24 Febbraio 2015

Spese pazze, il pm ha chiesto 2 anni per Quaini e Piredda

Spese pazze, il pm ha chiesto 2 anni per Quaini e Piredda

Due anni e due mesi ciascuno per Maruska Piredda e Stefano Quaini, già consiglieri regionali ex Idv finiti sotto accusa nell’ ambito dell’ inchiesta delle spese pazze in Regione, e cioè l’ utilizzo di soldi pubblici da destinare all’ attività politica del gruppo utilizzata invece per spese personali: dai vini francesi alle corse in taxi, dalle mutandine ai giocattoli fino alla bigiotteria da regalare a Natale.Per entrambi,l’ ipotesi di reato è di peculato. Il pm ha invece chiesto l’ assoluzione per l’ accusa di falsi materiali. La richiesta è stata fatta nell’ abito del processo con rito abbreviato davanti al gup Ferdinando Baldini. Piredda e Quaini hanno optato infatti per il rito alternativo, scegliendo così di non andare a dibattimento, oltre che di poter ottenere uno sconto di un terzo della pena. Lo stesso Piacente, sempre nel corso dell’ udienza di ieri mattina, ha invece chiesto il rinvio a giudizio per gli altri due ex consiglieri, anch’ essi ex dipietristi: Nicolò Scialfa, ex capogruppo Idv in Consiglio regionale ligure per breve tempo anche ex vicepresidente della giunta e Marylin Fusco, anche lei ex vicepresidente della giunta (a sostituirla era stato proprio Scialfa). Richiesta di rinvio anche per l’ ex deputato Giovanni Paladini, marito della Fusco e già plenipotenziario in Liguria del partito di Di Pietro e per l’ ex tesoriere del gruppo Giorgio De Lucchi. Per i tre (ormai ex) politici l’ accusa è di peculato e falso mentre al vecchio tesoriere è stata contestata l’ appropriazione indebita. Scialfa, Fusco, Paladini e lo stesso De Lucchi, a differenza degli ex compagni di partito,hanno infatti scelto il rito ordinario e la decisione del gup in merito al rinvio è fissata per il prossimo 23 marzo. Il Gup, ieri, ha anche ammesso la costituzione di parte civile dell’ Italia dei Valori, «ritenendo che il partito, a causa della condotta contestata ai suoi ex associati, abbia subito un danno all’ immagine ed alla sua azione politica». Entrando nel processo, il partito avrà così pieno titolo per ottenere un risarcimento danni dai suoi sei ex esponenti, se questi verranno riconosciuti colpevoli. L’ Italia dei Valori si affianca così al Codacons e Regione.Tutto era partito nell’ autunno 2012, con l’ inchiesta aperta dai pm Nicola Piacente e Silvio Franz con la quale si erano accesi i riflettori sul presunto utilizzo di fondi regionali per spese difficilmente catalogabili come istituzionali. Da lì e fino alla scorsa estate è stato un susseguirsi di colpi di scena tra addii all’ ex partito di Di Pietro e, poi, alla stessa assemblea regionale tanto che oggi il partito non è più rappresentato in aula.
miriana rebaudo

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