Gelata di gennaio sull’ industria«Italia promossa? Scelta politica»
Alessia Gozzi ROMA IL 2015 PARTE con il segno meno. Dopo aver rialzato la testa a dicembre, la produzione industriale a gennaio torna a calare facendo registrare una flessione dello 0,7% sul mese precedente e del 2,2% rispetto a gennaio 2014. I dati Istat gelano l’ ottimismo sulla ripresa ma dall’ istituto fanno notare che sulla performance negativa hanno pesato gli incroci di ferie e ponti: «Molte aziende hanno usufruito dei ponti per tener chiusi gli impianti e il dato del -2,2% non tiene conto di questo aspetto ma solo del calendario». In controtendenza il mercato dell’ auto che infila il quarto aumento a doppia cifra consecutivo: +30,4% su base annua. Anche il centro studi di Confindustria fa notare il peso dell’ effetto ponti: «Un giorno di lavoro in meno nel mese comporta circa 3 punti percentuali di differenza sulla variazione rispetto a un anno prima». Resta, quindi, positiva la stima sul primo trimestre dell’ anno. Anzi, «a febbraio è possibile un rimbalzo dell’ attività anche più forte dello 0,4% stimato». IL VENTO nel contesto macroeconomico è virato in positivo, con il mini-euro che spinge le esportazioni, il calo del prezzo del petrolio e il fiume di liquidità con la quale da lunedì la Bce ha iniziato a inondare i mercati (con un effetto immediato su tassi e spread). Eppure la ripresa è ancora al lumicino, più incerta anche nel confronto con le maggiori economie dell’ Eurozona. A gennaio, la produzione industriale in Germania è salita dello 0,6%, in Francia e in Spagna dello 0,4%. A rincarare la dose arriva anche il monito di Pierre Moscovici: «L’ Italia ha evitato una procedura europea per deficit eccessivo perché, pur sforando il parametro sul debito, è stata presa la decisione politica di tener conto di fattori mitiganti», sottolinea in Commissione al Senato il commissario europeo agli Affari economici. Con un’ applicazione «brutale» delle regole l’ Italia sarebbe sprofondata in una «recessione totale». Quindi avverte: «Rispettate il calendario delle riforme». «SENZA una spinta effettiva sulla domanda spiega l’ economista Alberto Quadrio Curzio , anche attraverso un intervento di opere pubbliche sostenute su scala europea, non basterà nemmeno la liquidità della Bce per rimettere in attività tanta disoccupazione e i consumi delle famiglie». Un punto sul quale si concentra anche Confcommercio: «I consumi restano stazionari, serve una politica fiscale espansiva». Mentre i sindacati avvertono: «I dati della produzione industriale evidenziano la fragilità della ripresa», sottolinea la Cgil. «La crisi è tutt’ altro che superata, servono 100 progetti come Fca», rilancia la Cisl. Il nodo, secondo Codacons, è la domanda interna: «Bisogna far recuperare alle famiglie capacità di spendere». In questo senso non aiuta la stretta sul credito. I dati di Bankitalia evidenziano una nuova flessione dei prestiti al settore privato, con un calo dell’ 1,8% a gennaio: -0,5% alle famiglie e -2,8% alle imprese. La gelata sull’ industria e la mina greca hanno pesato ieri su Piazza Affari: il Ftse Mib ha ceduto lo 0,97%, tenendo comunque meglio rispetto ad altri listini europei.
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