3 Febbraio 2015

Inchiesta sulle “spese pazze” oggi le decisioni del giudice

Inchiesta sulle “spese pazze” oggi le decisioni del giudice

UDINE Oggi si saprà se il Codacons sarà ammesso come parte civile. E quali riti sceglieranno i 22 indagati nel procedimento per le “spese pazze” in Consiglio. È programmato per questa mattina l’ ennesimo appuntamento con l’ udienza preliminare al Tribunale di Trieste, segnata da quattro rinvii – il primo fu il 15 luglio 2014. Rispetto al 23 dicembre una novità è la conferma del Gup, Giorgio Nicoli, che già a fine dicembre era pronto a sciogliere le riserve sia sul Codacons sia sulle eccezioni sollevate da alcuni difensori. Oggi, quindi, è atteso un passo avanti nell’ inchiesta per peculato e concorso in peculato. I 22 indagati oggi indicheranno la strada che intendono percorrere tra rito ordinario, abbreviato oppure il patteggiamento. Gli unici ad aver già deciso sono gli ex presidenti del Consiglio Edouard Ballaman – difeso dall’ avvocato Giovanni Borgna, che ha chiesto il patteggiamento e risarcito la Regione di 4 mila 123 euro – e Alessandro Tesini (difeso dall’ avvocato Carlotta Campeis) che vuole procedere con l’ abbreviato. Le altre restano ipotesi, Come quella che vede Danilo Narduzzi (assistito dall’ avvocato Luca Ponti), ex capogruppo della Lega, orientato a chiedere il patteggiamento che il pm accetta solo in caso di rimborso alla Regione e sul quale è il giudice ad avere l’ ultima parola. Per l’ ex padano Frezza propone la pena di un anno e nove mesi di reclusione, sospesa con la condizionale. Ma anche Narduzzi scioglierà le riserve oggi. Un’ altra ipotesi è il rito abbreviato per Piero Tononi (ex Pdl, oggi Fi), seguito da Claudio Giacomelli. Altra tesi è che i consiglieri regionali in carica e che sono indagati, e cioè Elio De Anna (ex Pdl, oggi consigliere di Fi), Daniele Gerolin (Pd) e Mara Piccin (ex Lega, oggi componente del Misto), oltre al consigliere comunale di Trieste Everest Bertoli (Fi), scelgano il rito ordinario. Il procedimento è lento, come hanno fino a oggi dimostrano i rinvii, e con un’ eventuale condanna già in primo grado sarebbero sospesi dal ruolo di consigliere, regionale e comunale, come effetto della Legge Severino. Per il pm titolare dell’ inchiesta, Federico Frezza, i consiglieri non hanno tratto in inganno i capigruppo e anzi erano consapevoli di quanto facevano. O meglio, di come spendevano i soldi del Consiglio regionale. I 22 indagati per le “spese pazze”, quindi, dovranno difendersi dall’ accusa di peculato e di concorso in peculato, capo d’ imputazione che Frezza ha modificato nell’ udienza del 23 dicembre. ©RIPRODUZIONE RISERVATA.
 

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