Ancora fiamme a bordo della Norman
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fonte:
- Giornale di Brescia
BARI Il relitto della Norman Atlantic potrebbe non essere in condizioni di affrontare la traversata verso il porto di Bari. Attualmente ormeggiata a Brindisi, la motonave naufragata lo scorso 28 dicembre al largo delle coste albanesi è costantemente monitorata e sottoposta a ispezioni da parte dei tecnici del Nia (Nucleo Investigazioni Antincendio) e dei vigili del fuoco di Brindisi. Da un primo sopralluogo compiuto da un funzionario del Rina (Registro Navale) è emerso che il relitto «non dovrebbe correre rischi se non verrà rimosso». Abordo c’ è ancora fuoco e la nave è leggermente inclinata, quindi non c’ è certezza che in caso di trasferimento mantenga la stabilità. «Ci hanno sconsigliato – ha detto il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe – di trainare il relitto da Brindisi a Bari». Il procuratore, che coordina le indagini sul naufragio, ha incontrato nel pomeriggio l’ ingegnere navale che «ha compiuto una prima ispezione sul traghetto – ha detto Volpe – e dovrà completare il lavoro entro un paio di giorni cercando di raggiungere ambienti più interni». «Allo stato- ha spiegato il procuratore a margine dell’ incontro- è possibile accedere al ponte 3 dove c’ è una temperatura di circa 80 gradi, mentre negli altri ambienti le temperature superano ancora i 200 gradi». Volpe ha poi assicurato che «non ci sono lesioni dello scafo e quindi non ci sono sversamenti», ma «sappiamo che all’ interno ci sono derrate ali mentari e la nostra preoccupazione è arrivare al più presto alla rimozione dei mezzi contenuti nel garage e delle derrate alimentari deperibili». Se non sarà possibile rimorchiarlo sino a Bari, il relitto potrebbe essere comunque spostato su una banchina più idonea del porto di Brindisi e posizionato perpendicolarmente per consentire di «tagliare il portellone di poppa ed estrarrei veicoli». Le ispezioni sul relitto sono state rese più difficili ieri dal forte vento di tramontana che soffiava su Brindisi. Gli investigatori hanno potuto comunque accedere alla sala di controllo dei motori, la ‘engine control room’, che si trova sul ponte 3 del traghetto. Oggi, condizioni meteo permettendo, ci sarà una quinta ispezione sul relitto. Da Berlino l’ Autorità Federale Investigativa sugli incidenti nautici ha fat to inoltre sapere di aver predisposto un pool di investigatori tedeschi per collaborare con le autorità investigative italiane. Tra le vittime accertate, infatti, ci sono due cittadine tedesche, tra cui una quindicenne, e la madre di quest’ ultima che risulta dispersa insieme con un’ altra decina di passeggeri. Sui numeri, però, ancora non c’ è chiarezza e Volpe ha sottolineato ancora una volta «le difficoltà di comunicazione con la Grecia». Mancate risposte che hanno costret togli inquirenti a rinviare di una settimana (al 12 gennaio) l’ affidamento dell’ incarico per le autopsie sulle nove salme, previsto inizialmente per ieri. Potrebbero non essere andate a buon fine, infatti, le notifiche ai due indagati greci, illegale rappresentante e un dipendente della Anek, la società noleggiatrice del relitto. Presenti invece i difensori degli altri indagati, l’ armatore Carlo Visentini, il comandante Argilio Giacomazzi e i due ufficiali dell’ equipaggio Luigi Iovine e Francesco Romano (accusati, in concorso colposo tra loro, di naufragio, omicidio plurimo e lesioni), oltre ai legali delle famiglie delle vittime e del Codacons. «Triton non basta», afferma intanto l’ Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) Antonio Guterres denunciando la «tragedia inaccettabile» dei naufragi L’ Unhcr (rifugiati) avverte che la missione Triton «non basta» a scongiurare le tragedie nel Mediterraneo nel Mediterraneo di chi fugge da violenze e povertà. In un’ intervista al quotidiano elvetico «Le Temps», Guterres afferma di ritenere «imperativo sviluppare un’ azione ampia come Mare Nostrum per evitare nuovi drammi umani» e riflettere a «nuove vie legali» che consentirebbero di «sbarrare la strada ai trafficanti» e al loro «odioso commercio». Per il capo dell’ agenzia dell’ Onu per i rifugiati, «i paesi europei non possono ignorare questi drammi».
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