1 Aprile 2015

Dalle rette dei nidi ai divieti agli Ncc come il Tar è diventato una “giunta-bis”

Dalle rette dei nidi ai divieti agli Ncc come il Tar è diventato una “giunta-bis”

IL CASO LORENZO D’ ALBERGO SARÀper esorcizzare il rischio di nuove stroncature, sarà per trovare un nome all’ antagonista senza doverlo identificare solo con un grigio palazzone di via Flaminia. Di fatto in Campidoglio ormai lo chiamano “la giunta bis”. Sì, perché il Tar del Lazio negli ultimi mesi è diventato una sorta di esecutivo-ombra. Un organo esterno potentissimo, capace di minare ripetutamente le basi su cui la giunta del Comune, quella vera che si riunisce a palazzo Senatorio, ha fondato la propria azione amministrativa e orchestrato il suo complesso di politiche pubbliche. Soltanto sfogliando a ritroso le pagine delle cronache locali, si possono ricostruire nel dettaglio tutte le fasi di una relazione complicata. Immune per i primi 12 mesi, lo scorso febbraio l’ amministrazione Marino ha dovuto piegare il capo per la prima volta davanti al Tar. A mettere in moto la macchina della giustizia in quel caso è stato il “Popolo dei passeggini”. Vittoria su tutta la linea: se a novembre i magistrati della seconda sezione avevano sospeso l’ aumento delle tariffe degli asili nido disposto dal Comune, due mesi fa è arrivata la sentenza che ha certificato la vittoria dei genitori. Un colpo che ha fatto evaporare i 3.5 milioni di euro che la delibera avrebbe dovuto portare in Campidoglio. Barcollando, ma senza andare ancora al tappeto, il Comune ha incassato il dispositivo delle toghe di via Flaminia al motto di «le sentenze non si commentano, ma si rispettano». All’ epoca – siamo ancora a febbraio – nessuno poteva però immaginare un marzo del genere. Un mese horribilis in cui il Tar del Lazio ha bocciato tutto il bocciabile in materia di mobilità: prima ha annullato gli aumenti dei permessi Ztl, poi ha puntato il regolamento Ncc e le limitazioni che imponeva agli operatori con licenze di altri Comuni. Infine, un diretto da ko: la sentenza che ha stracciato i rincari delle strisce blu, per una perdita calcolata attorno ai 70 mila euro al giorno. Il set di decisioni è stato inizialmente accolto con rabbia (l’ assessore ai Trasporti Guido Improta ha minacciato le dimissioni dopo il caos Ztl, salvo poi sedersi al tavolo col Codacons e formulare una delibera correttiva). Da ieri, invece, in seguito all’ ennesima sconfitta arrivata sulla pedonalizzazione di via di San Giovanni in Laterano e piazza del Foro di Traiano, l’ atteggiamento dell’ amministrazione sembra essere cambiato. Sotto gli attacchi del centrodestra – che forse ha già dimenticato le bocciature collezionate durante l’ era Alemanno – il Comune ha deciso di rispondere per le rime al Tar. A quella seconda sezione che non pare essere mai entrata in sintonia con i tecnici di palazzo Senatorio e il loro modo di redigere delibere, definite di volta in volta «opache» o «caratterizzate da un’ istruttoria incompleta e inadeguata». Approfittando paradossalmente dell’ unica sentenza in cui non viene menzionato, prima i capigruppo della maggioranza e poi l’ assessore Improta hanno dichiarato di voler accelerare sull’ adozione del Piano generale del traffico urbano. Nelle idee del Campidoglio e dei vertici dei gruppi consiliari che sostengono Marino si tratterà di una specie di maxi-provvedimento in grado di «sanare tutti i rilievi del Tar». La controprova si avrà soltanto a settembre, quando, a Pgtu approvato, l’ avvocatura comunale si presenterà al Consiglio di Stato per discutere ancora una volta di strisce blu. E poi al Tar per il piano dei bus turistici. Quindi, altre tre prove: le udienze sul regolamento degli impianti pubblicitari e i due bandi di piazza Navona sul numero chiuso per i pittori e sulla festa della Befana. © RIPRODUZIONE RISERVATA LE SENTENZE

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