Distributori in crisi, 5 chiusi entro il mese
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fonte:
- Il Gazzettino
Dopo anni di continui rialzi, finalmente, anche se lentamente, il prezzo del carburante alla pompa sta scendendo. «Anche se – secondo il Codacons – rimane comunque il più elevato d’ Europa». Il prezzo del petrolio al barile è sceso sotto i 70 dollari. «Di conseguenza – dice Mario Rosina, di Confesercenti – il prezzo al distributore è sceso fino a 1,5 centesimi a litro sul diesel e fino a 1 centesimo sulla benzina. Ovviamente, non c’ è un unico prezzo, ed ogni compagnia ed ogni gestore possono comportarsi in maniera diversa. La benzina, sul servito, ha una media di prezzo che va da 1,656 euro a 1,682 euro al litro, sui distributori no logo la media del prezzo al litro per la benzina è di 1,515. Il carburante diesel costa invece da 1,583 euro a 1,611 euro al litro, e i distributori no logo sfondano quota 1,5, arrivando a 1,432 euro al litro». Tutti si chiedono se durerà. «In realtà, da gennaio le clausole di salvaguardia ed il relativo aumento delle accise torneranno a fare pagare caro il carburante – continua Rosina -. Sono già previsti due “ritocchi”, nel 2015 e nel 2016, per non parlare della revisione dell’ Iva. Insomma, credo che no, i prezzi ribassati non dureranno a lungo. Così come non resisteranno a lungo molti nostri gestori». Perchè, petrolio al ribasso o no, per loro i guadagni restano comunque pericolosamente bassi. «Primo: i consumi di carburante sono calati, e tanto. Secondo: la stragrande maggioranza degli accordi tra gestori e compagnie manca ancora, da almeno due anni. Terzo: tutte le promozioni recenti, con le fasce orarie scontate, i prezzi ridotti e via dicendo, sono state sopportate al 50% dagli stessi gestori. Cioè se una promozione costa 100, 50 li paga la compagnia, e 50 il gestore. Con la conseguenza che i famosi 4 centesimi al litro di margine per il gestore si sono dimezzati a due». Il risultato di tutto questo è disastroso. «Almeno cinque gestori padovani hanno già comunicato la volontà di chiudere entro la fine dell’ anno, strangolati da costi non più sopportabili e guadagni rarefatti. E bisogna aggiungere che tanti non chiudono solo perchè non saprebbero cos’ altro fare o perchè pesantemente esposti con il sistema creditizio: per loro la cessazione dell’ attività implicherebbe rientri non affrontabili». Davvero difficile resistere. «Solo una gestione familiare dell’ impianto può assicurare la sopravvivenza, per chi ha dipendenti è dura davvero».
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