2 Febbraio 2015

Badanti, il Tar obbliga il Comune ad aumentare il contributo

Badanti, il Tar obbliga il Comune ad aumentare il contributo

di Cristian Rigo Il Comune nega la maggiorazione del contributo a una donna, invalida al 100% che usufruiva dell’ assistenza di due badanti perché una delle due non superava la soglia delle 20 ore, ma il Tribunale amministrativo regionale (Tar) boccia l’ interpretazione di Palazzo D’ Aronco e costringe l’ ente pubblico ad annullare il provvedimento e a pagare anche tutte le spese legali. La cittadina udinese, soggetta ad amministrazione di sostegno da parte del Comune di Udine, aveva richiesto la maggiorazione del contributo per l’ assistenza famigliare poiché ha due badanti che la assistono: la prima con contratto di 54 ore e la seconda con contratto di 16 ore. Il regolamento regionale stabilisce infatti che nel caso di due badanti, i cui contratti superavano le 54 ore, l’ utente avrebbe dovuto avere una maggiorazione del contributo del 20%. L’ amministratrice Anna Leonardi, che è anche referente dello sportello Codacons Fvg per gli amministratori di sostegno, aveva sollecitato più volte l’ ente pubblico a riconoscere tale maggiorazione tuttavia il Comune di Udine ha emesso un atto di diniego che, previa autorizzazione del giudice tutelare, è stato poi impugnato davanti al Tar del Fvg. Il Comune di Udine aveva motivato il diniego ritenendo che anche il secondo contratto avrebbe dovuto avere più di 20 ore, ovvero il limite minimo di ore previsto per la concessione del contributo base. «Un’ interpretazione a dir poco curiosa – commenta il referente provinciale del Codacons, Nicola D’ Andrea – che portava ad una illogica e anomala circostanza: ci sarebbero stati casi in cui due contratti di assistenza, di cui uno di 40 ore settimanali e l’ altro di 20 ore settimanali, per complessive 60 ore settimanali avrebbero portato a ottenere la maggiorazione del 20% e casi, come quello di cui si tratta, dove invece due contratti di cui uno di 54 ore settimanali e l’ altro di 15 ore settimanali per complessive 69 ore settimanali (ben più del precedente esempio) si sarebbero visti negare il contributo». Il Tar ha però accolto il ricorso chiarendo l’ interpretazione del Regolamento regionale: «Nessun rilievo – si legge nella sentenza – può assumere la circostanza che la seconda delle sue assistenti della ricorrente presta la propria attività lavorativa settimanale per sole 15 o 16 ore, dato che il requisito minimo di 20 ore settimanali per l’ ammissione al beneficio è da ritenersi già ampiamente soddisfatto con l’ assunzione della prima assistente e il numero complessivo di ore settimanali di assistenza fruite dalla signora è di gran lunga superiore alle 54 ore settimanali previste quale presupposto indeflettibile per ottenere la maggiorazione del 20%». L’ atto con il quale il Comune aveva rifiutato la maggiorazione del contributo previsto dal regolamento di attuazione del fondo per l’ autonomia possibile è stato quindi annullato. «È però importante sottolineare – aggiunge D’ Andrea – che i costi per avviare la procedura di ricorso sono particolarmente esosi (il solo contributo unificato ammonta a 600 euro) tanto che l’ amministrazione comunale è stata giustamente condannata alla rifusione di dei costi sopportati, soldi pubblici che potevano essere destinati ad altri fini». ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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