2 Marzo 2015

Simone, il giornalista con una vita diventata in salita

Simone, il giornalista con una vita diventata in salita
Aspetta da mesi la casa popolare, vive con gli aiuti di amici Silvio l’ ultimo a vederlo: è una sconfitta delle istituzioni.

    

CHIETI La passione per la letteratura lo aveva avvicinato al mondo del giornalismo. Aveva collaborato con diverse testate, tra cui anche Il Centro. La collaborazione più lunga è stata con la ex Cronaca d’ Abruzzo, il quotidiano locale diretto da Gino Di Tizio. Aveva anche ricoperto ruoli da addetto stampa, come quello per l’ associazione consumatori Codacons. Ma la dipendenza dall’ alcol e le fragilità esistenziali avevano reso tutto più difficile. Una vita in salita, quella del cinquantaduenne Simone Daita, picchiato quasi a morte in piazza Vico. Scrittore e musicista dall’ animo profondo ma anche molto insofferente, Daita aveva passato gli ultimi anni in difficoltà, tra ospedali, comunità di recupero e comunità d’ accoglienza. C’ era chi lo scansava al solo incontrarlo per strada, ma anche chi lo apprezzava a tal punto da pagare una stanza d’ albergo per fargli passare una notte al caldo. Perché Daita stava aspettando di poter entrare in una casa popolare, era settimo nella graduatoria del Comune e da settembre attendeva con speranza un alloggio. Gli ultimi due mesi li ha passati in un locale di proprietà del movimento politico L’ Altra Chieti e del sindacato Usb. Il gruppo che si ritrova intorno al candidato sindaco Enrico Raimondi e agli attivisti Silvio Di Primio (sindacalista Usb), Enrico Dell’ Osa e Riccardo Di Gregorio lo aveva in un certo senso adottato, dandogli un posto dove stare (sebbene senza riscaldamento né acqua calda) e soprattutto abbattendo quegli steccati di esclusione sociale eretti anche a causa di alcuni suoi comportamenti. «Due mesi fa è tornato a Chieti e non sapeva proprio dove andare a dormire», dice Silvio Di Primio, «gli ho pagato di tasca mia due notti all’ albergo Garibaldi e poi abbiamo trovato una sistemazione d’ emergenza nel nostro locale in cui Enrico Dell’ Osa ha portato stufette e coperte. Negli ultimi giorni avevamo visto segnali di rinascita in lui, soprattutto perché si sentiva finalmente di nuovo accettato. La sua, purtroppo, è una storia di indifferenza e solitudine». Di Primio è stato l’ ultimo a parlare con Daita prima della notte che lo ha portato in condizioni gravissime all’ ospedale. «Una lunga chiacchierata di un’ ora e mezza», dice il sindacalista, che punta il dito contro quella «macchina amministrativa che non funziona. Perché se avesse potuto avere l’ alloggio popolare che da settembre gli sarebbe toccato, forse tutto questo non sarebbe successo». In città Daita è stato accolto dalla Caritas, dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, dai Francescani, dalla Asl e anche da semplici cittadini. Negli ultimi due anni è stato mandato in comunità di recupero per ben due volte, ma in entrambi i casi ha avuto difficoltà a portare a termine il programma di recupero. Ieri all’ ospedale sono arrivati i familiari (il fratello Danilo Daita è un noto cantante e personaggio televisivo, la famiglia è composta anche da tre sorelle, due che vivono a Lanciano e una a Roma) e gli amici dell’ Altra Chieti, con Di Primio e Dell’ Osa in prima fila.

 

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