Prof. Modena: nuovo “esame” in Ateneo
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fonte:
- Gazzetta di Modena
di Carlo Gregori «Prendiamo atto delle decisioni della magistratura e ribadiamo la massima fiducia nel loro operato. Siamo in attesa di conoscere le motivazioni della sentenza e poi vedremo di prendere i provvedimenti del caso». Quanto alla condanna a cinque anni di interdizione dai pubblici uffici e quindi dalla docenza universitaria, «anche in questo caso valuteremo in ambito di Consiglio di amministrazione e degli organi collegiali». Infine la volontà di non costituirsi parte civile dell’ ateneo di Modena e Reggio cambierà alla luce della condanna? «Valuteremo a seconda della prosecuzione dei processi e sicuramente sarà oggetto di discussione all’ interno degli organi collegiali». Questa la posizione del rettore Angelo Andrisano – a margine della conferenza di presentazione Ragno d’ Oro – sulla condanna della professoressa Maria Grazia Modena a quattro anni di carcere e alle sue interdizioni e sul rinvio a giudizio di 43 persone fisiche e aziende decisa dal gup Andrea Romito per il caso Cardiologia. Il rettore, insomma, ancora una volta non si sbilancia dopo aver preso una posizione iniziale a favore della collega reintegrandola nell’ insegnamento annullando così la sospensione cautelare decisa dall’ ex rettore Aldo Tomasi, e dopo la decisione di non voler costituire l’ Università come parte civile (unica istituzione assente). Se per ora la prof. Modena non rischia nessun provvedimento, dato che la sentenza del processo con rito abbreviato non è esecutiva (si ricorrerà sicuramente in appello), l’ Università non sente l’ urgenza di prendere una posizione immediata per cautelarsi ma mette in calendario, in un futuro non determinato, discussioni sull’ argomento che potrebbero preludere a una revisione della posizione. Anche se sono passati più di due anni, in questa vicenda resta aperta la questione dei pazienti in cura alla Cardiologia dal 2009 al 2012, assistiti dallo staff della Modena, un aspetto finora poco approfondito per alcuni motivi. Il primo è che dei 400 pazienti ai quali è stato impiantato un apparecchio cardiologico in quel periodo, molti non sono ancora consapevoli di cosa è accaduto e quindi di loro non si hanno notizie. Ci sono le 53 cartelle segnalate dagli Amici del Cuore alla Regione, ci sono stati alcuni decessi che verranno affrontati in singole cause in tribunale, ci sono stati pazienti che lamentano problemi, ci sono pazienti sereni perché hanno la documentazione sanitaria in regola, ma ci sono anche ex pazienti che vivono nell’ angoscia perché non hanno avuto adeguate garanzie dal sistema sanitario. Racconta ad esempio Daniele, 46 anni, residente nella Bassa: «Vivo in un’ angoscia che non auguro a nessuno. Ogni mattina mi alzo e penso che mi è andata bene, ma non so come andrà avanti. Ho tre stent impiantati dall’ équipe della prof. Modena e del dottor Giuseppe Sangiorgi, come si legge sulla mia cartella clinica. Quando ho appreso cosa avveniva secondo i Nas e la Procura, ho cercato di informarmi. Così sono andato al Policlinico e ho mostrato le cartelle chiedendo se i miei tre stent erano certificati e regolari oppure rientravano in quelli utilizzati in queste presunte sperimentazioni. Ho parlato a lungo con i medici che hanno cercato di rassicurarmi in ogni modo dicendo che gli stent che porto sono quelli segnati sulla cartella e che quindi erano certificati, autorizzati e regolari. Ma non hanno voluto rilasciarmi nessuna dichiarazione scritta in merito. E questo loro rifiuto mi ha lasciato l’ ansia». Daniele è stato seguito dal Codacons. Spiega il presidente dell’ associazione consumatori Fabio Galli. «Siamo soddisfatti di questa sentenza ma ci auguriamo anche che Policlinico, Ateneo, e Ausl ogni giorno si impegnino perché non si ripetano più questo casi. Ma cosa è cambiato da allora? ».
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Tags: cardiologia, maria grazia modena
