28 Febbraio 2015

Rincarano benzina e carrello della spesa

Rincarano benzina e carrello della spesa

ROMA. L’ Italia rivede la crescita: l’ Istat prevede un +0,1% del Pil. È dal secondo trimestre 2011 che il Pil non cresce. Gli economisti vedono l’ uscita dal tunnel nei primi tre mesi del 2015. Migliorano le opinioni di consumatori imprese, la produzione industriale dà segni di risveglio come il fatturato dei servizi. Discorso a parte sul mercato del lavoro, che resta in una fase di stagnazione. L’ Italia resta ancora in deflazione ma qualcosa si muove sul fronte dei prezzi. A febbraio calano dello 0,2% rispetto al 2014 ma aumentano dello 0,3% rispetto al mese precedente, secondo le stime preliminari dell’ Istat. I tecnici dell’ istituto sottolineano che c’ è la più alta crescita mensile dei prezzi da un anno e mezzo (agosto 2013) e che «l’ inflazione di fondo, al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, raddoppia» allo 0,6% (dallo 0,3% di gennaio). A far ballare i prezzi sono i vegetali freschi, che vedono forti rincari a causa del maltempo, e la parziale ripresa del petrolio. E così che fare il pieno di benzina diventa meno conveniente (con aumenti dell’ 1,4% rispetto al mese scorso) e per il gasolio bisogna spendere lo 0,7% in più. Nel complesso i prezzi dei carburanti e degli altri beni energetici non regolamentati aumentano dello 0,5% da gennaio ma sono inferiori del 12,8% rispetto a febbraio 2014. La ripresa dei prezzi, in parte inattesa, arriva dopo l’ annuncio del presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, del “quantitative easing” (Qe), l’ iniezione di liquidità da 60 miliardi di euro al mese che partirà a marzo. Mercoledì 25 Draghi aveva dichiarato di aver «già visto alcuni effetti positivi delle nostre misure», citando in particolare il mercato dei bond, il calo dei tassi sui prestiti e il miglioramento della fiducia di imprese e consumatori. La ripartenza dei prezzi potrebbe essere un nuovo effetto dell’ annuncio del Qe e l’ ufficio studi di Confcommercio afferma che «crea i presupposti per un’ uscita dalla deflazione a partire dalla tarda primavera di quest’ anno». «La combinazione di favorevoli impulsi macroeconomici esterni e di un’ eventuale politica fiscale interna nel segno della distensione – osserva l’ ufficio studi – può davvero concretizzare una buona ripresa economica in questo 2015». Al contrario Confesercenti attribuisce il cambio di passo soprattutto a fattori stagionali e all’ aumento di tariffe ed accise come quelle sui tabacchi. La fine della caduta dei prezzi è uno dei presupposti per la ripresa, ma va comunque a pesare sul portafogli di famiglie gravate da sette anni di crisi. A febbraio, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona sono tornati ad aumentare dello 0,7%. Questo si traduce in un rincaro di 46 euro l’ anno del carrello della spesa di una famiglia di tre persone, stima l’ Unione nazionale dei consumatori. Un aumento «ingiustificato», secondo l’ associazione, perché «le famiglie stanno tirando la cinghia». Federconsumatori e Adusbef calcolano che tra il 2012 e il 2014 i consumi sono calati del 10,7% con un taglio della spesa di 78 miliardi e affermano che senza interventi «rapidi e incisivi del governo, l’ andamento dell’ economia non potrà che peggiorare». Il Codacons conclude che dall’ inflazione arriva «un timido segnale di miglioramento che tuttavia non basta ad uscire dall’ emergenza perché ancora non si assiste ad una decisa ripresa dei consumi in grado di riportare i prezzi fuori dalla deflazione».

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