14 Marzo 2015

L’Italia non esce dalla deflazione

L’Italia non esce dalla deflazione

Rallenta la deflazione in Italia. A febbraio l’ indice nazionale dei prezzi al consumo per la collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,4% su base mensile e segna un calo su base annua dello 0,1%. L’ Istat registra l’ andamento dei prezzi ritoccando le stime preliminari della scorsa settimana in cui aveva stimato il calo annuo dello 0,2%, che resta comunque in forte frenata rispetto al -0,6% registrato a gennaio scorso e lo 0 registrato a dicembre 2014 . Insomma, il carrello della spesa torna a salire a febbraio e i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona aumentano dello 0,6% su base mensile e dello 0,7% su base annua. È quanto emerge dai dati definitivi dell’ Istat, che confermano la stima preliminare. A gennaio il tasso tendenziale era nullo. L’ attenuazione del calo annuo dei prezzi è dovuta soprattutto alla ripresa dei vegetali freschi (+10,8%, da -1,7% di gennaio). Ha poi contribuito l’ accelerazione dei servizi relativi ai trasporti (+1,4%, da +0,3% di gennaio), l’ inversione di tendenza dei tabacchi (+3,7%, da -0,4% di gennaio) e il parziale ridimensionamento della flessione annua dei prezzi degli energetici non regolamentati (-12,8%, da -14,0% di gennaio). Al netto degli alimentari non lavorati e dei beni energetici, l’ inflazione di fondo sale a +0,6% (da +0,3% di gennaio); al netto dei soli beni energetici si porta a +0,7% (era +0,3% il mese precedente). L’ aumento mensile dei prezzi a febbraio «segnala una riduzione dei rischi di deflazione » osserva l’ Ufficio studi di Confcommercio. «Allo stato attuale non sono presenti tensioni inflazionistiche derivanti dal versante della domanda », osserva l’ ufficio studi che aggiunge: «solo nei prossimi mesi, con il pieno operare dei favorevoli impulsi esterni e una eventuale politica fiscale interna più distensiva, potrà concretizzarsi un’ apprezzabile positiva ripresa economica con effetti visibili anche sulla dinamica dei prezzi al consumo» È «necessario frenare gli ottimismi » sostengono, invece, Federconsumatori e Adusbef perché il «tasso di inflazione rilevato a febbraio rimane negativo, al -0,1%» ed è «una notizia drammatica». La riduzione della deflazione registrata dall’ Istat è «un piccolo segnale» ma «insufficiente » per la ripresa e da attribuire unicamente alla ripresa del petrolio, osserva il Codacons. Al di là delle opinioni contrastanti guardando ai dati dell’ area euro sull’ inflazione nel gennaio 2015, paragonati a dicembre 2014, risultano 23 stati in area negativa guidati dalla Grecia (-2,8%), Bulgaria (2,3%), Spagna (-1,5%) con l’ Italia – che affianca la Germania – a -0,5%. In terreno positivo, invece, il Regno Unito (0,3%), la Svezia (0,4), l’ Austria insieme alla Romania (0,5%) e in coma alla classifica Malta con lo 0,8%. I maggiori impatti al rialzo dell’ inflazione annuale nell’ area euro provenivano da ristoranti, caffè e affitto (+0,14 punti percentuali ciascuna) e tabacco (+0,07), mentre i carburanti per i trasporti (-0,77), olio da riscaldamento (-0,24) e telecomunicazioni hanno avuto i maggiori impatti al ribasso © RIPRODUZIONE RISERVATA

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