Liberalizzazioni, lobby all’ attaccoI consumatori: «Nessun risparmio»
ROMA NON CHIAMATELE lenzuolate. All’ indomani di quella che lo stesso premier Matteo Renzi definisce una sforbiciatina, iniziano le levate di scudi delle categorie (poche a dire il vero) toccate dalle liberalizzazioni del governo. In primis i notai, in rivolta contro l’ eliminazione dell’ obbligo notarile per le compravendite sotto i 100mila euro. Il decreto «tende alla distruzione progressiva di un sistema che attualmente funziona perfettamente, dà certezze e sicurezza ai cittadini», avvertono i giovani notai, evidenziando il rischio che questa fetta di mercato vada in mano ai poteri forti che organizzerebbero i servizi legali e professionali in stile «centro commerciale». Ma anche i sindacati sono scontenti. La Cisl critica duramente la norma sulla sulla portabilità dei contributi pensionistici: «Si dà il colpo definitivo ai fondi pensione contrattuali. Un grande regalo che il nostro governo fa a banche e assicurazioni», denuncia Annamaria Furlan. DAI CONSUMATORI arriva poi l’ allarme sul rischio costi. A partire dall’ addio al mercato tutelato dell’ energia, che «rischia fortemente di essere esclusivamente un regalo» alle aziende, avvertono Adusbef e Federconsumatori. E l’ Unione nazionale dei consumatori fa notare che, secondo i dati dell’ Authority, chi è passato al mercato libero ha pagato prezzi superiori del 15-20% rispetto a quello tutelato. Non convince nemmeno il provvedimento sulla Rc auto, che introduce uno sconto sulle tariffe assicurative per chi installa la scatola nera sulla propria vettura: «Rischia di tramutarsi in una colossale bufala per i cittadini e di determinare costi ben più elevati degli sconti promessi», avverte il Codacons. Adusbef e Federconsumatori temono inoltre che la norma sulla messa in discussione dei risarcimenti per lesioni alla persona, se attuata, dia un forte taglio ai costi alle compagnie a tutto danno degli assicurati. C’ è poi una sorpresa in materia di telefonia: vengono reintrodotte, nota l’ Unione consumatori, le penali per chi abbandona la compagnia telefonica. Risparmi mancati inoltre sul fronte farmaceutico: nel ddl è stata stralciata la norma sulla vendita libera di farmaci di fascia C fuori dalle farmacie che calcola Federconsumatori avrebbe permesso risparmi per circa 42 euro annui a famiglia. E, tra le poche voci soddisfatte c’ è proprio quella di Assofarm: «Una scelta di buonsenso, che apprezziamo a fondo». UN QUADRO in linea con quanto avvenuto a ogni lenzuolata, o tentativo, in Italia: ad eccezione di medicinali e telefonia, spiega infatti la Cgia di Mestre, nei settori che negli ultimi 20 anni sono stati interessati dal processo di apertura alla concorrenza, i prezzi e le tariffe sono aumentati in misura maggiore dell’ inflazione. Nel campo delle assicurazioni sui mezzi di trasporto, dal 1994 a oggi le tariffe sono aumentate del 189,3%; nei servizi bancari/finanziari del 115,6%, i trasporti aerei hanno segnato un incremento tra il 1997 ed il 2014 del 71,7% e i pedaggi autostradali del 69,9% in 15 anni. Dal 2000, anche il settore del trasporto ferroviario è stato aperto alle aziende private: i prezzi dei biglietti sono aumentati mediamente del 58,3%, a fronte di un incremento dell’ inflazione del 33,1. A partire dal 2003, anno in cui ebbe inizio il processo di liberalizzazione, il settore del gas ha subito un ritocco all’ insù del prezzo medio del 43,2 per cento. Il decreto è già stato sfoltito delle «liberalizzazioni» più contrastate, come quelle su taxi, libri e farmaci, saltate dopo una serie di duelli, soprattutto tra il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, e la titolare dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Ora la battaglia si sposta in Parlamento. a. g.
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