Tariffe, stangata da 324 euro
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fonte:
- Il Gazzettino
Rifiuti, acqua, trasporti. La lista dei rincari tariffari è lunga e tale nel 2014 da aver inciso sulle tasche degli italiani 324 euro in più rispetto allo scorso anno. A fare i conti è il Codacons che, tolta qualche piccola eccezione come quella dell’ rc auto, rileva aumenti generalizzati in quasi tutti i settori, nazionali e locali. Il 2015, però, potrebbe non essere migliore visto che un’ altra associazione di consumatori, la Federconsumatori, prevede rincari complessivi, tra prezzi e tariffe per 677 euro. Andamenti al rialzo che si ritrovano anche nei calcoli della Cgia di Mestre. Tra il 2010 e il 2014 solo in Spagna le tariffe pubbliche sono rincarate più delle nostre. Se a Madrid l’ aumento medio è stato del 23,7%, in Italia, come del resto è successo in Irlanda, l’ incremento è stato del 19,1%. Tra i grandi Paesi d’ Europa, invece, la Francia ha registrato un rincaro medio del 12,9%, mentre la Germania ha segnato un ritocco all’ insù dei prezzi solo del 4,2%. L’ area dell’ euro ha subito un incremento dei prezzi amministrati dell’ 11,8%: oltre 7 punti percentuali in meno che da noi. Negli ultimi 10 anni, a fronte di un incremento dell’ inflazione che in Italia è stato del 20,5%, l’ acqua è aumentata del 79,5%, i rifiuti del 70,8%, l’ energia elettrica del 48,2%, i pedaggi autostradali del 46,5%, i trasporti ferroviari del 46,3%, il gas del 42,9%, i trasporti urbani del 41,6%, il servizio taxi del 31,6% e i servizi postali del 27,9%. Solo i servizi telefonici hanno subito un decremento: -15,8%. Secondo Giuseppe Bortolussi, segretario della Cgia, «nel nostro Paese i rincari maggiori hanno interessato le tariffe locali. Se per quanto concerne l’ acqua i prezzi praticati rimangono ancora adesso tra i più contenuti d’ Europa, gli aumenti registrati dai rifiuti sono del tutto ingiustificabili. A causa della crisi economica, negli ultimi 7 anni c’ è stata una vera e propria caduta verticale dei consumi delle famiglie e delle imprese: conseguentemente è diminuita anche la quantità di rifiuti prodotta. Pertanto, con meno spazzatura da raccogliere e da smaltire, le tariffe dovevano scendere, invece, sono inspiegabilmente aumentate. Si pensi che nell’ ultimo anno, a seguito del passaggio dalla Tares alla Tari, gli italiani hanno pagato addirittura il 12,2% in più, contro una inflazione che è aumentata solo dello 0,3%». Bortolussi esamina anche le cause che hanno incrementato le altre voci tariffarie: «Gli aumenti del gas hanno sicuramente risentito del costo della materia prima e del tasso di cambio, mentre l’ energia elettrica dell’ andamento delle quotazioni petrolifere e dell’ aumento degli oneri generali di sistema, in particolare per la copertura degli schemi di incentivazione delle fonti rinnovabili. I trasporti urbani, invece, sono stati condizionati dagli aumenti del costo del carburante e quello del lavoro. Non va nemmeno dimenticato che molti rincari sono riconducibili anche al peso fiscale che grava sulle tariffe che, purtroppo, da noi tocca punte non riscontrabili nel resto d’ Europa. Inoltre, nonostante i processi di liberalizzazione avvenuti in questi ultimi decenni abbiano interessato gran parte di questi settori, i risultati ottenuti sono stati poco soddisfacenti. In linea di massima, oggi siamo chiamati a pagare di più, ma la qualità dei servizi resi non ha subito sensibili miglioramenti».
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