Dati generatore, calunnia per Codacons
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fonte:
- il Tirreno
di Pierluigi Sposato GROSSETO Non c’ è stata contraffazione dei files relativi alle prove periodiche di funzionamento del diesel generatore di emergenza della Concordia nelle dieci settimane prima del naufragio. E nei confronti di chi ha proposto denuncia-querela su questo tema, cioè Codacons, adesso è aperto un fascicolo per calunnia. La notizia la dà, in conclusione di intervento, l’ avvocato Giuliano Leuzzi, legale di Codacons parte civile al processo Schettino. Una notizia-bomba, accolta dai colleghi con sorpresa ma anche con ammirazione per il coraggio e la coerenza dimostrata da Leuzzi, che fa passare in secondo piano la richiesta di 10 milioni avanzata nei confronti di Costa Crociere. L’ associazione spiega di aver toccato un tasto delicato: la perizia nel processo aveva stabilito che proprio quel Dge aveva manifestato un malfunzionamento la notte del naufragio. La richiesta di archiviazione è datata 16 gennaio ed è uno degli ultimi atti firmati dal procuratore capo Verusio, che lo sottoscrive insieme agli altri tre sostituti del pool. «Eppure la contraffazione c’ è stata e lo dicono lo stesso perito e con lui il pm – sostiene Leuzzi – Altro che il teatro dell’ assurdo invocato dal pm Leopizzi!». Il legale si aiuta con una sorta di “apologo” per raccontare ciò che è contenuto nella richiesta di archiviazione. E racconta la storia di un «omino pigro» che a bordo riempie i dati del funzionamento sempre con la stessa cifra, i 76 gradi, e di un «omino compulsivo» a terra che con solerzia due mesi dopo aveva aperto e chiuso quegli stessi dieci file; aperti tutti insieme, non modificati ma salvati. «Che motivo c’ era?». Fuori dall’ aula ammette che «non c’ è certezza matematica» e che può essere «verosimile che tutti i file siano stati aperti e non toccati. Ma vanno fatte le verifiche». La Procura aveva affidato la perizia informatica sui 10 file del server Infoship e gli altrettanti Ship (due server diversi) a Donato Cutolo. Il quale aveva spiegato che trova «plausibile giustificazione tecnica su base empirica» il fatto che i 10 file incriminati (quelli con temperature tutte uguali) abbiano la stessa data di salvataggio, contemporaneo e a ritroso. Perché il salvataggio fatto dall’ utente «per mera prudenza» porta a chiudere per primo l’ ultimo file aperto. Se hanno tutti la stessa data è perché «qualcuno in quella data – scrivono ancora i procuratori – aveva acceduto alle informazioni contenute negli stessi, effettuandone il salvataggio prima di chiuderli». Leuzzi contesta questo dato e prosegue anche citando la richiesta di archiviazione dove questa dice che «è certamente possibile che i valori della temperatura dell’ acqua e dell’ olio riportato nei 10 file non siano veritieri ma ciò non è certamente dipeso dalla volontà di personale di Costa Crociere di coprire lo stato di cattivo funzionamento del Dge, come sostenuto da Codacons, ma dalla negligenza dell’ operatore che doveva rilevare il valore e inserirlo nel sistema informatico». Non avrebbe annotato subito ma inserito i dati «in un unico momento successivo». Né dolo, né contraffazione conclude la Procura. «Non si vede come personale di Costa potesse aver voluto coprire un fatto che non esisteva» visto che il Dge non aveva malfunzionamenti prima del naufragio. L’ avvocato Marco De Luca, legale di Costa Crociere responsabile civile, spende solo due parole: «Codacons ha sbagliato indirizzo. Se vogliono reiterare la denuncia facciano pure, ma credo che anche la Procura archivierà di nuovo». E comunque «questa vicenda non c’ entra assolutamente nulla con la responsabilità di Schettino, che è l’ unico sotto processo».
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