24 Febbraio 2015

L’ imputato si difende: ho risanato i conti e dato fastidio

L’ imputato si difende: ho risanato i conti e dato fastidio

«Vecchio mi ha chiesto di sistemare i figli ma io non sono in grado di trovare un lavoro neppure ai miei, se guardate il mio conto in banca troverete il profondo rosso di Dario Argento». I difensori di D’ Orsi concluderanno nelle prossime udienze (l’ avvocato Daniela Posante il 9 marzo, il collega Giuseppe Scozzari il 30 marzo prima della camera di consiglio) ma intanto ieri mattina ci ha pensato l’ imputato a cercare di discolparsi. D’ Orsi si è presentato con due valigie piene di documenti, in buona parte conse gnati al tribunale, e ha chiesto di rilasciare dichiarazioni spontanee. Il collegio di giudici presieduto da Giuseppe Melisenda Giambertoni (a latere Michele Còntini e Agata Anna Genna) gli ha dato la parola attorno alle 10,20 e l’ ex presidente ha parlato per quasi due ore, facendo slittare l’ inizio della requisitoria. «Io ho cercato di risanare l’ ente e per questo ho dato fastidio. Purtroppo, in tanti mi hanno usato per avere visibilità e adesso sto pagando il prezzo. Durante il processo sono stati interrogati persino i medici che mi avevano operato di ernia. Sono stato umiliato per quaranta palme che peraltro valgono pochissimo». D’ Orsi ha ricordato la prassi che, a suo dire, vigeva all’ interno dell’ ente con riferimento anche al rimborso dei pranzi e delle spese. «Sono stato colpito io ma chiunque prima di me ha seguito le stesse procedure e ha speso molto di più. Io, invece, ho voluto tagliare i costi». Poi un riferimento alla nuova inchiesta che lo vede indagato per la presunta falsa testimonianza che sarebbe stata concor data. «Non è vero nulla, io sono stato ricattato da Vecchio che si è inventato tutto di sana pianta». Le sue parole in qualche modo sembrano avere dato qualche spunto ai pm. Cinque, in particolare, ricordando il proverbio napoletano dei «ladri e dei mariuoli» ha detto che «è ladro anche chi si appropria di un bene pubblico». Dopo la requisitoria, intanto, l’ avvocato di parte civile Pierluigi Cappello ha concluso con una memoria chiedendo il risarcimento dei danni al Codacons, ente che tutela i consumatori. (*GECA*)

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