Schettino colpevole, senza arresto
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fonte:
- Corriere Fiorentino
DAL NOSTRO INVIATO GROSSETO Il collegio presieduto da Giovanni Puliatti – dopo 72 udienze, 56 mila pagine di atti e 379 parti civili – lo condanna a 16 anni e un mese per naufragio colposo, omicidio plurimo colposo e lesioni plurime colpose, per abbandono della nave e di incapaci, lo interdice per sempre dai pubblici uffici e decide che per cinque anni non potrà più comandare una nave. Ma non andrà in carcere subito, come chiesto dall’ accusa, per pericolo di fuga. Con lui anche Costa è stata condannata a pagare alcune provvisionali. La più alta è un milione e mezzo da versare al Consiglio dei ministri, 300 mila euro invece alla Regione Toscana. Quasi tutte le parti civili sono state risarcite con cifre dai 20 ai 40 mila euro. Dura un’ ora la lettura di tutto il dispositivo. Alla fine, tra tutti coloro che chiedevano una «giustizia equa» c’ è chi esce con in tasca una sconfitta, chi con una vittoria (a metà). «Il nostro pensiero va alle 32 vittime e ai superstiti. La condanna è una delle pene più elevate per i reati di titolo colposo», dice il procuratore facente funzioni Maria Navarro che però sull’ arresto rifiutato dai giudici si limita a un «no comment». Il legale di Costa, l’ avvocato Marco De Luca, spiega che «il giudice ha rigettato tutte le richieste risarcitorie e che ora sono in linea con quanto proposto dalla compagnia». Scuri, scurissimi i volti dei difensori di Schettino, che ieri all’ arrivo della sentenza non era in aula per via della febbre. «Ho sperato che i giudici comprendessero quello che noi non siamo riusciti a spiegare. Non siamo soddisfatti. Faremo ricorso», dice amaro l’ avvocato Danilo Laino. «Perplessi sul fatto che il Tribunale abbia riconosciuto il reato di abbandono della nave», gli fa eco l’ avvocato Domenico Pepe. È proprio su questo punto che lui, il grande accusato, concede l’ unico breve commento: «Combatterò sempre per dimostrare che io non ho abbandonato la Costa Concordia. Quanto al resto, aspetto di leggere le motivazioni». Schettino aveva pianto ieri mattina in aula parlando del «tritacarne mediatico» e spiegando che «quella notte dove sono morto anche io». Tra le parti che dovrà risarcire con Costa c’ è Domnica Cermotan alla moldava che quella notte era al suo fianco andranno 30 mila euro; ne aveva chiesti 200 mila per danni morali. I pm Alessandro Leopizzi e Stefano Pizza si dicono «soddisfatti» ma non nascondono l’ amaro per il rifiuto dell’ arresto di Schettino: per il giudice Puliatti non fuggirà, precisando tuttavia che «l’ unico motivo per pericolo di fuga è rappresentato dal fatto che Schettino è stato condannato severamente in primo grado». «È come se arrestassero un autista di pullman che fa un incidente dove ci sono 5 persone: in Italia non esiste», dice un avvocato. È uno degli sconfitti Giovanni Girolamo, che su quella nave ha perso il figlio Giuseppe, musicista di bordo. Per lui la sentenza è un boccone amaro: «Sedici anni per 32 vittime sono nulla. Speravo nell’ arresto, ma questa è la giustizia in Italia». È una lettura dai toni quasi trionfali, invece, quella di Giuliano Liuzzi, avvocato del Codacons: «Il Tribunale ha sconfessato la Procura – dice – La condanna, comminata con i risarcimenti, tiene conto dei malfunzionamenti della nave che il Codacons ha portato in dibattimento». Presunti malfunzionamenti che saranno probabilmente analizzati in sede di risarcimento civile in America e che potrebbero essere tenuti in conto dalla Procura di Genova dove, da due anni, sono stati stralciati gli atti sulle presunte responsabilità dei vertici di Costa. A Grosseto avevano già patteggiato, invece, altre figure della compagnia (compresa l’ unità di crisi) e l’ armatore era stato già condannato a pagare un milione. Cosa accadrà da oggi in poi? Tra 90 giorni arriveranno le motivazioni della sentenza. Qui spiegheranno perché Schettino è stato condannato per omicidio colposo, naufragio e abbandono della nave. Poi l’ appello. E qui, a rappresentare l’ accusa, potrebbero esserci gli stessi pm che a Grosseto hanno puntato il dito con Francesco Schettino. Simone Innocenti.
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