Vanessa: «Il rapimento non è stato colpa nostra»
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fonte:
- Alto Adige
- Corriere delle Alpi
- Gazzetta di Mantova
- Gazzetta di Modena
- Gazzetta di Reggio
- Il Centro
- Il Mattino di Padova
- Il Piccolo
- il Tirreno
- La Città di Salerno
- La Nuova Ferrara
- La Nuova Sardegna
- La Nuova Venezia
- La Provincia Pavese
- La Tribuna di Treviso
- Messaggero Veneto
- Trentino extra
La tensione fra Israele e gli Hezbollah libanesi è salita repentinamente ieri quando una unità dei miliziani sciiti è stata centrata nel Golan siriano da due razzi partiti da elicotteri israeliani da combattimento. Il bilancio delle vittime è compreso fra 9 e 11: in parte libanesi, in parte iraniani. Spicca comunque il nome di Jihad Mughnyeh, 21 anni. È il figlio di Imad Mughniyeh, storico comandante militare degli Hezbollah ucciso nel 2008 a Damasco in una esplosione attribuita dai suoi compagni ad Israele. Nelle file degli Hezbollah Jihad era soprannominato 2Il Principe” e la sua carriera militare (ancora agli inizi) era seguita personalmente dal leader dell’ organizzazione, Hassan Nasrallah, che fungeva ormai da padrino. Di recente gli era stato affidato il comando di una brigata nel Golan siriano, a ridosso delle linee israeliane. Secondo quanto ha riferito al-Manar, l’ emittente di Hezbollah, la sua unità è stata colpita dai razzi israeliani mentre era in perlustrazione nel villaggio di Mazrat al-Amal, vicino Kuneitra, capitale siriana del Golan: pochi chilometri in linea d’ aria dalle postazioni israeliane nelle alture occupate. La radio militare israeliana si è limitata a confermare che l’ aviazione ha sferrato un attacco mentre la tv statale parla di un «attentato sventato» e da più parti si afferma che sul terreno c’ erano esponenti delle Guardie rivoluzionarie iraniane. MILANO Adesso Vanessa e Greta cercano un po’ di tranquillità, anche se le polemiche sul pagamento di un riscatto per liberarle dai loro sequestratori in Siria, dove sono state prigioniere dal 31 luglio a giovedì scorso, non accennano a placarsi. Due giorni fa Greta Ramelli, appena arrivata a casa a Gavirate, nel Varesotto, ha chiesto scusa. Ieri lo ha fatto anche Vanessa Marzullo, da Verdello in provincia di Bergamo: «Ovvio che abbiamo chiesto scusa. Greta ha detto le parole perfette: ci dispiace per il dolore che abbiamo causato». Però, ed è un però importante che risponde a tante critiche sulla loro decisione di andare come cooperanti nella Siria dilaniata dalla guerra civile, «non siamo responsabili del nostro rapimento. Siamo state chiuse per cinque mesi e mezzo» in vari rifugi. Nei primi tempi, ha raccontato, ci sono state minacce di morte. E anche se non hanno subito violenze, la paura di non farcela c’ era. Per questo c’ è qualcosa che non rifarebbe. Anche se non dice cosa. Nella prigionia «l’ unico conforto» è stato essere insieme. «Ci siamo supportate a vicenda», ha aggiunto Greta, che ha passato la nottata a parlare con il fratello e ieri è stata con parenti e amici. «Dal primo secondo all’ ultimo – ha raccontato Vanessa – eravamo mano nella mano». Da quando hanno lasciato Roma, le due ragazze non si sono più viste «ed è difficile stare lontano». Ieri si sono sentite al telefono per darsi la buona notte. Non si sa se hanno parlato dei titoli di giornali, delle dichiarazioni, di chi si scandalizza per l’ eventuale riscatto, delle illazioni – «da ridere» secondo papà Salvatore – sui loro presunti rapporti con i terroristi. A proposito di riscatto, il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, perché accerti se c’ è stato un danno erariale. E il presidente della commissione Difesa del Senato, Nicola Latorre (Pd), ha proposto per chi va nelle zone di guerra un via libera preventivo da parte delle autorità italiane, altrimenti si potrebbero prevedere delle sanzioni. A difendere le due cooperanti è stata Laura Boldrini, che prima di essere eletta presidente della Camera è stata portavoce dell’ alto commissariato delle Nazioni unite per i rifugiati. «Ritengo che ci siano alcune polemiche veramente inaccettabili, insopportabili e non degne di considerazione – ha detto -. La solidarietà è un valore fondante anche nella nostra Costituzione». Secondo la presidente della Camera, «bisogna apprezzare lo slancio» di Greta e Vanessa anche se in contesti difficili «bisogna essere prudenti, bisogna avvertire le autorità dell’ ambasciata, bisogna sapersi muovere». «Ma in passato – ha aggiunto – si è visto come anche le persone più esperte possono essere oggetto di sequestro». E per salvarle si paga un riscatto. A ricordarlo è stato il deputato Ncd Fabrizio Cicchitto. «Anche il governo Berlusconi fece gli stessi tipi di interventi per salvare Luciana Sgrena, e Calipari morì per questo, e le due Simona, quindi – ha osservato – su questo terreno le polemiche di parte sono inaccettabile esercizio di ipocrisia se si pensa a come erano formati e quali maggioranze avevano i governi Berlusconi». Per ora, le due giovani cooperanti non hanno alcuna intenzione di tornare in Siria: «Continueremo ad aiutare da qua – ha assicurato Vanessa -. Non dimentichiamo che c’ è un massacro in corso». «Non ci arrendiamo – le ha fatto eco Greta – adesso purtroppo le cose sono andate così ma il bene va fatto e le ingiustizie vanno combattute».
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