9 Marzo 2015

“Fondazione Campanella” Il Codacons «No alla chiusura»

“Fondazione Campanella” Il Codacons «No alla chiusura»

 
SERRA SAN BRUNO -Il responsabile del Codacons per le Serre Vibonesi Antonio Carnovale ritorna ancora sulla chiusura della “Fondazione Campanella” alla luce del comunicato della presidenza della giunta regionale: «Se le motivazioni relative all’ im possibilità di salvare la Fondazione Campanella destavano qualche perplessità, le rassicurazioni ai pazienti circa la continuità delle cure stimolano ancora tanti interrogativi ai quali qualcuno dovrebbe dare, almeno per rispetto dei pazienti, una risposta». «In un comunicato della presidenza della giunta regionale – continua Carnovale – si legge che la stessa “ha dato mandato al dipartimento Tutela della Salute di porre in essere tutte le iniziative necessarie a garantire la continuità delle cure ai pazienti attualmente in carico alla Fondazione”. La precisazione della presidenza è dovuta ad alcune notizie divulgate dalla stampa nei giorni scorsi». Il rappresentante dei consumatori, dopo aver analizzato il contenuto della precisazione che prevede “la continuità dell’ attività assistenziale a favore dei pazienti in cura presso il Polo Oncologico”, afferma in modo inequivocabile che essa è ben lontana dalla realtà e che «la nota della presidenza andrebbe completata con informazioni aggiuntive». Secondo infatti il responsabile della Codacons, la soluzione prospettata nel comunicato si può cosi tradurre: «Qualcuno presterà al polo oncologico qualche farmaco chemioterapico per assicurare le infusioni ai pazienti, per qualche settimana. Non è una soluzione definitiva al problema, né può rassicurare i pazienti il fatto che ancora rimane qualche flebo da poter somministrare, a nostro sommesso avviso, non si può parlare di sanità virtuosa se le soluzioni messe in campo sono di questo tenore e se non si costruisce un quadro completo della situazione. Infatti, quello che la nota della Presidenza non dice è che già da qualche settimana, presso il Polo oncologico, i pazienti non possono più essere trattati per la radioterapia e, conseguentemente, vengono dirottati presso altre strutture, ma ciò che non si sottolinea è l’ aspetto più preoccupante della vicenda. Nello stesso comunicato – spiega Carnovale – ci si affretta a dichiarare che “vi è l’ esigenza di separare la vicenda che riguarda il profilo istituzionale dell’ En te da quello assistenziale…”, la distinzione, è vero, non è di poco conto poiché quello che si chiama “profilo istituzionale” della Fondazione è proprio il cuore pulsante della stessa, la parte “pensante” che fa ricerca, che si adopera giornalmente per scoprire la genesi della malattia, intervenendo con cure alterative ed innovative che rappresentano una speranza in più per i malati oncologici». In conclusione, il rappresentante pone alcune importanti domande: «Se muore quello che viene chiamato “profilo istituzionale” che fine faranno le sperimentazioni in corso e le cure innovative? Se mettiamo fuori gioco la possibilità di ricerca, di quale sanità stiamo parlando?».

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