«Nessuna discriminazione»
La prima sezione civile, respingendo il ricorso di una coppia gay, nega dunque che l’assenza di una legge per le nozze omosessuali produca una «violazione del canone antidiscriminatorio». La decisione, oltre che su due sentenze della Consulta (2010 e 2014) si fonda sulla Carta dei diritti fondamentali della Ue: «L’articolo 12 – osservano gli ermellini – non esclude che gli Stati membri estendano il modello matrimoniale anche alle persone dello stesso sesso, ma nello stesso tempo non contiene alcun obbligo». Ancora: «Nell’articolo 8 è senz’altro contenuto il diritto a vivere una relazione affettiva tra persone dello stesso sesso protetta dall’ordinamento, ma non necessariamente mediante l’opzione del matrimonio».
Coppie di fatto
Le coppie omosessuali, continua la Corte, possono «acquisire un grado di protezione e tutela equiparabile a quello matrimoniale in tutte le situazioni nelle quali la mancanza di una disciplina legislativa determina una lesione di diritti fondamentali» derivanti dalla relazione. Occorre «un tempestivo intervento del legislatore» per dare «riconoscimento», in base all’articolo 2 della Costituzione, a «un nucleo comune di diritti e doveri di assistenza e solidarietà propri delle relazioni affettive di coppia».
Scontro a Roma
Nei mesi scorsi, a Roma, le nozze gay sono state al centro di uno scontro fra il sindaco Ignazio Marino, da una parte, e il ministro dell’Interno Angelino Alfano e il prefetto Giuseppe Pecoraro dall’altra. Il dibattito inizia a ottobre e si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi a partire dal 18 ottobre scorso quando, in un Campidoglio sotto assedio, il primo cittadino trascrive 16 matrimoni omosessuali celebrati all’estero. «La Ue lo chiede da 12 anni», sostiene Marino, ottenendo anche l’appoggio di una parte di Forza Italia. Pochi giorni dopo però, il 31 ottobre, il prefetto intima al sindaco di cancellare le registrazioni. La mossa di Pecoraro arriva in seguito alla circolare del Viminale che invita i prefetti ad annullare le trascrizioni dei matrimoni gay celebrati all’estero, ma Marino rifiuta di obbedire e tira dritto per la sua strada. Anzi, il Campidoglio, il Codacons e una delle coppie che avevano ottenuto la registrazione impugnano la circolare del ministro dell’Interno davanti al Tar. Si giunge così al 4 novembre scorso: quel giorno il tribunale amministrativo respinge la richiesta di sospendere il provvedimento del Viminale perché – questa la motivazione – non c’è urgenza. L’ordinanza tuttavia non riguarda il merito della causa, che deve ancora essere discusso. E, qualunque sarà la decisione del Tar, è facile prevedere che la querelle finirà davanti al Consiglio di Stato.