Disoccupazione 2014 ai massimi dal 1977, ma a gennaio migliora
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fonte:
- Milanofinanza.it
di Francesca Gerosa Il tasso di disoccupazione in Italia a gennaio è calato per il secondo mese consecutivo, ma l’Istat stamani ha anche reso noto che in media nel 2014 ha registrato il livello più alto dal 1977, anche per quella giovanile. Il tasso di disoccupazione a gennaio è sceso al 12,6% dal 12,7% (rivisto da 12,9%) di dicembre. In calo anche il tasso di disoccupazione nella fascia di età 15-24 anni, al 41,2% rispetto al 41,4% (rivisto da 42%) di dicembre.
A gennaio il tasso di occupazione è stato pari al 55,8%, in aumento di 0,1 punti percentuali in termini congiunturali e di 0,3 su base annua. Gli occupati, 22,320 milioni, sono sostanzialmente invariati rispetto a dicembre (+11.000) e in aumento dello 0,6% su base annua (+131.000). Inoltre, nel mese il numero di inattivi è calato dello 0,1% nel confronto con dicembre e dell’1,3% rispetto a dodici mesi prima. Il tasso si è attestato al 36%, invariato in termini congiunturali e in calo di 0,4 punti su base annua.
“A gennaio è aumentato il tasso di occupazione e diminuito il tasso di disoccupazione anche giovanile: questo conferma il dato di dicembre, che era stato particolarmente consistente. Stiamo un po’ recuperando sulla grossa perdita che c’era stata nell’arco del 2013, l’anno peggiore dal punto di vista dell’occupazione assieme al 2009”, ha spiegato una portavoce dell’Istat.
“Il lieve incremento registrato anche a gennaio è un risultato incoraggiante dopo diversi anni di caduta dell’occupazione che, insieme ai segnali positivi di crescita della produzione industriale e della fiducia di imprese e consumatori, fa intravedere la possibilità di un 2015 migliore per l’occupazione e l’economia, con un quadro di maggiore stabilità in grado di favorire gli investimenti delle imprese”, ha sottolineato anche il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti. “Bene ma non basta”, ha scritto su Twitter il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. “Ora al lavoro per i provvedimenti su scuola e banda ultra larga”.
Il 2015 potrebbe quindi mostrare un cambio di passo rispetto al 2014 quando il tasso di disoccupazione ha raggiuto il 12,7% rispetto al 12,1% di un anno prima, mentre nella fascia di età 15-24 anni è arrivato al 42,7%, crescendo di 2,6 punti percentuali. Si tratta, appunto, dei livelli più alti dal 1977. Per cui per il Codacons è presto per essere ottimisti.
“I dati sulla disoccupazione diffusi oggi dall’Istat, se da un lato vedono timidi segnali di ripresa per il mese di gennaio, sono assolutamente devastanti per quanto riguarda il 2014, anno che si è chiuso con un tasso record di disoccupati pari al 12,7%”, ha affermato il Codacons, commentando i dati Istat.
“I numeri sull’occupazione mostrano in modo inequivocabile gli effetti dirompenti della crisi economica sul mercato del lavoro in Italia”, ha aggiunto. Dal periodo pre-crisi ad oggi, infatti, il tasso medio di disoccupazione è passato dal 6,1% del 2007 al 12,7% del 2014; il numero di cittadini senza occupazione è quindi più che raddoppiato nell’arco di pochi anni, passando da 1.506.000 disoccupati del 2007 ai 3.236.000 dello scorso anno, ossia 1.730.000 disoccupati in più per effetto della crisi economica.
“E dall’Istat arriva un preoccupante segnale di allarme per il sud Italia, dove il tasso di disoccupazione raggiunge il 20,7%”, ha notato il presidente, Carlo Rienzi. “Questo significa che nel Mezzogiorno più di un cittadino su 5 non lavora; dati che non hanno bisogno di ulteriori commenti”.
Quindi, seppure in lieve calo, il tasso di disoccupazione al 41,2% rimane un dato allarmante e insostenibile anche per Federconsumatori e Adusbef. “Si presti bene attenzione, quindi, prima di inneggiare all’ottimismo e parlare di ripresa”, hanno avvertito le due associazioni, chiedono al governo di attuare subito un piano straordinario.
E’ una magra consolazione il fatto che l’agricoltura abbia registrato un incremento record del 7,1% nel numero di occupati, dieci volte superiore al valore medio totale di tutti i settori, nonostante le pesanti difficoltà registrate a seguito del maltempo. “Il trend positivo dell’agricoltura è particolarmente importante e”, ha sottolineato la Coldiretti, “è il risultato di una crescita del 17,5% al nord e del 2,8% al centro e dell’1,1%”.
Ad aumentare in campagna, ha precisato la Coldiretti, è stato il numero di lavoratori indipendenti (+8,7%) ma anche quelli dipendenti (+5,5%). Una situazione che conferma la dinamicità del settore nel combattere la disoccupazione anche grazie alla capacità di attrarre le nuove generazioni. “Le campagne possono offrire prospettive di lavoro sia per chi vuole intraprendere con idee innovative che per chi vuole trovare un’occupazione anche temporanea”, ha spiegato il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, secondo il quale ora la sfida è portare il valore della trasparenza nelle filiere fino alla grande distribuzione per garantire a tutti gli agricoltori “la giusta redditività”.
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