casi di mancata spending review, l’ annunciata maxi sforbiciata a partecipate ed enti inutili che da anni, governo dopo governo, sembra imminente e poi, miracolosamente, sfuma alla prossima volta. L’ ente brindisino è solo uno dei tanti carrozzoni che sopravvivono nel sottobosco della politica disattenta o complice, scovati di volta in volta da giornalisti e associazioni dei consumatori. Questa volta è toccato alla Codacons che ha stilato un elenco impietoso di circa 500 «enti assolutamente inutili», tipo quelli di cui sopra, di cui l’ Italia vanterebbe il «non invidiabile record», per un costo totale che si aggirerebbe attorno ai 10 miliardi. Tanti soldi, che corrispondono esattamente all’ obiettivo di risparmio fissato dai nuovi commissari alla spending review, il deputato ex McKinsey Yoram Gutgeld, e il bocconiano Roberto Perotti. La coppia, che Matteo Renzi ha messo al posto di Carlo Cottarelli, sta affi nando metodo e target dei tagli, in un dossier che confluirà nel Def che il governo approverà entro il fine settimana. Né Renzi né i commissari hanno fatto sapere però se le forbici si abbatteranno anche su queste micro -realtà pubbliche, molte delle quali sopravvivono grazie a emendamenti ad hoc, infilati di soppiatto, come tributo a qualche cacicco locale (a volte ex parlamentare): vedi Arcus, fondato dall’ ex ministro Giuliano Urbani. Altri esempi di strutture in stato vegetativo ma ingrossate di soldi? La Fondazione centro studi transfrontaliero del Comelico e Sappada; L’ Unione italiana Tiro a segno; l’ Istituto nazionale di beneficenza Vittorio Emanuele III; l’ Istituzione per la conservazione della gondola e la tutela del gondoliere in Veneto; il Centro Piemontese di Studi Africani; l’ Istituto culturale delle comunità dei ladini storici a Belluno. E ancora: l’ Ente nazionale della montagna, oggi ribattezzato Istituto, che si aggiunge all’ infinità di comunità montane presenti in Italia. Anche loro sopravvissute negli ultimi anni di risparmi mai realizzati.
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